Danilo Correale,   THE GAME - Progetto per la XIV edizione del Premio Ermanno Casoli,   Colle di Val d’Elsa,   Siena,   2013 - Foto Maurizio Esposito,   Courtesy Fondazione Ermanno Casoli

Danilo Correale, THE GAME – Progetto per la XIV edizione del Premio Ermanno Casoli, Colle di Val d’Elsa, Siena, 2013 – Foto Maurizio Esposito, Courtesy Fondazione Ermanno Casoli

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C’è molta attesa per un evento che, definire singolare, suona troppo semplicistico. Domenica 8 dicembre, alle ore 14.30, presso lo stadio ‘Gino Manni’ di Colle di Val d’Elsa (Siena), si svolgerà THE GAME. Un gioco, dunque, presentato come ‘una partita aziendale di calcio a tre porte’. Puntando su uno dei fenomeni più popolari e ‘ossessionanti’ della società contemporanea italiana, IL CALCIO, Danilo Correale ha messo il ‘dito nella piaga’; ha trasformato le logiche aggressive, competitive e strategiche di questo gioco, in una metafora per riflettere e comprendere il senso, ma soprattutto gli effetti di azioni mosse dalla cooperazione e aggregazione di più persone.

L’evento sportivo/performativo rappresenta una tappa cruciale di The Game, l’articolato progetto che Danilo Correale sta realizzando per il XIV Premio Ermanno Casoli a lui assegnato, promosso dalla Fondazione Ermanno Casoli (FEC) con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e a cura di Marcello Smarrelli, direttore artistico della FEC.

The Game, coinvolge i dipendenti di tre aziende storiche del territorio senese: la cristalleria ColleVilca srl, la multinazionale metalmeccanica PR Industrial Srl e Trigano Spa, leader in Italia nel settore dell’autocaravan.

Abbiamo chiesto all’artista di raccontarci come è nato il progetto.

Danilo Correale: L’idea si è sviluppata in maniera molto naturale, per piccoli passi seppur dopo tanto studio e ricerca specifica sui contesti entro il quale avrei lavorato. Vagliando con estrema attenzione la mission della Fondazione Ermanno Casoli, che è quella di portare l’arte e il mondo della cultura all’interno delle aziende e della produzione, ho provato a ingaggiare una relazione inversa. Proponendo ai lavoratori stessi di costruire “l’opera”. Lavorare in maniera critica all’interno dell’azienda non è un compito semplice, si corrono molti rischi e molti altri se ne devono prendere. Ho provato innanzitutto a creare degli spazi di autonomia, dove poter lavorare sia con la moltitudine soggettività, sia facilitando un lavoro sulle singole identità. Ho cercato di propormi solo come facilitatore di un’esperienza che potesse creare affettività, e  soprattutto continuità, prima che partecipazione.

L’idea del gioco è arrivata molto avanti nel percorso. Lavorare sul tempo liberato (dal lavoro) è stato il primo passo per la definizione di un progetto che si propone come un immersione nel tempo del piacere. Il gioco del pallone è stata una conseguenza. In Italia, un paese dove solo il calcio capace di attirare e aggregare ancora proponendosi come una vera e propria arma di “distrazione di massa”, mi incuriosiva come, ancora una volta, si potesse creare un detorunement e riportare l’attenzione su un momento di puro svago rendendolo un momento di affermazione identitaria, unità, e attestazione politica. (Consiglio, per comprendere questo fenomeno, di vedere la scena finale del film In nome del popolo italiano, di Dino Risi).

Credo fortemente che il fenomeno del calcio popolare, o dal basso, in Italia stia ri-proponendo lo spazio dello stadio, e della partecipazione sportiva in maniera trasversale ed impegnata. Palestre occupate, calcio e integrazione, calcio e resistenza, vedere team come Stella Rossa 2006, Lokomotiv Flegrea, la polisportiva San Precario, fino ad arrivare a team più noti come ST. PAULI; questi rappresentano tanti stili di militanza che utilizzano il gioco del pallone solo come un pretesto per raccontare l’autogestione e le diverse sfaccettature che lo sport può avere nella nostra società.

ATP: Come hai raccontato ai dipendenti  delle tre aziende il calcio a tre porte?

D.C.: Raccontare il progetto all’interno dei gruppi con cui ho lavorato non è stato semplicissimo. La difficoltà iniziale è stata quella di superare la distanza che c’è tra simpatizzanti del pallone e coloro ai quali non interessa per nulla. Personalmente all’inizio ero pronto all’ammutinamento, essendo io stesso poco appassionato di calcio.

Ma non è stato troppo complesso raccontare di come il calcio, in questo caso, rappresenti solo il pretesto per un evento che tende alla creazione di una piattaforma ideale, di relazioni, aperto a qualsiasi forma di utilizzo ed interpretazione. Lo stadio dopotutto è uno spazio neutro, una piattaforma teatrale all’interno della quale poter raccontare una qualsiasi storia. Certo, vi è stata una fase dove abbiamo dovuto lavorare sulla destrutturazione delle regole, non solo quelle dello sport, al fine di interpretare meglio l’evento. Ogni gruppo ha saputo raccontarsi in maniera soggettiva, imparando a negoziare le decisioni come un collettivo. Sicuramente le relazioni che si sono create e la curiosità verso questo particolare tipo di gioco hanno stimolato un interesse ed una scommessa che tutti hanno recepito. In perfetto stile situazionista hanno capito che l’intero percorso dava a tutti un ampio spazio di interpretazione.

Credo che naturalmente si sia sviluppato un affetto ‘speciale’ per le creature che abbiamo creato: le tre squadre, Esuberanti 301, GladiaTori, e Real Cristal, che resisteranno nel tempo, oltre l’evento, oltre il progetto, oltre me.

ATP: Non ti nascondo che mi ha molto incuriosito scoprire come sia possibile giocare a calcio con 3 porte. Sembra una perfetta contraddizione.

D.C.: È corretto che chiarisca che il concepimento dell’idea del calcio con 3 porte è attribuita ad Asger Jorn, situazionista danese che ha visto la metafora del calcio come un mezzo ideale attraverso il quale raccontare la sua idea di ‘trialettica’ – una struttura dialettica orientata al superamento classica struttura binaria della dialettica. Per quanto minimo il calcio a tre porte ha una propria storiografia. Pare infatti che la prima partita del genere sia stata effettivamente giocata dalla Summer School di Glasgow Anarchist nel 1993, ma c’è molto mistero e poche informazioni a riguardo. Stessa cosa per i rumors di un torneo organizzato dai Luther Blissett nel 1996 al CSOA forte Prenestino di Roma. Sembra che anche negli anni ‘80 siano state giocate molte partite ‘a tre porte’, stando alle informazioni contenute nel bel testo Soccer vs. State di Gabriel Khun. Nel libro si racconta non solo del calcio a tre porte, ma in generale del gioco del pallone come forma di resistenza.

ATP: Che reazioni hanno avuto le persone a cui ti sei rivolto, non solo al gioco, ma anche al concetto di sostituire il ‘gioco d’attacco’ con il ‘gioco di alleanze’?

D.C.: Pensare ‘bi-direzionalmente’ significa usualmente pensare un confronto basato sull’aggressività.  Che ci sia un vincitore e un vinto, pensare un calcio su tre lati, come fai notare, è pensare ad un confronto tra  alleanze continue e, quindi, una forza più positiva e generatrice, capace di creare unioni più che divisioni. In ogni caso, il calcio a tre porte, è un gioco che favorisce le alleanze strategiche piuttosto che l’aggressività, nessuna squadra infatti conta il numero di reti che segna, ma solo quelli che subisce. Attraverso questa regola si de-struttura in maniera molto semplice la logica bipolare del calcio tradizionale, dove vi è un NOI e un LORO, un po’ come nel concetto di antagonismo nella politica, il campo esagonale (dove si gioca il match) diventa quindi la base di uno spazio dialettico, che vuole supportare l’organizzazione di uno spazio di confronto tra parti completamente nuovo.

Non è stato molto difficile raccontare queste nuove regole/non regole, dopotutto è un gioco, e non mi è mai capitato di vedere un giovane o un adulto che, divertendosi, si rifiuta di giocare con un gruppo di compagni solo perché le regole sono diverse da quelle classiche.

? CS The Game – Danilo Correale / Fondazione Casoli

? Pressrelease The Game – Danilo Correale / Fondazione Casoli

Danilo Correale,   The Game,   Fondazione Casoli 2013

Danilo Correale, The Game, Fondazione Casoli 2013

Danilo Correale,   THE GAME - Progetto per la XIV edizione del Premio Ermanno Casoli,   Colle di Val d’Elsa,   Siena,   2013 - Foto Maurizio Esposito,   Courtesy Fondazione Ermanno Casoli

Danilo Correale, THE GAME – Progetto per la XIV edizione del Premio Ermanno Casoli, Colle di Val d’Elsa, Siena, 2013 – Foto Maurizio Esposito, Courtesy Fondazione Ermanno Casoli

Danilo Correale,   THE GAME - Progetto per la XIV edizione del Premio Ermanno Casoli,   Colle di Val d’Elsa,   Siena,   2013 - Foto Maurizio Esposito,   Courtesy Fondazione Ermanno Casoli

Danilo Correale, THE GAME – Progetto per la XIV edizione del Premio Ermanno Casoli, Colle di Val d’Elsa, Siena, 2013 – Foto Maurizio Esposito, Courtesy Fondazione Ermanno Casoli

Danilo Correale,   THE GAME - Progetto per la XIV edizione del Premio Ermanno Casoli,   Colle di Val d’Elsa,   Siena,   2013 - Foto Maurizio Esposito,   Courtesy Fondazione Ermanno Casoli

Danilo Correale, THE GAME – Progetto per la XIV edizione del Premio Ermanno Casoli, Colle di Val d’Elsa, Siena, 2013 – Foto Maurizio Esposito, Courtesy Fondazione Ermanno Casoli

Danilo Correale,   THE GAME - Progetto per la XIV edizione del Premio Ermanno Casoli,   Colle di Val d’Elsa,   Siena,   2013 - Foto Maurizio Esposito,   Courtesy Fondazione Ermanno Casoli

Danilo Correale, THE GAME – Progetto per la XIV edizione del Premio Ermanno Casoli, Colle di Val d’Elsa, Siena, 2013 – Foto Maurizio Esposito, Courtesy Fondazione Ermanno Casoli

Sunday 8th December 2013, 2.30 pm, the “Gino Manni” stadium in Colle di Val d’Elsa (Siena) will stage The Game, a three-sided corporate football match, a performance set up by the artist Danilo Correale, involving the employees of three historical companies of the Sienese territory: the crystal factory Colle Vilca srl, the international metalwork corporation PR Industrial Srl and Trigano Spa, leader in Italy in the campervan sector. The sport event/performance represents a crucial step of The Game, the articulated project that Danilo Correale is realizing for the 14th Ermanno Casoli Award, promoted by the Fondazione Ermanno Casoli (FEC) under the patronage of the Italian Ministry of Heritage and Cultural Activities and curated by Marcello Smarrelli, artistic director at FEC. With this prize the Foundation, which was established with the purpose of introducing contemporary art into the corporate world, offers the winner the possibility to carry out a project capable of involving one or more companies and people working for them. The activities organized for this 14th edition of the Award support Siena’s candidacy to become the 2019 European Capital of Culture.

The Game focuses on participation and on the ritual of an event beyond the classic schemes of antagonistic sports, standing as a metaphor to decipher human relations. In particular, Danilo Correale based his work on the theories of three-sided football, a game used as a tool to surpass the competitive spirit of traditional football, and foster a sense of aggregation and cooperation among the participants.

The three-sided football was invented Asger Jorn (1914-1973), as a way of exemplifying his concept of three-lectic confrontation, an analytical scheme that surpasses the mere two-sided confrontation, stimulating and fostering flexible strategic alliances. Three-sided football is played on a hexagonal pitch and the team that concedes less goals wins. During the match, alliances can be formed, and the two weaker teams can team up against the stronger one. Diplomatic skills and smart tactics rule the game, more than aggressiveness. Three-sided football can be played by mixed teams and the rules can be reformulated and improvised. This game aims at deconstructing the two-sided conflicting nature of traditional football, understood as a metaphor of the class conflict. The three-sided football has been played in several European countries (England, Scotland, Serbia, Poland, Austria and Italy).

The football match in Colle di Val d’Elsa derives from a series of meetings with the employees of the three companies that replied to Danilo Correale’s open call. The artist transformed a campervan, supplied by Trignano Sps, into a space for dialog and exchange where, together with all the participants, he devised the structure of the tournament, its rules, the teams’ emblems and colours, and even the organization of the supporters. “During these weeks – explains Danilo Correale – I met the employees and with them, thanks to them, we started to realize the The Game project. An ensemble of individuals with which we created three teams that will form a temporary community founded on collaboration, play and participation. The players will create unpredictable alliances, expressing an alternative model of cooperation, beyond the traditional scheme based on antagonism”.