NICOLAS DESHAYES Botanique Pudique (1),   2013 Stampo in alluminio cm. 50 x 110 Courtesy Jonathan Viner,   London

NICOLAS DESHAYES Botanique Pudique (1), 2013 Stampo in alluminio cm. 50 x 110 Courtesy Jonathan Viner, London

Nicolas deshayes,   Snails,   Bran New Gallery,   Milano Installation view

Nicolas Deshayes, Snails, Bran New Gallery, Milano Installation view

Scontro titanico tra due dei concetti base su cui, avvezzi, abbiamo tanto meditato, all’università prima, nelle tante mostre, storiche o contemporanee, poi. Natura vs cultura (materiale), croce e delizia di molto speculare. Ma ha ancora senso la querelle? Se il pretesto per approfondire la tensione dialettica tra i due termini, è una mostra di arte contemporanea, perché non seguirne gli esiti?

Il giovane artista francese Nicolas Deshayes, in mostra in questi giorni alla Brand New Gallery, con la personale Snails (Lumache), ci porta a riflettere sullo iato tra biologia e  tecnologia, tra forme organiche e archetipi della storia dell’arte, tra natura, appunto, e la sua manipolazione culturale. L’artista piega a proprio piacimento forme, colori e materiali, per dar vita ad una paesaggio espositivo insolito e imprevedibile.

Nella prima grande stanza della galleria, ci accolgono quelli che, a prima vista, sembrano grandi forme per fare dei biscotti. Scopro in seguito che sono i calchi in plastica di una serie di yams: tuberi dolci che, pronti per la raccolta, fanno capolino dal terreno come fossero delle talpe. Questa serie di bassorilievi in resina posti sul pavimento – ‘Shimmering horizons in tantalizing tans’ è il titolo – sono dei prelevamenti da forme naturali resi, in un secondo momento, pelle artificiale e fragile; pannelli da rivestimento, curioso pavimento incalpestabile.

I ‘prelevamenti’ di Deshayes, sono molti e, quasi tutti, dal mondo naturale: carciofi, fichi, patate, albero di mele. Queste le forme archetipe per dei piccoli bassorilievi in alluminio.

Recuperate queste forme semplici e, al tempo stesso, cariche di una forte simbologia – se necessaria a corroborare un significato: il fico è l’emblema della vita, della luce, della forza e della conoscenza; il carciofo, insieme al cardo, in araldica simboleggiano la speranza; la mela è simbolo di perfezioni, di fertilità ecc. – l’artista sintetizza forme e contenuti in lastre di alluminio anodizzato e in plastica termoformata. La distanza tra la morbidezza, dolcezza, solarità di verdura e frutta, si scontra con la durezza, l’artificialità e la freddezza dei materiale che utilizza.  Da vita così alla serie Botanique Pudique, Grip e Snail: lastre che sembrano decori fatte da mani poco abili e, nonostante il titolo (‘botanica modesta’), per nulla inconsapevoli. Torniamo infatti al gioco degli opposti: ma questa vota tutto si gioca sul fronte intellettuale. Ingenuità vs consapevolezza, naïf vs artefatto, ‘mito del buon selvaggio’ vs sistema dell’arte.

Deshayes dissemina lo spazio di queste placche: alte, basse, ad altezza puberale, che rasentano il soffitto, dietro l’angolo, in fila indiana. L’atmosfera che le circonda, stride con l’estetica ‘patinata’ che aleggia nella seconda sala della galleria dove, sistemate a schiera, sono installate otto lastre in alluminio anodizzato, plastica termoformata e alluminio verniciato.  Questi ‘Sour Fruits’, dai colori acidi stesi a grandi macchie, sono intervallati, da escrescenze trasparenti, protuberanze malate o degenerazioni della materia. Sembrano molli, quasi liquide. L’artista sia allarga trasforma la natura in s-naturalezza, in alterazione dei tessuti.

Segue una citazione di Slavoj Zizek utilizzata da Kathy Noble nel testo critico  scritto in occasione della mostra di Nicolas Deshayes.

Perché mai c’è sempre qualcosa di disgustoso in animali come i crostacei, le lumache, le tartarughe? Il vero oggetto di orrore non è la conchiglia, l’involucro privato del viscido corpo che contiene, ma il corpo “nudo”, senza il guscio. In altre parole, non è forse vero che siamo sempre spinti a percepire il guscio come troppo largo, troppo pesante, troppo consi- stente rispetto al corpo vivente che lo abita? Non esisterà mai un corpo che si adatti perfettamente al guscio, e inoltre, si avrà sempre la sensazione che il corpo stesso non possieda nessuno scheletro, nessuna ossatura che gli garantisca quel minimo di stabilità e di solidità necessarie: senza il suo guscio, quel corpo si rivela un’entità spugnosa e quasi del tutto priva di forma. In questi casi è come se l’inadeguatezza, la vulnerabilità di fondo, la necessità di un riparo sicuro, di un ambiente da abitare adatto agli umani, fossero proiettate sulla natura, sul regno animale. In altre parole, è come se questi animali non fossero effettivamente che dei semplici umani che si portano dietro la casa. Ma questo corpo tremulo e flaccido non è forse la perfetta immagine del reale?” 

*Slavoj Zizek,  For they know not what they do: Enjoyment as a political factor. Second Edition. Verso. 2002, p. XVII

Egan Frantz,   Tails,   Brand New Gallery,   Milan - Installation view

Egan Frantz, Tails, Brand New Gallery, Milan – Installation view

EGAN FRANTZ  Gaston Chiquet and Pierre Gimonnet & Fils blanc de blancs bubbles no. 1,   2012  Bottiglia di Champagne d’artista,   secchi in POVC,   acqua distillate pigmentata,   pompa d’aria elettrica.  Dimensioni variabili.  Courtesy of the artist and Brand New Gallery,   Milan.

EGAN FRANTZ Gaston Chiquet and Pierre Gimonnet & Fils blanc de blancs bubbles no. 1, 2012 Bottiglia di Champagne d’artista, secchi in POVC, acqua distillate pigmentata, pompa d’aria elettrica. Dimensioni variabili. Courtesy of the artist and Brand New Gallery, Milan.

Si cambia registro con l’altra personale, ‘Tails’, di Egan Frantz. La prima impressione, entrando nella stanza è quella di trovarsi dentro ad un labirinto invisibile, pieno di trabocchetti, false piste, ostacoli e ingannevoli segnaletiche. Aldilà dell’istintiva immagine giocosa, i tanti elementi in mostra – cinque tipologie di opere che spaziano da sculture di baguette a frecce, fontane, aghi, fino alla gouache di una coda di elefante – sembrano essere composti come uno personalissimo geroglifico la cui lettura e sensatezza e da ricercare piano piano, percorso dopo percorso. La mostra, infatti, si percorre per continue e nuove vie semantiche.  Non mancano gli stimoli: ribollire di acqua in secchi collocati lungo le pareti, pericolose file di frecci a stabilire misteriosi paesaggi… tubicini da scavalcare per giungere ad quello che sembra il grumo concettuale della mostra: una baguette sotto teca.

Indicativa l’immagine dell’invito della mostra, un uomo che ci guarda dal fondo del mare, così come è significativo il titolo della mostra Tails: coda, falda, spia, scopata, posteriore….

‘cat-o’-nine-tails’

Egan Frantz,   Tails,   Brand New Gallery,   Milan

Egan Frantz, Tails, Brand New Gallery, Milan