T.J. Wilcox,   2014 Installation view at Galleria Raffaella Cortese,   Milano Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese,   Milano Photo: Lorenzo Palmieri

T.J. Wilcox, 2014 Installation view at Galleria Raffaella Cortese, Milano Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano Photo: Lorenzo Palmieri

E’ in corso alla galleria Raffaella Cortese, nella sede al numero 1 di via Stradella, la mostra personale dell’artista americano T. J. Wilcox

Il Metropolitan Opera di New York, durante quest’anno, ha affidato a diversi artisti (tra cui Paul Chan e George Condo) l’incarico di comporre trailers della durata di due minuti da proiettare nel teatro prima dell’inizio dello spettacolo vero e proprio, per la stagione che sta per iniziare. Il lavoro esposto, dal titolo The Tales of Hoffmann, nasce da questo incarico commissionato a Wilcox. L’artista ha prodotto un video per introdurre lo spettacolo teatrale Tales of Hoffmann, opera di Jacques Offenbach del 1881, che, ovviamente, si rifà ai racconti del celebre Hoffmann. Non solo, dunque, Wilcox appare interessato a tale pièce – sentimento epidermicamente nutrito e non giustificato dalla sola mansione lavorativa che lo origina -, ma, forse maggiormente, risulta affascinato – per formazione in primo luogo – allo scrittore romantico di origine tedesche, che indubbiamente influisce sul suo lavoro. Il video presenta una riproduzione a telecamera fissa di un piccolo teatrino-giocattolo realizzato dall’artista medesimo, nel quale compare, soggetto unico e fisso, una bambola di porcellana che canta (la bocca è quella di una cantante vera, aggiunta in post-produzione). Dietro di lei c’è un uccello, secondo ed ultimo elemento vivente della scena. L’ambiente, invece, vede i fondali di tulle giallo, materiale usato anche per due tendaggi tra cui sta la protagonista, posta altresì sotto a piccoli lampadari-candelabri su cui fiammeggiano candele in miniatura. Musica e voci sono fornite dal Metropolitan Opera stesso. Altre fonti d’ispirazione (dovute) per il film sono Freud, con i suoi dibattiti riguardo tali racconti nel saggio Il Perturbante (1919) e il film I Racconti di Hoffmann (1951) di Powell e Pressburger.

In mostra sono esposti anche quattro light box (tre nella sala principale ed uno nell’ufficio) che rappresentano un frammento della scenografia del teatrino suddetto, un particolare di questa. Infine, sempre nella sala principale, ci sono due collage, rappresentanti ciascuno una serie di chioschi sotto cui si trovano due figure femminili. In uno la struttura è disegnata a matita su sfondo bianco, mentre la donna, che è colorata, è un ritaglio incollato, come le decine di uccelli (anch’essi colorati) che sono stati posti sopra il disegno. Nell’altro, invece, donna e chiosco sono entrambi in bianco e nero ed incollati sopra il foglio bianco, su cui compaiono poi pochi uccelli colorati.

Mathilde Rosier,   2014 Installation view at Galleria Raffaella Cortese Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese,   Milano Photo: Lorenzo Palmieri

Mathilde Rosier, 2014 Installation view at Galleria Raffaella Cortese Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano Photo: Lorenzo Palmieri

La galleria Raffaella Cortese ospita, inoltre, al numero 7 di via Stradella, la mostra personale dell’artista francese Mathilde Rosier. Sin da subito, appena entrati nello spazio espositivo, colori e forme ci proiettano in un clima, se non di festa, perlomeno movimentato. Disegni su carta, collage, dipinti su tavola, video: tutto rimanda alla danza e alla musica, nonché le due fonti d’ispirazione primarie dell’artista. Il video, per esempio, ripropone la performance che la Rosier ha organizzato nello spazio di via Stradella al numero 4 il giorno dell’inaugurazione, in cui due ballerini (maschio e femmina) danzavano incrociando arti e corpi, dando luogo a giochi che facevano degli elementi corporei dell’uno quelli dell’altra, e viceversa. I dipinti ripropongono sempre ballerine che danzano strette in tutù color pastello. Ma il danzatore si fa acrobata: salti, intrecci, effetti di scena coinvolgono i protagonisti delle opere. E lo spettatore, di conseguenza, è attirato nel vortice del movimento. Il vortice, a ben guardare, è un altro elemento caro all’artista. La forma di spirale, presente anche nelle chiocciole che sono dipinte su piccoli pannelli di legno esposte in mostra, ci dà immediatamente idea di rotazione, cambiamento, musicalità. L’artista ha cominciato anche sull’arte del cadere, ovvero su quella situazione che porta smarrimento di sé in quanto ente corporeo nello spazio, ma anche di sé in quanto ente psicologico che vede nella caduta smarrimento profondo a livello sentimentale. La ballerina posta a testa in giù non è forse l’espressione di un animo intrinsecamente estraneo e indisposto rispetto al mondo che lo ospita?

Marco Arrigoni

Mathilde Rosier,   "Falling glorious II" - 2014 - Gouache and oil on paper - 185 x 161 cm,   Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese,   Milano

Mathilde Rosier, “Falling glorious II” – 2014 – Gouache and oil on paper – 185 x 161 cm, Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano

Mathilde Rosier,   Abstracting Attraction,   2014 View at Galleria Raffaella Cortese,   Milano Performers: Silvia Bonavigo,   Fabrizio Mastrangelo Photo: videorize

Mathilde Rosier, Abstracting Attraction, 2014 View at Galleria Raffaella Cortese, Milano Performers: Silvia Bonavigo, Fabrizio Mastrangelo Photo: videorize