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E’ stata inaugura pochi giorni fa la mostra collettiva ‘Each Evening We See The Sunset’, con le opere di  Winona Barton-Ballentine,  Bridget de Gersigny,  Luc Fuller,  Sylvia Hardy,  Hanne Lillee Alessandro Teoldi. Curata da Micola Clara Brambilla e Alessandro Teoldi, il progetto si sviluppa (non senza un’alta dose di ambizione) seguendo l’affascinate “atto del guardare”. Come incipit un breve paragrafo scritto in Ways of Seeing (Sul guardare) dal critico d’arte John Berger: “Il rapporto tra ciò che vediamo e ciò che sappiamo non è mai definito una volta per tutte. Ogni sera vediamo tramontare il Sole. Sappiamo che la Terra se ne allontana ruotando su se stessa. Eppure saperlo, saperselo spiegare, è sempre leggermente inadeguato rispetto a ciò che vediamo”. (John Berger, 1972)

Tutte rivelazioni – nel senso che nessuno dei 6 artisti invitati ha mai esposto in Italia prima di ora – le opere tracciano il difficile percorso di relazioni che intercorrono tra oggetto e immagine, materia e idea.

Guardare come modo per capire il mondo / guardare come modo per decostruire il mondo / guardare come forma per modellare la realtà.. e via discorrendo.

Il prologo della mostra, una lettera personale che tocca l’apice con una domanda: “Prova un attimo a chiudere gli occhi e immaginare un tramonto. Che cosa vedi?”. Ahimè, se ci provo io, vedo la decadenza dell’Occidente… o un film di serie Z o, ancora, una cartolina o una foto scattata tra Santorini e il mare. Ma forse è proprio questo l’ambizioso ‘salto’ che la mostra ambisce spiccare da un trampolino (troppo alto?). Ma mi presto al gioco e girovago tra le stanze con occhio distratto (il tramonto più bello è quello che si vive con la coda dell’occhio).

Tante e disparate le opere: liane acquatiche che penzolano dal soffitto (Bridget de Gersigny, Permanent Suspension, 2013), scatti-collage tenuti insieme da fili ‘virtuali’ e da un’alta dose di manuali da bricoler (Winona Barton-Ballentine), stratificazioni di poster neutralizzati e bloccati sul pavimenti, dunque inoffensivi (Sylvia Hardy); tramonti tanti immaginifici quanto ‘annoiati’  con drappeggio (Alessandro Teoldi); la sovrapposizione (e il sostentamento) di video e pittura (Luc Fuller), e non ultime, delle ambigue e misteriose immagini afflosciate e ‘crocifisse’ (Hanne Lillee).

Attribuire significato e significare.

Attutire il significato e immaginare.

Attenuare l’immaginazione e osservare.

“Nelle stanze di Spazio Morris, la presenza fisica delle opere diventa spunto fondamentale per considerare fotografie, sculture e video come agglomerati di materia e quindi oggetti in grado di determinare la nostra percezione del reale e dell’apparente. Interrogandosi, quindi, sul rapporto tra rappresentazione e percezione, la mostra prende in considerazione lo sguardo dello spettatore, il suo potere di tradurre e interpretare e indaga, così, sulla frattura che si crea tra ciò che ci viene mostrato e ciò che vediamo”. (da CS)

Nella stessa sera, è stato presentato il buon libro Interno Domestico (Fortino Editions). Da comprare!

Winona Barton-Ballentine,   mostra Each Evening We See The Sunset,   Spazio Morris,   Milano 2013 foto: Francesca Verga

Winona Barton-Ballentine, mostra Each Evening We See The Sunset, Spazio Morris, Milano 2013 foto: Francesca Verga

Luc Fuller,   mostra Each Evening We See The Sunset,   Spazio Morris,   Milano 2013,    foto: Francesca Verga

Luc Fuller, mostra Each Evening We See The Sunset, Spazio Morris, Milano 2013, foto: Francesca Verga

 

Sylvia Hardy,  mostra Each Evening We See The Sunset,   Spazio Morris,   Milano 2013 foto: Francesca Verga

Hanne Lillee, Breath Down my neck, 2013  – mostra Each Evening We See The Sunset, Spazio Morris, Milano 2013 foto: Francesca Verga

Hanne Lillee,  Breath Down My Neck,  2013

The group exhibition Each Evening We See The Sunset is inspired by a short paragraph written in Ways of Seeing by the critic John Berger:

‘The relation between what we see and what we know is never settled. Each evening we see the sunset. We know that the Earth is turning away from it. Yet the knowledge, the explanation, never quite fits the sight’ (John Berger, 1972).

Considering how we look at an image, Berger perfectly captures the essence of a recurring dilemma: what is real in subjective perception?

Each Evening We See The Sunset, takes this question as an opportunity to present the works of six young artists exhibiting for the first time in Italy and questioning the relationship between image and object, matter and idea. The act of looking is taken as the starting point to investigate the notion of image as something that shapes our understanding of the world, our imagery and the way we see things, yet as something profoundly affected by the subject’s look, by its way of seeing and of giving meaning to the work.

In the rooms of Spazio Morris, the physical presence of the works becomes vital to consider photographs, sculptures and videos as outcomes of a material process and therefore as objects able to determine our perception of reality and fiction.

Considering viewers and their agency, their power to create a sense of unity and capacity to translate and interpret, to trace new associations and disassociations from the spectacle they view, this exhibition is an attempt to drag them into an exercise around the act of looking, aimed at exploring the fracture existing between what we are shown and what we see.

Bridget de Gersigny,   Permanent Suspension,   2013,   mostra Each Evening We See The Sunset,   Spazio Morris,   Milano 2013,    foto: Francesca Verga

Bridget de Gersigny, Permanent Suspension, 2013, mostra Each Evening We See The Sunset, Spazio Morris, Milano 2013, foto: Francesca Verga

Hanne Lillee,   mostra Each Evening We See The Sunset,   Spazio Morris,   Milano 2013,    foto: Francesca Verga

Hanne Lillee, mostra Each Evening We See The Sunset, Spazio Morris, Milano 2013, foto: Francesca Verga

Alessandro Teoldi,   mostra Each Evening We See The Sunset,   Spazio Morris,   Milano 2013,    foto: Francesca Verga

Alessandro Teoldi, mostra Each Evening We See The Sunset, Spazio Morris, Milano 2013, foto: Francesca Verga