THE SYSTEM OF OBJECTS – The Dakis Joannou Collection Reloaded by Andreas Angelidakis

THE SYSTEM OF OBJECTS – The Dakis Joannou Collection Reloaded by Andreas Angelidakis

Intervista con  Maria Cristiana Didero, co-curatrice con l’architetto e scrittore Andreas Angelidakis della mostra  ‘THE SYSTEM OF OBJECTS – The Dakis Joannou Collection Reloaded by Andreas Angelidakis’ alla DESTE Foundation (Nea Iona, Atene). 

ATP: Il  titolo ‘THE SYSTEM OF OBJECTS è preso in prestito dal saggio scritto da Jean Baudrillard nel 1968. In che modo la mostra prende ispirazione dalle riflessioni del filosofo francese?

Maria Cristina Didero: Il progetto nasce dalla volontà di presentare il mondo a tutto tondo di Dakis Joannou, più conosciuto per la sua grande collezione di arte contemporanea. In questa mostra presentiamo una parte di questa sua collezione insieme a quella di design (mai esposta prima) e a quella di moda. Siamo partiti dal concetto dell’accumulo di oggetti – nel senso più puro del termine – siano essi dipinti, sculture, sgabelli, divani, vestiti includendo anche l’edificio commissionato a Jean Nouvel a Cipro e fino alla sua barca Guilty, realizzata in collaborazione con Jeff Koons. Il libro di Baudrillard è un espediente narrativo per raccontare il suo universo; eppure ci sono delle strane coincidenze in questo progetto: il libro di Baudrillard è del ’68, anno di nascita di Angelidakis, protagonista del progetto insieme alla collezione di Joannou – e Angelidakis contiene in se il nome di Dakis…

ATP: Mi racconti brevemente il concetto della mostra?

MCD: Angelidakis, la collezione di Dakis Joannou e la Deste Foundation sono i protagonisti del progetto. Lo sono tutti e tre insieme.  L’idea è di lasciare interpretare liberamente a Angelidakis – uno straordinario visionario del nostro tempo con cui è un piacere lavorare – il contenuto e il contenitore, vale a dire collezione e edificio della Deste, sede istituzionale dove Joannou da vita ai suoi progetti espositivi da anni. Nell’edificio sono stati spostati muri, create aperture, costruite gabbie e scatole, scelto un accesso inconsueto al visitatore (dalla porta di servizio) che vorremmo si sentisse per una volta spaesato (e non confortato) e senza più punti di riferimento. l’approccio è quello rivoluzionario di chi guarda con un occhio inconsueto. Da qui l’idea del “relaoding” della collezione.

ATP: La mostra raccoglie non solo arte contemporanea, ma anche oggetti antichi ciprioti, design radicale degli anni ’60 e ’70, modellini di edifici ecc. E’ curioso come abbiate sottolineato come il valore di ogni oggetto è determinato dal suo valore emozionale… Utilizzate anche la logica del ‘mi piace’ di Facebook come esempio per stabilire questo ‘valore emotivo’. Mi racconti  questo processo di selezione?

MCD: Si assolutamente, e il concetto del web (del net) è molto caro a Angelidakis. Il valore è puramente emozionale. Immagino che quando Dakis Joannou guarda i suoi pezzi la memoria vada alla loro storia e provenienza. Come e quando li ha acquistati. In questa mostra tutti questi oggetti – benché riescano comunque a mantenere vivo il valore emozionale relativo al singolo oggetto – ne acquistano anche uno inedito, dettato dalla disposizione nello spazio e dal lay out inconsueto del percorso espositivo. Si potrebbe considerare una valanga di emozioni private filtrate però da occhi esterni.

ATP: Come dialoga l’arte con il design?

MCD: Il dibattito tra cosa è arte e cosa è design è all’ordine del giorno, non ultimo come le due discipline possano relazionarsi tra loro. Le scuole di pensiero sono diverse…per quel che mi riguarda il design è design quando è seriale e democratico. Nel caso della collezione di design Joannou, lo spazio temporale è relativamente circoscritto poiché ha un preciso focus sulle produzioni della seconda metà degli anni ’60, anni caldi che hanno visto rivoluzioni di vario genere in diversi ambiti sociali, tra cui il design. In mostra abbiamo diversi esemplari di Sottsass, Studio 65, Alchimia, Memphis; alcuni pezzi sono sparsi nelle varie stanze della Deste e dialogano con un vestito di Viktor&Rolf o con un opera di John Armleder ma gran parte è radunato – direi meglio accumulato – in una sezione circolare della mostra che amiamo chiamare il bosco del design.

ATP: Nella genesi della mostra, avete seguito la passione del collezionare di Dakis Joannou. Cosa avete scoperto da questa sua passione e quanto siete stati influenzati nella scelta di opere da esporre?

MCD: La passione di Joannou per la creatività nelle sue diverse manifestazioni è cosa nota: è una passione peculiare e vorace assolutamente affascinante e coinvolgente. Joannou è un cacciatore di idee. quindi più che scoperto ne abbiamo avuto una ulteriore conferma e sondato allo stesso tempo il suo coraggio: abbiamo avuto l’assoluta libertà di sconvolgere la sua Deste e la sua collezione, quindi il suo mondo.

ATP: In occasione della mostra, avete pubblicato un catalogo un po’ particolare. In cosa consiste e qual è la sua particolarità?

MCD: La mostra è un percorso emotivo e spaesante forse anche poco piacevole e di difficile lettura ma pieno di sorprese, ostacoli, vicoli e deviazioni che portano il visitatore a non avere punti di riferimento o una precisa direzione di visita della mostra. E’ una mostra fatta per essere “scoperta”, è un’ esperienza originale. Si tratta di emozioni che difficilmente riescono a essere trasferite nelle pagine di un catalogo. Il libro The System of Objects, con la sua grafica fatta di sovrapposizioni e interferenze, cerca di restituire questo senso di confusione e di spaesamento ma allo stesso tempo è anche capace di accumulare in un unico volume tutte le relazioni, i dialoghi e le intersezioni che hanno portato a questo progetto ambizioso.

THE SYSTEM OF OBJECTS – The Dakis Joannou Collection Reloaded by Andreas Angelidakis

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THE SYSTEM OF OBJECTS – The Dakis Joannou Collection Reloaded by Andreas Angelidakis

THE SYSTEM OF OBJECTS – The Dakis Joannou Collection Reloaded by Andreas Angelidakis

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THE SYSTEM OF OBJECTS – The Dakis Joannou Collection Reloaded by Andreas Angelidakis