This is the Story of America,   Brand New Galllery Milano 2013 - Installation view

This is the Story of America, Brand New Galllery Milano 2013 – Installation view

Il paragone attuato dalla Brand New Gallery di avvicinare un libro capitale come On the Road di Jack Kerouac, con le esperienze pittoriche di una lunga schiera di artisti statunitensi, si è rivelato tanto rischioso quanto sottilmente appropriato.  Ho letto il romanzo un secolo fa, durante l’ora di italiano, mentre il professore interrogava lo studente terrorizzato di turno. Ricordo poco di quel libro, ma mi è rimasta qualche immagine, tante bevute, lunghe e noiose attraversate su strade deserte, incontri improbabili … a paesaggi bellissimi, pagine e pagine di prosa a tratti ansimante intervallata da narrazioni lente e ripetitive. Un libro non per tutti, che forse nemmeno consiglio.

Il folto gruppo di artisti ospitati nella mostra milanese ‘This is the story of America. Everybody’s doing what they think they’re supposed to do’, si presenta come un viaggio ideale – rispetto a quello reale da una parte compiuto lungo l’America degli anni ’50 – attraverso le potenzialità espressive e tecniche del mezzo pittorico. In mostra le opere di  Joshua Abelow, Dylan Bailey, Andrew Brischler, Ethan Cook, Nick Darmstaedter, Sayre Gomez, Daniel Gordon, Jack Greer, Benjamin Horns, Ross Iannatti, Alex Ito, Brendan Lynch, Landon Metz, Scott Olson, Alex Perweiler, Joe Reihsen, Christian Rosa, Travess Smalley, Brad Troemel, Ben Wolf Noam.

Anche se molto lontani i tempi della Beat Generation… molti artisti presenti in mostra a loro volta fanno parte di un gruppo (sicuramente non paragonabile, per portata epocale, per numero, per intensità ed esperienza ecc.), The Still House: un’associazione no-profit con base a New York, fondata nel 2007 da Isaac Brest e Alex Perweiler (quest’ultimo presente alla Brand New). The Still House è nata per sostenere un gruppo di artisti e per offrire degli spazi per lavorare e discutere. Gli artisti presenti, puntano sulla collaborazione e condivisione di esperienza per la produzione delle opere. Vedi anche www.enterstillhouse.com

Il ‘viaggio’ attraverso la mostra tocca poli disparati del fare pittura, confini antitetici dove alla freddezza di un’opera come quella di Dylan Bailey (carta stampata con nastro adesivo su tela che riprende il famoso marchio della carta Fabriano) si contrappone la delicata tavola dipinta con olio, cera e polvere di marmo di Scott Olson; all’ironica e giocosa composizione di magneti su pannello di acciaio galvanizzato di Nick Darmstaedter, le composizioni essenziali ed eteree di Ethan Cook che grazie a lunghi procedimenti di tinteggiatura, decolorazione, ebollizione e pittura, crea schermi neutri per rappresentare concetti  (misteriosi) come tempo e spazio. Per citare altri due esempi per comprovare quanto lo spetto ‘possibilistico’ di questa mostra fosse ampio non posso che citare altri due casi estremi per forma espressiva: l’opera di Jack Greer – una composizione che rasenta il ‘nulla’ descritto con carta, nastro adesivo e filo su telaio di legno – agli antipodi rispetto al ‘calore’ cromatico e al ‘tutto pieno’ delle opere  di Joe Reihsen, Ben Wolf Noam e Benjamin Horns.

Piano piano, opera dopo opera, si svela il percorso della mostra, inoltrandosi negli aspetti tecnici utilizzati dagli artisti. Uno in particolare mi ha colpito particolarmente perché giocato tutto sull’illusorietà sia della pittura che della fotografia. Il lavoro in questione è quello di Travess Smalley, presente con tre opere ‘Composition in Clay’. Abbiamo parlato di pittura fino ad ora, in realtà la sua è una ricerca scultorea, pittorica e fotografica insieme. L’artista ha creato dei pannelli ricoperti interamente di plastilina  di diversi colori; il processo successivo è stato quello di fotografare ogni superficie in digitale e stampare l’immagine da montare dentro una cornice di alluminio. Ogni file di stampa è stato distrutto così come i pannelli di plastilina sono stati smontati (ha reso così ‘unica’ la stampa fotografica). Grazie al vetro anti riflesso, le opere sembrano dei dipinti e, solo ad un’occhiata più da vicino, mostrano la loro natura digitale.  Il linguaggio fotografico è presente anche nell’opera di Daniel Gordon artista che lavora soprattutto con il collage utilizzando ritagli di carta e stampe da internet. In mostra una misteriosa composizione blu-azzurro che mostra un busto di 3/4  davanti ad uno sfondo decorato.

…’Where are we going, man?’ ‘I don’t know but we gotta go.’

DANIEL GORDON Midnight Blue Bust,   2012 Chromogenic print 114.3 x 91.4 cm Edition 1/3 Courtesy the artist

DANIEL GORDON Midnight Blue Bust, 2012 Chromogenic print 114.3 x 91.4 cm Edition 1/3 Courtesy the artist

Alex Perweiler,   Untitled (2013) Inchiostro UV curable su pannello in alluminio cm. 115.6x90.2,   Courtesy Brand New Gallery Milano 2013

Alex Perweiler, Untitled (2013) Inchiostro UV curable su pannello in alluminio cm. 115.6×90.2, Courtesy Brand New Gallery Milano 2013

 

 ?

Guidata dalla mia curiosità, ho chiesta alla galleria di porre, ad alcuni artisti, la seguente domande: Viaggio fisico attraverso l’America e viaggio immaginario attraverso la sperimentazione artistica: mi dai una tua interpretazione di ‘On the Road’?

Seguono le loro risposte:

A trip across America and an imaginary tour through artistic experimentation: could you give me your interpretation of ‘On the Road’?

  JOSHUA ABELOW I read On the Road for the first time when I was eighteen.  I read the book every three or four years.  It’s like checking in with old friends.  Old friends know you the best. 

BEN WOLF NOAM “I thought “on the road” was a pretty disappointing movie.”  

SAYRE GOMEZ On The Road has a very specific resonance for me.  When I was in High School I was very involved in a scene revolving around the romance of freight trains.  I read Dharma Bums and then On The Road, both of which were extremely influential for me.  I really wanted to live this kind of alternative counter-culture lifestyle.  I began riding around the country by hopping freight trains in college, my second year at the Art Institute of Chicago I fell badly and split my face and head open, I had to get about 15 stitches in my face.  A few years later I rode from Boston to Chicago via Cleavland, Ohio – that was my longest continuos ride.  I had a lot of living that life.  

JACK GREEER:  I’ve never read the book ‘On The Road’, nor were my parents associated with the happenings of the beat generation.  I read on wikipedia the search results for Jack Kerouac’s novel and have based my understanding the of text on the web summarization.  I remember being in High School and listening to a history teacher wearing a shirt that said ‘Big Sur’ on the front – he said that someone tried to name their child Trout Fishing In America.  According to Wikipedia, the family successfully named their child the aforementioned name.  Around the same time, another man legally changed his name to Trout Fishing In America and later became an english teacher in Japan.  A student who was notorious for pulling pranks in class managed to pour water into the recess of the chair used by the World Civilizations teacher wearing the Big Sur shirt.  When the teacher sat down, his khaki cargo shorts were soaked.  The class roared with laughter.  At that point, the teacher stormed out of the classroom, frustrated that his explanation of ‘The People’s History Of The United States’ by Howard Zinn was interrupted yet again.  

NICK DARMSTAEDTER: Are you assuming that i have read the book On the Road by Jack Kerouac? 

ANDREW BRISCHLER: To be honest, I’ve never actually read On the Road; I’m not sure how I got through schooling without reading it. However, when it comes to travel—literal or imaginary—I have definitely been inspired as of late.  I spent two weeks in Los Angeles this summer, and as a native New Yorker, it was definitely a culture shock—in a good way.  There’s such a sense of decay, desperation, false beauty, and expansiveness in Los Angeles that I—personally and creatively—had never experienced firsthand before.  The series of Air paintings–one of which appears in the group show at Brand New– were completely borne out of that trip. I wanted to create an image that critiqued notions of quintessential LA art–sublime, cool, serene, and vaguely psychedelic with an insidious underpinning.

LANDON METZ: Sorry for the delay! I’m ashamed to admit I haven’t read On the Road! I’m so sorry, haha.

Travess Smalley,   Composition in Clay 40.2 (2013) Stampa cromogenica (esemplare unico) cm. 120x90,   Courtesy Brand New Gallery Milano 2013

Travess Smalley, Composition in Clay 40.2 (2013) Stampa cromogenica (esemplare unico) cm. 120×90, Courtesy Brand New Gallery Milano 2013

Nick Darmstaedter,   Pine Scone (2013) Magneti su pannello di acciaio galvanizzato cm. 122x91.4,   Courtesy Brand New Gallery Milano 2013

Nick Darmstaedter, Pine Scone (2013) Magneti su pannello di acciaio galvanizzato cm. 122×91.4, Courtesy Brand New Gallery Milano 2013