La decima edizione del   Premio Furla è ricca di novità, oltre a quella consueta della madrina – Vanessa Beecroft –  c’è lo spostamento nella città di Milano dove in partnership con l’Assessorato alla Cultura e Palazzo Reale, in collaborazione con Fondazione Querini Stampalia (Venezia), miart e Viafarini domani, martedì 18 novembre, si terrà la conferenza stampa per presentare le cinque coppie di curatori e i cinque artisti da loro selezionati e annunciare il progetto vincitore.

L’artista che si aggiudicherà il premio avrà la possibilità di realizzare il suo progetto che sarà poi concesso in comodato al Museo del Novecento di Milano, il suo lavoro verrà presentato in anteprima in occasione di miart 2015 e poi esposto alla Fondazione Querini Stampalia in concomitanza con la 56° Biennale di Arti Visive a Venezia.

ATPdiary vi presenta in anteprima i cinque finalisti attraverso brevi interviste e una panoramica visiva del loro lavoro.

A – Quest edizione, di cui Vanessa Beecroft è madrina, è intitolata “The Nude Prize”, come ti sei relazionato con questo tema? Ci puoi dare un’anticipazione di cosa presenterai?

B – Il titolo “The Nude Prize” (Il Premio Nudo) – ideato da Vanessa Beecroft,  in collaborazione con il gallerista Jeffrey Deitch – propone una riflessione sulla sfida che un artista intraprende partecipando a un premio, dovendosi mettere a nudo di fronte al giudizio degli altri. Quale è il tuo punto di vista rispetto questo ‘mettersi a nudo’ di fronte al pubblico?

C – Vanessa Beecroft nel suo lavoro ha traslato il concetto di ‘nudità’ dal piano fisico a quello mentale:  il nudo ripreso in chiave contemporanea come occasione per indagare l’identità e la profondità dell’animo umano. Come ti sei relazionato con questo tipo di tematiche?

LUIGI COPPOLA (1972), selezionato da Viviana Checchia e Tara MecDowell

A – Posso provare a rispondere pensando a come essere approciato dal Premio, Nudo. Me stesso in una pratica di coabitazione con quello che la società ha da offrirmi e a cui cerco caparbiamente di trovare nuovi possibili immaginari. In un atto di apertura che è allo stesso tempo profondamente egoistico, per non essere determinante nell’arresa. Presento un progetto di videoinstallazione, tre lyric video, costruiti su materiali musicali: di coralità politica, di immaginari populisti (pensando a Laclau) e di possibili popoli che si riuniscono per ritualizzare la parola e l’importanza che ne può assumere in determinati contesti politici, vis a vis con il mondo che ti circonda. E’ una ricerca che porto avanti da tre anni, attraverso workshops e performance nello spazio pubblico e che sarebbe bello potesse assumere questa nuova forma.

B – Ogni atto di giudizio è arbitrario, ma ci si abitua e ci si creano vestiti, corazze e perfino armamenti per coprirsi.

C – Porsi nudi rispetto agli eventi è un atto metaforico necessario per ognuno. Personalmente sono interessato a mettere a nudo i meccanismi sociali e le responsabilità individuali (e collettive come conseguenza). E’ nel confronto con le mie responsabilità individuali e  nel tentativo di scioglierle in una responsabilità più collettiva,   che sta la mia tensione di lavoro e di pratica.

Luigi Coppola e? nato nel 1972. Vive e lavora tra Bruxelles e Lecce. La sua pratica artistica deriva da una combinazione di diverse esperienze di studio e professionali, che derivano dalla doppia formazione scientifica (Ingegneria Ambientale con un dottorato di ricerca in Analisi dei Rischi) e artistica (nel campo delle Arti Visive e dello Spettacolo). Attivo nei settori della performance, del video e dell’arte pubblica, la sua attenzione e? soprattutto rivolta alle pratiche partecipative e collaborative e allo sviluppo di azioni politicamente motivate. Le sue prime esperienze artistiche sono state nel campo del teatro di ricerca, per poi spostarsi verso la creazione e la rappresentazione dei meccanismi relazionali e delle dinamiche della nostra societa?. Ha creato progetti, performance e mostre in diversi contesti internazionali, tra cui: Biennale della Democrazia, Torino; Nomas Foundation, Roma; Teatro Valle Occupato, Roma; Wiener Festwochen, Vienna; Kadist Art Foundation, Parigi; Extra Antwerpen City, Anversa; Museo Madre, Napoli; New Langton Art, San Francisco; Galleria Lungomare, Bolzano (nella cornice di Manifesta 7 e Lungomare Gasthaus); Biennale di Teheran, Teheran; Biennale dei Giovani Artisti, Atene; Dock11, Berlino; WunderderPrairie, Mannheim; Fabbrica Europa Festival, Firenze. Ha partecipato a numerose residenze internazionali ed e? stato Direttore Artistico associato della Biennale d’Arte Urbana di Bordeaux 2011, e parte del gruppo di ricerca Arte nella societa? urbana presso l’Universita? di Tilburg (Paesi Bassi). 

Luigi Coppola / Statement di Viviana Checchia

Luigi Coppola porta avanti da anni un lavoro di ricerca e di attivismo che risponde in maniera eccellente alle problematiche socio-politiche della societa? odierna. Ricercatore amante del dettaglio, artista elegante e raffinato, e? capace come pochi di formalizzare gli aspetti critici del mondo che ci circonda, offrendo, a molteplici livelli di fruizione, stimolanti chiavi di lettura del reale. Il suo lavoro diventa accessibile e accattivante soprattutto grazie alla sua abilita? di utilizzare, nella loro accezione popolare, media quali la musica e il teatro per veicolare concetti in genere particolarmente densi e impegnativi. E sa, Luigi Coppola, come combinare la sua voce autorevole con quella di piccoli, medi e grandi gruppi di lavoro che spesso accompagnano la realizzazione dei suoi progetti.

Luigi Coppola,   M. Migliora,    Io in testa,   2013. Photo,   lamba print 110x180 cm,   permanent collection Teatro Valle Occupato,   Rome,   ph. F. Niccolai.

Luigi Coppola, M. Migliora, Io in testa, 2013. Photo, lamba print 110×180 cm, permanent collection Teatro Valle Occupato, Rome, ph. F. Niccolai.

Luigi Coppola,   On social metamorphosis,   2012. Still from video HD,   13' 46'',   Kadist Art Foundation,   Paris.

Luigi Coppola, On social metamorphosis, 2012. Still from video HD, 13′ 46”, Kadist Art Foundation, Paris.

MARIA ADELE DEL VECCHIO (Caserta, 1976), selezionata da Antonello Tolve e Branka Bencic

A – Ritengo che ci sia una felice coincidenza fra il mio progetto ed il titolo/tema assegnato a questa edizione del premio Furla da Vanessa Beecroft: è nudo il premio ed è nuda, scarna e spigolosa anche la scultura da me proposta. Il mio lavoro prende spunto dal film del 1951 “Bellissima” di Luchino Visconti, nel quale il regista racconta l’ingresso del cinema nell’immaginario collettivo ed individuale come possibilità di riscatto di un’esistenza misera, anonima, ai margini. Il film è un capolavoro di pionierismo, Visconti prima di molti intuisce e racconta la spettacolarizzazione dell’esistenza e le delusioni, le nevrosi che con essa hanno a che fare. La mia scultura, che del film conserva il titolo, Bellissima, è un interior landscape, una scenografia intima ed esistenziale – ma di grandi dimensioni – all’interno della quale immagino muoversi l’individuo vinto dai meccanismi spersonalizzanti della ricerca della fama, un individuo dal volto interiore tumefatto, ma ancora umano, dignitoso.

B – La maggior parte dei miei lavori, al primo apparire dentro di me in termini di intuizione o epifania, mi ha spaventata: a colpirmi credo sia il fatto che nascono da anfratti reconditi, ma importanti, della mia persona e che la portano con sé esponendola. Questa “messa a nudo” è un processo che contamina l’opera e le imprime il suo necessario carattere di verità, è il meccanismo attraverso il quale capisco di avere l’esigenza di produrre e di farlo senza risparmiarmi. Penso di poter aggiungere che il mio lavoro è compiuto solo nel preciso momento in cui mi abbandona ed incontra il pubblico, raggiungendo la sua ineludibile autonomia.

C – Con molta attenzione, perché ritengo che la conoscenza dell’animo umano sia la chiave per comprendere il nostro comportamento su questo pianeta, in rapporto a noi stessi, ma anche al resto dell’esistente, ossia l’ambiente e gli altri animali. Una ricerca difficile, che da un lato permette di intervenire, correggere, ripostulare quanto sembra non funzionare in termini di rispetto ed empatia, e dall’altro di sostenere quelle coordinate comuni che fanno dell’uomo un essere comunque armonioso, capace di grande lealtà, di generosità.

Maria Adele Del Vecchio e? nata a Caserta nel 1976. Vive e lavora a Roma. Ha frequentato la Staedelschule di Francoforte (2005-06) sotto la guida di Mark Leckey. Tra le sue principali mostre personali vanno evidenziate Tonite let’s all make love in London, Supportico Lopez, Berlino (2014); Qui sembra ancora possibile, a cura di Maria Rosa Sossai, Parco del Pineto, Roma (2011); No end is limited, a cura di Stefania Palumbo, Galleria Enrico Fornello, Prato (2008). Tra le mostre collettive: Viaggio al termine della parola/ Journey to the end of the word, a cura di Antonello Tolve, Galleria Tiziana Di Caro, Salerno (2014); Se il dubbio nello spazio e? dello spazio, a cura di Maria Adele Del Vecchio e Nemanja Cvijanovic, Museo MACRO, Roma (2014); Die Dritte Dimension, Frutta Gallery, Roma (2013); Door to Door, a cura di Maura Picciau, centro cittadino, Salerno (2012); Badtime Stories, Bedtime stories, Supportico Lopez, Berlino (2011); Classroom #1, a cura di Salvatore Lacagnina, Museo MADRE, Napoli (2008); Sistema Binario, a cura di Adriana Rispoli e Eugenio Viola, stazione di Mergellina, Napoli (2008); A long time ago, last night, a cura di Francesca Boenzi, Galerjia Kortil, Rijeka, Croazia (2008); Falansterio, Supportico Lopez, Napoli (2006); Luogo/non-luogo = nuovo luogo, visiting professor Richard Nonas, Fondazione Antonio Ratti, Como (2003).

Maria Adele Del Vecchio / Statement di Antonello Tolve

Mossa da una vena analitica che sposta l’asse da un momento puramente rappresentativo a uno di natura metalinguistica, la latitudine estetica messa in campo da Maria Adele Del Vecchio spinge lo sguardo del fruitore in un ambiente camaleontico e versatile che sfugge ai campi di concentramento del conformismo e del qualunquismo per costruire contro-immagini, farmaci utili a leggere le urgenze del proprio presente. Il suo e? un discorso che elabora una parabola espressiva volta a ridefinire i vari linguaggi dell’arte, a creare confluenze e corrispondenze emotive, a concepire un Bildafte Denken dove e? possibile avvertire una riflessione sull’arte che nasce nel seno stesso dell’arte. Ma anche una speciale regressione (una vertigine) nel tempo utile a ristabilire un contatto diretto con la realta!, con gli oggetti e le cose ordinarie della vita.

Testi raccolti e coordinati da Federica Tattoli

Maria Adele Del Vecchio,   Open Naked Eye #1,   c-print,   30 x 40cm,   2013 - Courtesy of Supportico Lopez,   Berlin

Maria Adele Del Vecchio, Open Naked Eye #1, c-print, 30 x 40cm, 2013 – Courtesy of Supportico Lopez, Berlin

Maria Adele Del Vecchio,    Herstory,   neon light,   75 x 10cm,   2014 - Courtesy of Supportico Lopez,   Berlin

Maria Adele Del Vecchio, Herstory, neon light, 75 x 10cm, 2014 – Courtesy of  Galleria Tiziana Di Caro