Stéphane Couturier Melting Point Toyota n° 6 -­? Valenciennes,   2005 Stampa cromogenica montata su diasec 182x241 x5cm © Stéphane Couturier Courtesy l’artista,   Galerie Polaris,   Parigi

Stéphane Couturier Melting Point Toyota n° 6 -­? Valenciennes, 2005 Stampa cromogenica montata su diasec 182×241 x5cm © Stéphane Couturier Courtesy l’artista, Galerie Polaris, Parigi

Sono 22 gli artisti proveniente dall’area del Mediterraneo,  invitati dai curatori Francesco Bonami e Emanuela Mazzonis, al progetto  “the sea is my land. Artisti dal Mediterraneo”: una mostra di opere fotografiche e video realizzata grazie alla BNL , che proprio quest’anno festeggia il centenario della sua fondazione. La mostra è ospitata allo  Spazio D del MAXXI di Roma, dal 4 luglio al 29 settembre 2013. 

Intervista con Emanuela Mazzonis.

ATP: La mostra “the sea is my land. Artisti dal Mediterraneo” – che inaugura il 3 luglio nello Spazio D del Maxxi – ha l’ambizioso obiettivo di tracciare l’incessante metamorfosi del Mediterraneo. In linea generale, quali sono i punti salienti emersi da questa vasta panoramica di visioni?

Emanuela Mazzonis: Una delle prime osservazioni emerse è l’aver ricevuto la conferma che il Mediterraneo non è un unico mare ma un innumerevole insieme di mari su cui si affacciano innumerevoli terre abitate da innumerevoli popoli. Le culture, le conoscenze e le diversità si intersecano creando una intricante rete di incessante comunicazione tra le etnie. La seconda osservazione e’ che gli artisti sono l’esempio eclatante di questo intreccio millenario che ancora oggi nel terzo millennio non interrompe il continuo ciclo di rinascite culturali e intersezioni storiche. La terza osservazione riguarda l’arte, ancora una volta disciplina super partes che supera ogni ostacolo o confine politico, storico e religioso.

ATP: Il titolo, “the sea is my land”, sembra descrivere una terra di nessuno, ma di tutti, una sorta di piazza immaginaria da condividere, ma soprattutto da capire. Dalle visione restituite dai vari artisti, ci sono delle differenze sostanziali attribuibili alle diverse provenienze territoriali?

E.M.: Gli artisti provenienti dai paesi in conflitto anche se velatamente e mai in modo brutale parlano di guerra, delle conseguenze che derivano dai conflitti e delle difficoltà spesso insormontabili che l’uomo si trova ad affrontare. Al contrario gli artisti originari dei territori non colpiti da situazioni di crisi si sono maggiormente concentrati sulla figura umana o sul valore più o meno realistico o documentaristico della fotografia in rapporto con il mondo circostante.

ATP: Abbandonando una visione strettamente geografica – visto che gli artisti oggi viaggiano in continuazione attraversando non solo molti continenti ma soprattutto diverse e lontane culture – questa mostra ha come taglio una ricognizione territoriale di un bacino densissimo di differenze religiose, politiche e identitarie. Ci sono, nelle opere in mostra, degli echi delle vicine turbolenze sociale avvenuto dopo il così chiamato ‘risveglio  politico dei popoli arabi’? 

E.M: Cairo walk 2006-2013 di Moataz Nasr (Egitto) – Nasr affronta nelle sue installazioni le delicate tematiche sociopolitiche dei paesi più critici dell’Africa e del Medio Oriente, esplorandone la fragilità, la complessità e la sofferenza quotidiana. L’installazione Cairo walk, composta da 81 fotografie, è un grande puzzle di immagini dove sono inseriti anche dei quadrati neri come per rappresentare l’ignoto e interrompere la sequenza ininterrotta delle immagini che smarriscono dunque il loro percorso. Una metafora visiva che rispecchia l’immagine di una città caotica come il Cairo, frammentata e sommersa dalle multi culture, etnie, classi sociali, religioni che la popolano.  Fotografie di Ammar Abd Rabbo (Siria) – Fotoreporter di eventi di cronaca, guerra e storia, di scenari di festa dopo la liberazione dalle lotte civili, di uomini raccolti in momenti di preghiera, di leader politici, Ammar Abd Rabbo raccoglie immagini fortuite anche nei momenti più critici di una guerra o di una situazione di crisi. Avendo vissuto anche in Libia e in Libano ha documentato le storie e i momenti più difficili che questi popoli hanno vissuto e subito negli ultimi decenni. L’atrocità della guerra emerge nello scatto fotografico dove soldati e civili si rialzano in seguito a un’esplosione provocata da un aereo israeliano in un quartiere di Beirut, il fumo li circonda e contemporaneamente sembra nascondere la tragicità dello scenario. Parallelamente l’artista coglie l’altra faccia della medaglia che contrassegna le conseguenze della guerra. Il sorriso di una giovane donna che sorregge la nuova bandiera della liberazione dalla tirannia di Gheddafi e l’euforia della folla esultante per la celebrazione della liberazione, mentre un uomo si arrampica per issare il nuovo vessillo del popolo libico.

ATP: Credi che l’arte possa muove le coscienze e ambire a cambiamenti sociali? Ci sono in mostra delle opere dove è evidente la denuncia di certe situazioni?

E.M.: Union, 2012 di Mark Mangion (Malta)Union, 2012 ultimo video prodotto dall’artista è il racconto di un viaggio compiuto in Europa tra i più iconici monumenti del passato e del presente legati alla storia del capitalismo. E’ il risultato della collaborazione con otto artisti che si relazionano con otto città simboliche della società contemporanea, quali: Atene, Roma, Bruxelles, Zurigo, Parigi, Londra, Francoforte e Reykjavik. Metropoli in continua crescita urbanistica, sono il simbolo delle svolte culturali, sociali, politiche ed economiche della storia di un’Europa che ancora oggi sta definendo i suoi confini geografici e le sue identità etniche, religiose e antropologiche. Emerge un’analisi visiva su alcuni temi storicamente molto dibattuti: il potere e il consumismo, la protesta e le fratture, la decadenza e la rinascita, la migrazione e il riadattamento. Le città e i loro monumenti architettonici diventano il palcoscenico di questi continui cambiamenti e rispecchiano da un lato la destabilizzazione e dall’altro la rinascita della società, la volontà di crescere e ricostruire ciò che è stato distrutto.  Recalling Frames, 2010 di David Maljkovic (Croazia) – Le fotografie Recalling Frames sono fotomontaggi composti da still, ripresi dal film di Orson Welles “The Trial”, girato a Zagabria nel 1962, e immagini contemporanee fotografate dall’artista negli stessi luoghi della pellicola del regista americano. Se Wells cinquant’anni fa indagava il terrore che dominava per le strade e tra i palazzi dell’era modernista durante la Guerra Fredda, oggi Maljkovic ritorna sugli stessi scorci per riprendere attraverso la medesima angolatura quei luoghi e porre in comunicazione cinque decadi di cambiamento estetico e ideologico. Ricollegando passato e presente in una stessa cornice l’artista evidenzia come le trasformazioni politiche, sociali ed economiche degli ultimi decenni hanno cambiato, trasformando e alcune volte danneggiando l’anima della città.  Serie Périphérique  di Mohamed BourouissaPériphérique è una serie fotografica che racconta gli scenari di quei sobborghi di Parigi, dove l’artista stesso è cresciuto, spesso considerati come luoghi al limite della sopravvivenza, ma l’artista li trasforma in luoghi dell’arte. Un campo sportivo, una caffetteria, una macchina bruciata, un parcheggio, un paesaggio urbano, sono tutti luoghi comuni e apparentemente anonimi, ma nel loro misterioso scenario nascondono una vita che pulsa di energia e di problematiche. L’artista mira a svelare i pregiudizi sociali che si celano dietro gli stereotipi geografici e culturali della società odierna.  

ATP: Avete scelto di esporre opere fotografiche e video: due forme espressive legate più di altre alla vocazione a documentare. Perché questa scelta?

E.M.: Prima di tutto è stata una scelta esplicita di BNL che ha voluto una mostra dedicata alla fotografia per due motivi: il primo collegato al concorso fotografico online indetto da BNL e dedicato ai giovani talenti under quaranta e il secondo motivo voluto anche in vista della selezione di un’opera vincitrice che entrasse a far parte della collezione d’arte della banca.  

ATP: In questa mostra si intrecciano tante e diverse storie, raccontante in altrettanti modi diversi. Molti artisti, anziché documentare il reale, hanno scelto di manipolarlo e, per molti versi, trascenderlo.  A tuo parere, questa scelta è da intendere come una fuga o come un arricchimento potenziale della realtà?

E.M. Non lo definirei né una fuga né un arricchimento della realtà, quanto piuttosto una riflessione sul reale, sul delicato limite che separa la realtà e la finzione e sui risultati che la fotografia, manipolata dall’artista, possa ottenere portando a interrogativi che vadano al di là dell’apparenza superficiale delle cose. Molti artisti analizzano il significato della rappresentazione di un’immagine, il dualismo che si instaura tra percezione e rappresentazione realistica del mondo, dello spazio e del tempo. Con la fotografia ritoccata (come in Arslan Sukan o Stèphane Couturier)  o addirittura artefatta (come in Panos Kokkinias e Mohamed Bourouissa) l’artista ricrea nuovamente un contrasto pratico tra realtà e finzione, interrogandosi su ciò che concretamente esiste e ciò che viene manipolato e alterato.

ATP: C’è un’opera che più di altre sintetizza l’intera mostra? Perché?

E.M.: La serie Cour intérieures di Marie Bovo – L’artista utilizza la fotografia per raccontare delle storie, spesso legate al Mediterraneo e alla dimensione universale che contraddistingue le culture che ne popolano il bacino. Tende a cogliere il lato più nascosto della vita umana e il paradosso che si cela dietro le realtà sociali più critiche. Le fotografie in mostra rappresentano La Joliette, un quartiere popolare nella zona portuale di Marsiglia. Sorto come sede della borghesia haussmaniana, oggi la Joliette è un’area popolata per la maggior parte da immigrati provenienti dall’Algeria e dalla Tunisia. I palazzi, un tempo simbolo della ricchezza borghese, hanno perso il loro aspetto signorile per acquisire una nuova identità sociale. Marie Bovo alza lo sguardo verso l’alto e focalizza l’attenzione su alcuni dettagli architettonici delle corti interne e sulla cangiante luce di un cielo lacerato dai fili intrecciati da cui pendono modesti vestiti stesi. Questi fili che si intersecano richiamano l’intersezione culturale, etnica, religiosa e sociale che caratterizza il Mediterraneo, un mare senza confini, crocevia di incontro, scontro e dialogo tra i popoli  che lo vivono, lo raccontano, lo fotografano e lo rendono immortale.

ATP: Trovo che sia quasi simbolico che una banca, la BNL, abbia deciso di festeggiare i suoi 100 anni di attività, promuovendo una mostra d’arte con una tema fortemente positivo. Qual è il tuo pensiero in merito?  

E.M.: BNL, da sempre impegnata a sostenere progetti culturali, educativi, formativi, si pone come obiettivo quello di comunicare un messaggio di positività e di voglia di riuscire ad arrivare sempre al traguardo prefissato. Questa mostra sottolinea la positività dello sguardo degli artisti che tra loro collaborano, senza barriere e senza pregiudizi. L’investimento culturale effettuato da BNL con questo progetto così intenso e ricco di significato in un momento tanto delicato economicamente e politicamente parlando come questo attuale, deve essere proprio percepito come un segno di positività e di speranza verso un futuro di cui tutti dobbiamo sentirci responsabili e protagonisti attivi.

Mohamed Bourouissa Le Reflet,   2007-­?2008 Stampa cromogenica 132 x 220 cm © Mohamed Bourouissa Courtesy l’artista,   kamel mennour,   Parigi

Mohamed Bourouissa Le Reflet, 2007-­?2008 Stampa cromogenica 132 x 220 cm © Mohamed Bourouissa Courtesy l’artista, kamel mennour, Parigi

Mark Mangion Union,   2012 Video HD a colori 22’44” min © Mark Mangion

Mark Mangion Union, 2012 Video HD a colori 22’44” min © Mark Mangion

Christodoulos Panayiotou Never Land,   2008 135 diapositive a colori,   3 proiezioni sincronizzate © Christodoulos Panayiotou Courtesy l’artista,   Rodeo Gallery,   Istanbul

Christodoulos Panayiotou Never Land, 2008 135 diapositive a colori, 3 proiezioni sincronizzate © Christodoulos Panayiotou Courtesy l’artista, Rodeo Gallery, Istanbul