Photo gallery e breve intervista a Anja Puntari, protagonista del progetto curato da Stefano Raimondi ‘ The Blank Kitchen: A cena dall’artista’ (Bergamo,  Sabato 27 Aprile). Gli artisti invitato, oltre a ideare il menù della ‘creative dinner’, raccontano durante la consumazione dei pasti la loro ricerca e percorso artistico. (for English version scroll down)

ATP/KK: Ci racconti un dettaglio significativo, oppure irrivelante, della tua cucina?

Anja Puntari: Apprezzo molto avere un’ ‘isola’ per cucinare. Uno dei modi che più preferisco per rilassarmi è invitare amici e famiglia a casa e cucinare per loro. Il momento più bello è quando siamo tutti attornio all’isola, ci divertiamo bevendo prosecco mentre il cibo sta bollendo. E’ quasi un  momento rituale, tutti chiacchierano, mangiano degli antipasti e, allo stesso tempo, assistono alla preparazione della cena.

ATP/KK: Cosa ti piace in cucina e perché hai scelto questi ingredienti per la cena?

AP: Di solito non pianifico molto quello che andrò a cucinare. Vado al supermercato e scelgo a seconda di ciò che vedo, ciò appare particolarmente gustoso quel giorno o, più spesso, scelgo a seconda di cosa provo in quel momento per poi decidere cosa cucinare. Seguo la sensazione del momento.

ATP/KK:  Qual è la prima opera d’arte che ti viene in mente se ti dico ‘mangiare’?

AP: Mi viene in mente l’installazione che Ernesto Neto ha esposto alla Biennale di Venezia del 2001. Quel lavoro mi ha profondamente toccato, ero una giovane studente d’arte ed era la prima volta che visitavo una Biennale Internazionale d’arte. Ricordo che mi sono sentita sopraffatta da quell’esperienza; Il rapporto che ho avuto con il lavoro di Neto è stato veramente particolare. Da molte stanze prima di arrivare alla sua installazione sentivo l’odore di spezie (cannella, chiodi di garofano ecc.); sembrava l’odore dei piatti che si fanno a Natale in Finlandia. Quando finalmente sono arrivata nella stanza con il suo lavoro, sono stata letteralmente trasportata nell’atmosfera natalizia della mia infanzia. Ricordo che è stata un’esperienza veramente strana; sentire allo stesso tempo il calore e l’umidità veneziana mischiarsi con gli odori e i ricordi  delle cene della mia infanzia in famiglia.

ATP/KK:  Come Hans Ulrich Obrist ha sapientemente dimostrato nella sua grande collezione di istruzioni “Do It”, le ricette sono un punto cruciale  dell’arte contemporanea. Usi ricette nel tuo lavoro artistico?

AP: No, non esattamente. Ma proprio in questo periodo sto creando un nuovo tipo di formazione professionale che applica aspetti tratti dall’arte contemporanea alla formazione tradizionale. Nello sviluppo di un prodotto tu prima sperimenti cosa funziona e poi crei standard che altri possono seguire.

ATP/KK:  Ci sarà un ruolo particolare per gli ospiti di The Blank Kitchen?

AP: Sì, godersi il cibo e forse anche molto altro…

ATP/KK:  Esiste una relazione tra il tuo lavoro artistico e il metodo che scegli per cucinare?

AP: No. Sono molto sistematica nel mio lavoro e di solito non accetto compromessi. La pratica del cucinare è sempre ‘corretta’ anche quando la pietanza non è un capolavoro. La cosa importante è stare bene e mangiare in buona compagnia.

The Blank Kitchen - Anja Puntari e Clement Chammah - foto: Maria Zanchi

The Blank Kitchen – Anja Puntari e Clement Chammah – foto: Maria Zanchi

ATP: Tell us a significant or irrivelant detail of your kitchen.

Anja Puntari: I appreciate kitchens with an island for cooking. One of my favorite ways of relaxing is inviting friends and family over to my home and cook for them. The most marvelous moment is when we’re around the island, enjoying some prosecco while the food is boiling It’s almost a ritualistic moment, everybody chitchatting, eating some appetizers and assisting to the preparation of the dinner.

ATP: What do you like in cooking and why have you chosen these ingredients for thedinner? 

AP: I still don’t know what I’m going to cook. I usually don’t plan too much ahead. I go to the supermarket and see what looks specially tasty today or how I feel at the moment and then make my decision what to cook. I follow the feeling of the moment.

ATP:  Deeply explain us how to prepare one of the dishes

AP: If you want I will add this later after we’ve eaten the dinner…

ATP:  Which is the first artwork you keep in mind if I say you “eat”?

AP: Ernesto Netos installation at the Venice Biennale in 2001. This work touched me really deeply at the time I was a young art student and it was my first visit to an international Art Biennale. I was totally overwhelmed by what I experienced there. The relationship I had with Netos work was particular. Many rooms before we arrived to the installation I smelled the species and the feeling was very odd to me, as what I was smelling (cinnamon, clove and so on) are species we in Finland use for the Christmas plates. When I finally arrived to the room I was literally transported to the Christmas times of my childhood. I remember the experience was very strange as I in the same time felt the heat and the humidity of Venice summer mixing with smells and memories of my childhood family dinners.

ATP:  As Hans Ulrich Obrist skillfully proved in his great collection of instructions Do It, recipes are a main issue in contemporary art. Do you use recipes in your artistic work?

AP: No, not exactly. But right now I’m creating a new kind of Business coaching that implements aspects from Contemporary Art practices to traditional coaching and some how it’s similar. In product development first you try out what works and then you  create standards others can follow.

ATP: There will be any particular role for the ‘Blank Kitchen’ guests?

AP: Yes, enjoy and maybe also something else…

ATP:  Is there a relationship among the  method you choose for your artistic work and the  method you choose while cooking? 

AP: No. I’m really systematic with my work and I usually don’t accept compromises. With cooking it’s ok even when it’s not a masterpiece, important is to enjoy and be in good company.