Party with us - Courtesy Galleria Francesco Pantaleone,   Palermo

Party with us – Courtesy Galleria Francesco Pantaleone, Palermo

Aleksandra Mir,   Pantaleone dal 1905 Arte Sacra - Party with us - Galleria Francesco Pantaleone Palermo,   foto: Marco Beck Peccoz

Aleksandra Mir, Pantaleone dal 1905 Arte Sacra – Party with us – Galleria Francesco Pantaleone Palermo, foto: Marco Beck Peccoz

Nel rispondermi ha fatto un errore che, a suo modo, dimostra quanto Francesco Pantaleone ami la sua città, Palermo. (“…è stato così anche con la mia Città, che considero profondamente bella e intensa…”) La galleria apre i battenti nel cuore di Palermo, nella Vucciria (vecchio mercato immortalato nel 1974 da Renato Guttuso), nei saloni seicenteschi dell’ultimo piano di Palazzo Gravina di Rammacca, in Piazza Garraffello. L’esordio è stato con la doppia personale degli artisti Marco Cingolani e Alessandro Bazan.

Da allora sono passati 10 e Francesco ha deciso di commemorare questa decade con una mostra collettiva dal titolo ‘Party with us’ , curata da Valentina Bruschi. Come un forte abbraccio, il progetto stringe a sé molti artisti:  Adalberto Abbate,  Julieta Aranda,  Per Barclay,  Alessandro Bazan,  Manfredi Beninati,  Benny Chirco,  Marco Cingolani,  Andrea Di Marco,  Flavio Favelli,  Christian Frosi,  Stefania Galegati Shines,  Adrian Hermanides,  John Kleckner,  Loredana Longo,  Lovett/Codagnone,  Andrew Mania,  Marcello Maloberti,  Aleksandra Mir,  Liliana Moro,  Ignazio Mortellaro,  Joanne Robertson,  Laboratorio Saccardi,  Francesco  Simeti,  Sissi,  Gian Domenico Sozzi,  Italo Zuffi.

Alcune domande a Francesco Pantaleone.

ATP: 10 anni, un bella cifra tonda. State celebrando questo anniversario con una mostra ‘racconto’. Che ‘forma’ ha la mostra commemorativa?

Francesco Pantaleone: Credo che la risposta a questa domanda stia proprio nel titolo: Party with us! Questo lavoro nasce dall’osservazione di tutto quanto è accaduto fin qui. Non saprei dirti se esiste una “forma” più giusta per rappresentare qualcosa, piuttosto mi piacerebbe che queste opere raccontassero i sentimenti che hanno attraversato la mia vita e quelle delle tante persone con cui ho compiuto la strada fino ad oggi. Questo aspetto è stato colto appieno dalla curatrice Valentina Bruschi, che ha saputo catturare non solo lo spirito della mostra ma anche rafforzarla tessendo un racconto che rispecchia in pieno me, il mio lavoro e anche questa Città, nella quale la storia ha avuto luogo.

ATP: Party with us, si sviluppa anche fuori dalla galleria. Dove e come si è allargato il progetto?

F.P.: Come ti dicevo Palermo ha un ruolo importante con le sue contraddizioni, la sua opulenta, malinconica e decadente bellezza. Palazzo Rammacca e adesso Palazzo Di Napoli, sede della nuova Galleria, sono la rappresentazione perfetta di questo concetto. Entrambi sorgono in due dei luoghi dal fascino architettonico e storico incommensurabile, eppure si confrontano giorno dopo giorno con incertezze sociali evidenti. Portare un po’ di leggerezza nel cuore della città, per strada tra la gente, nelle vetrine dello shopping, vuol dire rendere accessibile la cultura, ridare speranza e regalare un piccolo attimo di fuga.

ATP: Guardandoti indietro, la gallerie è cresciuta in modo esponenziale. Quali sono stati i passaggi (una mostra, una fiera, un incontro) che ti ha hanno fatto capire che stavi andando nel verso giusto?

F.P.: Ti rispondo in maniera secca.

Un paesaggio: la vista di Palermo dal mare, ogni volta che ritorno da un viaggio.

Una mostra: tutte quelle che ho immaginato nella mia galleria.

Una fiera: Frieze, perché è la mia prossima meta.

Un incontro: quello non programmato, casuale e inaspettato.

ATP: La mostra si presenta anche come un omaggio alla città di Palermo. Perchè questa scelta? Avete sempre avuto buone ‘relazioni’ con la città?

F.P.: Come tutti le storie importanti le relazioni non sono sempre “buone”, hanno alti e bassi. Però è nel tempo che si consolida il rapporto. Ed è stato così anche con la mia città, che considero profondamente bella e intensa, ma anche oltraggiata. Il mio insistere è un gesto di resistenza.

ATP: I prossimi 10 anni della Galleria saranno sotto  l’insegna di…

F.P.: Saranno sotto l’insegna della curiosità e della scoperta. Fin qui è andata bene, perché cambiare metodo?

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Oggi, venerdì 11 ottobre, sempre a Palermo (Palazzo Ziino – Via Dante 53), inaugura  la mostra   Don’t ask don’t tell,  a cura di Francesco Pantaleone e Antonio Leone.

Don’t ask don’t tell è la naturale prosecuzione dell’inaspettata passata esperienza di Cu avi  lingua passa u mari. È un capitale culturale e morale acquisito, in cui l’entusiasmo e la buona  volontà dello scorso anno, uniti alla ricerca e alla condivisione, diventano oggi crescita interiore,   sociale, culturale.

DADT chiude il ciclo di eventi d’arte contemporanea intorno al Pride Nazionale 2013, apertosi con la mostra di Zanele Muholi, lo scorso gennaio, per proseguire poi durante l’estate con glistraordinari scatti di Ferdinando Scianna installati presso i Cantieri Culturali alla Zisa ed utilizzati per la comunicazione del Pride, la mostra e la performance del duo di artisti internazionaliLovett/Codagnone e coronarsi adesso con la partecipazione al lavoro di artisti

di generazioni diverse,   tutti di grande valore, affiancati da nomi di spessore internazionale: Adalberto Abbate, Stefano Arienti, Benny Chirco, Stefania Galegati Shines, Goldiechiari, Alice Guareschi,  Adrian Hermanides, Loredana Longo, Lovett/Codagnone, Domenico Mangano, Andrew Mania,  Liliana Moro, Dean Sameshima, Ferdinando Scianna, Félix González-Torres, Vedovamazzei.

Benny Chirco,   PUSTORINO ARTICOLI INGLESI,    Party with us - Galleria Francesco Pantaleone Palermo,   foto: Marco Beck Peccoz

Benny Chirco, PUSTORINO ARTICOLI INGLESI, Party with us – Galleria Francesco Pantaleone Palermo, foto: Marco Beck Peccoz

Ignazio Mortellaro,   Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso_2013_dimens variabili_courtesy Francesco Pantaleone Palermo Foto: Marco Beck Peccoz

Ignazio Mortellaro, Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, 2013, dimensioni variabili, courtesy Francesco Pantaleone Palermo Foto: Marco Beck Peccoz

Adalberto Abbate,   2011 “Ritratto di massa”,   stampa su formica,   30x40cm.,   Courtesy Francesco

Adalberto Abbate, 2011 “Ritratto di massa”, stampa su formica, 30x40cm., Courtesy Francesco

Il 19 giugno 2003, quando l’arte contemporanea a Palermo era carica di aspettative e il suo centro storico aspirava, malgrado macerie e abbandono, a una vivibilità diversa, in una calda sera di primavera, i seicenteschi saloni dell’ultimo piano di Palazzo Gravina di Rammacca, in piazza Garraffello, cuore dellaVucciria, si aprivano all’arte. Il pubblico, numeroso, su per l’antica scala elicoidale, illuminata dalla luce di numerose candele, affollava l’inaugurazione della prima mostra della neonata galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea.

Esordiva la galleria con una doppia personale di Marco Cingolani e Alessandro Bazan, pittori nati negli anni Sessanta, uno di base a Milano e l’altro a Palermo – con lo studio al piano di sotto della galleria – amici ed entrambi docenti all’Accademia di Belle Arti della città.

Il loro percorso artistico, diverso, ma sempre dichiaratamente incentrato sul linguaggio pittorico, li aveva portati a una singolare affinità, messa a confronto nella mostra.

A quella prima esposizione risale la tela “Amici al Garraffello. L’incendio di cuori”, di Marco Cingolani, opera di notevoli dimensioni, in cui è il colore rosso a costruire le forme, attraverso sfumature e sovrapposizioni. La pittura, fluida, diviene ammaliante e le forme e i colori intramano i filamenti di un evento.

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