Trackeds - Parliament,   2010,   immagine termica del parlamento Sloveno,   foto alu-dibond,    cm 81 x170,   BridA

Trackeds – Parliament, 2010, immagine termica del parlamento Sloveno, foto alu-dibond, cm 81 x170, BridA

Marco Tagliafierro intervista BridA / Tom Kerševan, Sendi Mango, Jurij Pavlica

www.brida-kud.si

Marco Tagliafierro: Avete proposto un progetto estetico che rintraccia per l’arte un’autonomia nella progettualità del bello – con una complementarità tra arte e tecnica e quindi di canoni scientifici – che dà all’arte pieno diritto di cittadinanza anche nel mondo ultratecnicizzato di oggi.

BridA: Nella società contemporanea,   scienza e tecnologia sono diventate parte integrante della nostra esistenza;  la richiesta e il mercato hanno contribuito alla diffusione e allo sviluppo tecnologico. In realtà la presenza tecnologica nella nostra società, al di là del confort, non cambia la qualità della nostra vita, finché la intendiamo come un mezzo o un strumento. Per avere successo nello sviluppo – che sia scientifico o tecnologico – servono visioni e non poca fantasia (aspetti che ci dimentichiamo spesso da dove provengono). Sembra assurdo, ma la maggior parte dei nostri progetti ha avuto origine da un concetto pittorico che ha dato forma a un approccio di analisi e progettazione molto differente da quello scientifico; anche se abbiamo usato strumenti e metodi conformi a questo tipo di ricerca. La nostra idea non era di ottenere risultati scientifici, ma di creare un punto di vista diverso sia per l’artista che per il pubblico.

Non siamo appassionati di multimediale, che fa affidamento esclusivamente alla tecnologia, e troppo spesso serve agli artisti come l’unico spunto di ispirazione. I progetti come “DIY” e “Modux” sono nati come lavori di sperimentazione pittorica; ci hanno portato a risultati che vanno ben oltre la pittura, anche se richiamano quasi sempre la voglia di ammirazione estetica, componente propria della pittura, alla quale il pubblico e cosi abituato. Per definire i nostri progetti abbiamo usato molte volte il termine “ somewhere between art and science ”. L’apertura di orizzonti che la scienza e tecnologia possono dare all’arte –  e viceversa – non è da trascurare; pensiamo che sia essenziale per l’artista contemporaneo avere coscienza di questo potenziale. La tecnologia oggi non e più solo uno strumento ma, attraverso lo sviluppo nel campo della cibernetica, sta diventando parte integrante del nostro pensare, percepire ed  esprimersi.

La tecnologia può entrare nel processo creativo non solo nella fase finale di esecuzione dell’opera, come siamo abituati a pensare, ma è presente già nell’idea stessa. Per noi la cosa più interessante è la possibilità di poter giocare con la tecnologia in un modo libero senza pensare alla funzionalità dei dispositivi o dei software, anzi, trattarli come dei pensieri o possibili soluzioni usandoli o scartandoli a piacere. Questo e il nostro modo di trattare la tecnologia. Non abbiamo nessuno scrupolo di smontare un computer per adattarlo alle nostre idee. Ci piace ricercare l’estetica nell’ambiguità intrinseca alla tecnologia, mettendola in funzione del arte, privandola cosi della funzione per cui e stata programmata, come succede per es. nel progetto “Assembler”, dove la macchina e stata progettata per essere imperfetta e aiutarci a sbagliare.

Marco Tagliafierro: Proponete un’arte “aperta”, sintetica, totale; non nel senso della sintesi o della fusione di forme classiche adusate, ma come progettazione e programmazione totale di tutti gli elementi che interessano non solo i cinque sensi, ma il ” potere di fascinazione” che viene accentuato dagli elementi “fisici”, “meccanici”, “elettrostatici”.

BridA: Come abbiamo già accennato, ci piace combinare diverse possibilità di espressione che rinunciano al purismo a tutti i livelli. Non ci poniamo limiti nel trattare le opere d’arte come un campo di sperimentazione – come abbiamo fatto con il progetto “DIY”, dove abbiamo dissezionato l’opera pittorica per farla sembrare un gioco come il Tetris -, lo stesso vale per l’uso della tecnologia, non condividiamo i termini come Net Art. La tecnologia può diventare un elemento integrante del nostro pensare però in un modo libero, senza l’obbligo di usarla o   menzionarla. Ci permettiamo di creare dei progetti che assumono caratteristiche di semiprodotti per permettere una lettura non lineare, per aprire così nuove possibilità di sviluppo.  I nostri progetti sono strutturati in un modo da permettere modifiche e manipolazioni ad ogni livello. Ci piace riprogrammarli, cambiarli e dare la possibilità al pubblico di intervenire e modificare i contenuti; vogliamo che diventino delle piattaforme aperte che possono funzionare indipendentemente senza richiedere la nostra presenza.

Modux 3.4,   2008,   Ars Electronica festival Linz,   installazione multimediale,   BridA

Modux 3.4, 2008, Ars Electronica festival Linz, installazione multimediale, BridA

Marco Tagliafierro: Ho l’impressione che uno dei vostri obiettivi risieda nel cambiare e rinnovare la tecnologia artistica e i materiali dell’arte attraverso la conoscenza dei fenomeni legati alla fisica, capace a sua volta di ampliare la facoltà creativa e di provocare una rivoluzione dei mezzi artistici. Cosa ne pensate?

BridA: Usiamo molte volte i termini scientifici per trasmettere un messaggio artistico, in questo modo il linguaggio tecnico usato per descrivere pragmaticamente le funzionalità della tecnologia ci aiuta a capire molti concetti artistici. Per esempio, nel progetto “Information accelerator” – che tratta il concetto del flusso e la trasmissione dell’informazione nel opera d’arte – problematizza il significato astratto della  parola informazione portando il concetto ad un livello più ampio e coinvolgendo sia la scienza che la filosofia. L’impatto di questo progetto ci ha aperto molte possibilità di confronti interdisciplinari. Il progetto “Defrag News”, invece, sfrutta i canali dell’informazione sul web per distillare le news in un iper-concentrato di informazione portando ai limiti non solo le nostre capacita di percezione, ma anche de frammentando i nostri modelli mentali prestabiliti. Con la partecipazione al progetto Europeo TimeForNano abbiamo avuto la possibilità di immergerci nelle nanodimensioni sviluppando “Nanoplotter”, un progetto in cui ci riferiamo alle proprietà della nano-fisica come selfassembling.

Marco Tagliafierro: Studiate lo spazio-dinamismo, può fornire nuovi potenziali alla creazione artistica?

BridA: Partendo quasi sempre dallo spazio bidimensionale, non abbiamo avuto difficoltà ad immaginare dimensioni e spazi che vanno ben oltre la tridimensionalità. Abbiamo creato progetti usando la fotografia, il video, il suono, i sistemi di motion tracking e lo spazio del web.  Abbiamo sviluppato progetti come “Modux” e “Trackeds” che ci hanno dato la possibilità di agire in diversi livelli usufruendo anche della presenza interattiva del pubblico. Tutto ciò ha del potenziale immenso, tanto che abbiamo sviluppato delle piattaforme che vanno oltre i limiti fisici. Questo ci ha consentito intendere e percepire l’arte in un modo molto più aperto. Con il recente progetto “Vodoskop” abbiamo creato un modello di spazio parallelo, che veniva percepito in base ai dati reali ricavati dal ambiente trasformando i nostri modelli mentali prestabiliti. Il progetto era site-specific ed era installato sul ponte pedonale del fiume Drava nella città di Ptuj (SLO). Con l’aiuto dei sensori che rilevavano la velocità della corrente d’acqua abbiamo creato una visualizzazione virtuale del fiume proiettata sulla superficie del ponte. Avvenendo tutto in tempo reale, si è creato un livello di percezione che era in giustapposizione con le funzionalità del ponte. Con “Vodoskop” abbiamo creato la percezione dello spazio e tempo parallelo dando al pubblico la possibilità di interagire e creare nuovi modelli mentali e di riconsiderare la percezione del tempo – spazio.

Marco Tagliafierro: Il tempo è dinamico come lo spazio, allo stesso modo?

BridA: Come artisti ci prendiamo il privilegio di non limitarci al paradigma della costante del tempo. Esempio ne sia il progetto video “Lunch break” del 2008 che problematizza in un modo molto diretto la questione dello spazio e tempo. Questo progetto ci ha permesso di giocare usando un “multi-verso” contrapponendo diversi livelli di spazio e tempo; abbiamo potuto manipolare e influire la temporalità in un modo dinamico e libero senza limiti. Tutto dipendeva dal nostro punto di vista. Il film “Inception” di C. Nolan è uscito molto più tardi!

Information accelerator,   City Gallery Ljubljana 2007,   installazione multimediale,   BridA

Information accelerator, City Gallery Ljubljana 2007, installazione multimediale, BridA

Assembler,   2011,   installazione multimediale,   BridA

Assembler, 2011, installazione multimediale, BridA

Modux 3.0,   2007,   ZKM Karlsruhe,   installazione multimediale,   BridA

Modux 3.0, 2007, ZKM Karlsruhe, installazione multimediale, BridA