Riccardo Benassi,   Techno Casa,   sigla d'apertura - Riccardo Benassi in collaborazione con Jurij Magoga © 2013

Riccardo Benassi, Techno Casa, sigla d’apertura – Riccardo Benassi in collaborazione con Jurij Magoga © 2013

Riccardo Benassi e Martina Angelotti  in dialogo

Ho visto Techno Casa per la prima volta a Live Arts Week, durante l’ultima edizione pensata per il Museo MAMbo di Bologna. La proiezione era realizzata all’interno di un’installazione, un ambiente lineare di oltre 40 mt  di feltro sintetico, pittura ambientale, sculture oggettuali, lampade e narrazioni. Questo ambiente serviva da struttura sensitiva per introdurre al pubblico i cinque video-essays, alla base del lavoro. In quel contesto i film cambiavano di giorno in giorno per tutta la durata del festival e una persona (RB stesso o sue amiche) agiva su di essi live,  con un puntatore laser (per mettere in discussione la totale powerpointizzazione del reale). In seguito ho parlato con RB e in varie occasioni mi sono fatta raccontare un pezzo, che sommato alla lettura dei suoi libri, mi ha portato a pensare che Techno Casa rispondesse sempre di più al mio desiderio di reperire informazioni/definizioni/neologismi ad uso e consumo della sua stessa ricerca d’artista e più in generale della mia/nostra (cittadini di innumerevoli techno case disseminate nel mondo). “Dormo, lavoro e vivo in Techno Casa” cit. RB.

E’ per questo motivo che, a ridosso di Art Fall 13, festival nato dalla collaborazione di  Xing e il Padiglione d’Arte Contemporanea PAC di Ferrara, dove Techno Casa ritroverà un nuovo spazio e una nuova formalizzazione, ho proposto a RB di raccontarlo a partire da una riflessione. Delineare una mappa lessicale, in grado di definire affermazioni, parole singole, doppie, scontate o decodificate, attraverso esperienze, accadimenti e connessioni che hanno contribuito alla genesi di questo lavoro.

A novembre Techno Casa assumerà una nuova configurazione per abitare gli spazi di Marsèlleria a Milano (dal 15 Novembre al 5 Dicembre) e quelli del Museo Marino Marini a Firenze (il 23 Novembre).

Quello che segue è uno special mini dictionary in fase di ampliamento.

MA Click/Doppioclick (un suono, un gesto, un metodo) 

RB Il primo contatto con una architettura sconosciuta avviene al citofono, il polpastrello è sempre sottovalutato. Forse per via di una generale sofisticazione di ogni interfaccia, che richiede al dito competenze esclusivamente selettive. Se morissi in questo istante le mie impronte digitali sopravvivrebbero ancora per almeno un mese, senza di me. Ecco che il riconoscimento tramite impronta digitale dei nuovi iPhone 5s si rivela essere una libidine necrofila di Apple.

MA FACtional (la fusione fra FACT e FICTION)

RB La sfida che stiamo cercando di affrontare è quella dell’ottenimento di un neo neo neo realismo oh oh oh (risemantizzazione) che deve fare però i conti con la totale perdita del concetto di reale. Se mi capita di ricordarmi un evento passato nei minimi particolari, questo diviene per me la prova del fatto che non sia mai veramente esistito. Così come se lascio andare l’immaginazione, e riesco ad intravedere in maniera realistica un evento futuro che non è ancora successo, questo evento (o opera), se mai prenderà forma o avverrà, lo farà in maniera del tutto inaspettata. Potrei riassumere queste due apparenti banalità con l’idea secondo la quale l’unico motivo per cui oggi ha ancora senso accompagnare qualcuno per mano, è farlo in un sentiero senza precedenti, mai esistito prima.

MA Grattacielo (come building, come dimensione – uno sguardo dall’alto verso il basso e viceversa o dall’interno verso l’esterno. Una specie di metafora del “buco della serratura”) 

RB Utilizzo da sempre l’idea di palazzo e di architettura sociale (e tutte le sfumature ad esso collegate come condominio, corridoio, appartamento, scale, ascensore, balcone, giardino, pianerottolo, ballatoio, panchina, citofono) come stratagemma discorsivo utile a raccontare una mia visione della società – ed in generale – le gioie e i dolori dovute alla condivisione di uno spazio/tempo tra persone. In un palazzo, quello che alcuni chiamano pavimento altri chiamano soffitto. Gli zerbini sono segno di civiltà ma anche di riconoscimento e per questo mi piace immaginare che gli inquilini del condominio li appendano al fianco delle porte d’ingresso dei loro appartamenti invece che lasciarli sul pavimento (come se fossero dei quadri). Detto questo, gli unici tappeti volanti che ho visto in vita mia erano zerbini. Oppure anche: Un Palazzo, dondolarsi su un’altalena senza sapere a cosa è appesa.

MA frame

RB poeticizzare il deserto invece di sapere dove termina

MA Genius loci

RB Il rapporto omosessuale mai esplicitato tra Don Camillo e Peppone

MA Imbarazzo uditivo (auscultare lo spazio della relazione)

RB Ho ottenuto i suoni di Techno Casa inseguendo l’idea di una generazione di persone, forse ancora a venire, per le quali fosse assolutamente normale leggere ballando / ballare leggendo. Quando scrivevo i testi di Techno Casa ascoltavo per giorni la colonna sonora di riferimento che avevo composto e che li avrebbe dovuti poi accompagnare nei video-essays. In questo modo la scelta delle parole era inequivocabilmente anche la scelta di alcuni suoni, prodotti dalla mia mente impegnata a leggere e rileggere. Ecco perché per questo progetto più che di colonne sonore bisognerebbe parlare di colonne vertebrali. Supporti uditivi che trasformano un’apparente allucinazione in flusso consequenziale di eventi. Tant’è che nel titolo del progetto c’è anche un riferimento specifico ad un genere musicale, ad una cultura del suono. (a proposito, guarda quest’immagine che ho trovato online oggi, mi spiace che il rap venga trattato così male, ma è ovviamente una generalizzazione…)

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MA Il luogo è sempre specifico

RB In generale mi piace immaginare che un’opera (specialmente nel caso si tratti della controfigura temporanea e terrena di un’idea) possa abitare diversi spazi, contesti e addirittura generazioni in maniera differente – ma rimanendo in qualche modo se stessa. Così come le nuvole durante un temporale si inseguono, si uniscono in un nuove configurazioni che sembrano avere senso, ma poi si lasciano per sempre e diventano pioggia. Ed avrebbe senso estendere questo discorso alla possibilità che la trasformazione dell’idea originaria possa avvenire per mano di una persona che non è l’artista stesso, ed utilizzi l’opera come strumento. Come se l’opera fosse un consiglio (spassionato) ai viventi. Ti dicevo che a Ferrara non ho avuto bisogno di costruire un ambiente sensoriale come a Bologna, ma di trovare quello più adatto, una location pertinente da cortocircuitare. Questo ambiente – sviando il suo carattere umile (come spesso succede alle persone con nomi altisonanti) – si chiama VIGOR. Vuoi che ti racconto di più a riguardo o passi direttamente a Ferrara?

http://www.365loops.com/

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Techno Casa – an introduction to (English version) 

Riccardo Benassi,   Techno Casa,   Mambo 2013 - Live Art Week,    Photo © Dario Lasagni

Riccardo Benassi, Techno Casa, Mambo 2013 – Live Art Week, Photo © Dario Lasagni

Riccardo Benassi,   Techno Casa,   Mambo 2013 - Live Art Week,    Photo © Dario Lasagni

Riccardo Benassi, Techno Casa, Mambo 2013 – Live Art Week, Photo © Dario Lasagni

Riccardo Benssi Tecno Casa. Art Fall 13 - xing,   Ferrara

Riccardo Benssi Tecno Casa. Art Fall 13 – xing, Ferrara

CS ? Art FALL 13 – Ferrara

Dopo la pausa del 2012, Art Fall riprende quest’anno sostenendo le produzioni di due lavori destinati alle collezioni delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. Gli artisti coinvolti sono Riccardo Benassi e Zapruder filmmakersgroup.
La nuova produzione di Zapruder filmmakersgroup è un film dal titolo Speak in Tongues, e rientra in quei progetti che gli autori definiscono «anomalie cinematografiche, ambienti, dispositivi di visione mobili». Il film mette in scena un personaggio che parla lingue dal significato nascosto: «Il tema del lavoro – sostengono David Zamagni e Nadia Ranocchi – è l’aderenza tra il vero e il falso, tra giostra e panorama, dove per giostra s’intende un sistema circolare che imita il panorama reale fino a prenderne il posto.»
Speak in Tongues è concepito sia per essere proiettato al cinema, sia in forma di video installazione e verrà presen- tato a Ferrara nei prossimi mesi in una data ancora da definire.