The player,   2013,   Museo Marino Marini - courtesy  collezione Sandra e Giancarlo Bonollo,   photo Dario Lasagni

The player, 2013, Museo Marino Marini – courtesy collezione Sandra e Giancarlo Bonollo, photo Dario Lasagni

Si è inaugurato sabato scorso al Museo Marino Marini, ‘The Player. Viaggio nelle passioni contemporanee’: il progetto annuale a cura di Alberto Salvatori, dedicato al collezionismo privato contemporaneo. Alcune domande al curatore:

ATP: Il titolo è molto affascinante ed entusiasma: ‘The Player. Viaggio nelle passioni contemporanee’. Player può essere tradotto con: suonatori, giocatori, lettori, attore. Perché questo titolo per un progetto di indagine su collezioni private italiane meno conosciute dal grande pubblico?

Alberto Salvadori: The player è un titolo che racchiude tutti i soggetti di quel “famigerato” sistema dell’arte – utilizzando una definizione anni ’90 – necessari e complementari uno all’altro, partendo dal presupposto che il player senza il quale il gioco non regge è l’artista. Per me è importante inoltre usare un mix di realtà, satira e  fiction, insomma una serie di ingredienti che riecheggiano il grande Robert Altman dal quale il titolo è stato ripreso. Penso anche che l’arte sia una cosa seria, ma non deve essere resa seriosa e in questa esperienza di conoscenza di collezioni e di collezionisti un aspetto molto importante è stato incontrare delle persone come, in questo caso, Sandra e Giancarlo Bonollo, che coltivano una vera e intensa passione senza che questa diventi altro di più pericoloso, con il rischio come succede nel film The Player, di “uccidere” un mito, in questo caso l’arte contemporanea, che non è mai bene alimentare.

ATP: Come hai concepito questa esperienza museale e qual è il percorso che intendi seguire?

Alberto Salvadori: Il progetto The Player prende vita da diverse necessità: istituzionali e personali. Le più importanti sono quelle istituzionali, e vedono il Museo Marino Marini come soggetto e come attore principale di un percorso museale intrapreso nel 2009 con il quale abbiamo pensato all’istituzione, citando Alexander Dorner, come una kraftwerk, cioè una centrale di energia; come un luogo nel quale devono generarsi e succedere cose: quindi lavorando sulla collezione monografica di Marino Marini; valorizzando il patrimonio architettonico (il museo è in una chiesa del XV sec, San Pancrazio) mettendo in evidenza le tracce e l’opera di Leon Battista Alberti, autore del “restyling” dell’edificio e della Cappella Rucellai, uno dei capolavori assoluti dl Rinascimento italiano; dedicando lo spazio espositivo alle mostre temporanee, nelle quali in prevalenza ospitiamo progetti prodotti appositamente per il museo, e impostando un’intensa attività legata alla musica contemporanea, performances, progetti realizzati con fashion designer grazie alla presenza di Pitti, lectures, lezioni di storia dell’arte per tutte le fasce di età e altro ancora. Tutto questo si è poi connesso al fatto che a Firenze non abbiamo un vero e proprio museo di arte contemporanea, abbiamo invece un formidabile insieme di musei che meglio di qualsiasi altro posto rappresentano al massimo il ruolo e la funzione del collezionista privato, basti pensare alla magnificenza medicea, iniziata nel XV sec e terminata nel XVIII, andando a costituire una raccolta e un insieme di committenze – oggi le chiamiamo produzioni – di dimensioni inaudite. Allora ho pensato che per un periodo di 3-4 mesi ogni anno il museo poteva dedicare parte dei suoi spazi alla figura del collezionista e alla sua passione, senza con questo cercare nessun tipo di confronto con il passato e far sì che il nostro pubblico possa vedere una selezione di opere contemporanee. Questo progetto è legato anche a un’altra posizione che è quella di considerare il privato una grande opportunità per i musei e per l’arricchimento delle loro collezioni. Usando una metafora possiamo pensare alle collezioni, che spesso comunque giacciono in gran parte nei depositi dei loro proprietari, come un formidabile deposito museale, ridando il corretto valore e significato al concetto di collezione come un insieme che non è per forza soltanto l’insieme di opere esposte, bensì una raccolta che nel tempo si stratifica e conserva i vari passaggi, i diversi momenti, le numerose passioni che il collezionista vive. In questo modo anche un piccolo museo come il nostro con una collezione monografica ha la possibilità grazie alla complicità e all’intelligenza dei collezionisti di godere di una vasta raccolta da poter mostrare al pubblico. Infine il progetto nasce anche da una passione personale per il collezionismo che dalla tesi di laurea in poi è sempre stato un tema a me molto caro. L’ho studiato seguendo un percorso storico e geografico, sentendomi così ancor più sereno oggi nell’occuparmi del collezionismo e di arte contemporanea.

ATP: Prima di ideare questo progetto annuale, avrai incontrato e conosciuto molti collezionisti. Cosa hai scoperto di particolarmente significativo sull’entità della loro passione nel collezionare opere d’arte?

AS: I collezionisti che ho incontrato fino a oggi sono personaggi molto affascinanti, sono dei perenni viaggiatori, in senso figurato, non necessariamente globetrotter, animati da una curiosità, da una voglia di conoscenza che mi ha fatto pensare molto a come sia un dono avere una passione così forte nella propria vita. Poi il percorso che ognuno di loro compie è unico e affascinante; da indagare singolarmente cercando di capire come si muovono, quali sono le vie che seguono e arrivare a definire se c’è un ambito di interesse circoscritto, oppure una inarrestabile corsa verso la realizzazione di una raccolta d’arte che comprende un percorso di vita vissuta. Mi ricordano personaggi letterari e pensando alla loro fame di conoscenza ad ‘Austerliz’, di W.G.Sebald, che nella sua sterminata erudizione non perdeva il senso del tempo, del viaggio, come elementi necessari a una completa formazione dell’uomo che attraverso le proprie passioni può arrivare ad avvicinarsi alla conoscenza non fine a se stessa, piuttosto come a qualcosa da condividere. Allora ecco che alcune sue parole sono perfette per chi sta compiendo una strada come quella di molti collezionisti che ho conosciuto fino a oggi: “Soltanto attendendoci al corso prescritto del tempo possiamo percorrere rapidamente gli immensi spazi che ci separano gli uni dagli altri.”

ATP: Con quale collezione inizierete questo viaggio appassionante?

AS: Con la collezione di due collezionisti straordinari, Sandra e Giancarlo Bonollo, che non smetterò mai di ringraziare per la loro gentilezza, passione e disponibilità.

ATP: Come dialogherà la collezione con lo spazio – non facile – del museo Marino Marino?

AS: La mostra The Player è allestita in parte della cripta del museo – dove sono conservate le ultime tre sculture realizzate da Marino Marini in granito africano – ( gli spazi adiacenti saranno letteralmente invasi da una nuova produzione di Andrea Kvas, un progetto seguito da Barbara Casavecchia che inaugureremo l’8 febbraio) andando così a integrarsi nel percorso museale che prevede in questo modo una prima incursione nel più colto e raffinato Rinascimento, quello di Leon Battista Alberti, poi un salto nel Novecento con la collezione permanente di Marino Marini, fulcro del nostro museo e scendendo in cripta finalmente si esplorara prima la collezione Bonollo e poi il progetto di Andrea Kvas, insomma credo sia un bel giro!!!

The player,   2013,   Museo Marino Marini - courtesy  collezione Sandra e Giancarlo Bonollo,   photo Dario Lasagni

The player, 2013, Museo Marino Marini – courtesy collezione Sandra e Giancarlo Bonollo, photo Dario Lasagni

Artisti in mostra:  Pavel Althamer, Darren Almond, Stefano Arienti, Tacita Dean, Jeremy Deller, Rineke Dijkstra, Keith Edmier & Farrah Fawcett, Olafur Eliasson, Urs Fischer, Giuseppe Gabellone, Mona Hatum, Sarah Lucas, Marepe, Gabriel Orozco, Damián Ortega, Simon Starling e Piotr Uklanski. Tutte le opere provengono dalla collezione di Sandra e Giancarlo Bonollo.

THE PLAYER. Viaggio nelle passioni contemporanee

a cura di Alberto Salvadori

fino al  6 aprile 2013