Sterling Ruby  SOFT WORK,   2013  Veduta dell’installazione | Installation view,   MACRO,   Roma  Photo Ala d’Amico

Sterling Ruby SOFT WORK, 2013 Veduta dell’installazione | Installation view, MACRO, Roma Photo Ala d’Amico

Roma accoglie Sterling Ruby a braccia aperte, dedicandogli ben tre appuntamenti. Sarà protagonista di ben due personali, una al MACRO Testaccio, una alla Fondazione Memmo – Arte Contemporanea (Palazzo Ruspoli, via del Corso 418, Roma) e mercoledì 22 maggio 2013, alle ore 18.00 terrà una lecture all’auditorium di MACRO (via Nizza).  

Il Macro presenta  SOFT WORK – dal 22/05-15/09/2013 –  già ospitata al Centre d’Art Contemporain di Ginevra, al Frac Champagne-Ardenne di Reims e alla Konsthalle Bonniers di Stoccolma, sarà a Roma per la tappa conclusiva del tour,  con il maggior numero di opere, di cui molte create appositamente per il nuovo allestimento al MACRO Testaccio. L’esposizione, curata da Maria Alicata, con l’organizzazione generale di Damiana Leoni e il contributo di Depart Foundation e SINV, è concepita dall’artista come un’unica e grande opera: un’unica istallazione composta da “sculture morbide’” aventi le sembianze di grandi cuscini.

Alla Fondazione Memmo, la mostra  CHRON II con  oltre settanta opere selezionate dall’artista all’interno della propria collezione personale, illustrando oltre un decennio della sua produzione artistica. CHRON II apre al pubblico venerdì 24 Maggio 2013 a Roma, presso la storica sede della Fondazione a Palazzo Ruspoli, e sarà visibile – a ingresso gratuito – fino al 15 settembre 2013.

Alcune domande a Cloé Perrone,  curatrice della Fondazione Memmo e coordinatrice della mostra di Sterling Ruby CHRON II e a Maria Alicata sulle rispettive mostre CHRON II e SOFT WORK.

ATP: La mostra di Sterling Ruby ‘Soft Work’ che inaugura il 21 maggio al Macro Testaccio ha già toccato altre realtà museali prima di giungere a Roma. Avendo già visto il progetto in evoluzione, cosa hai provato la prima volta che hai visto la grande opera dell’artista americano?

Maria Alicata: I Soft Work di Sterling Ruby, le grandi sculture che l’artista realizza con grandi cuscini imbottiti, sembrano evocare a prima vista – attraverso le loro forme e dimensioni avvolgenti, i colori vivaci e la loro “morbidezza” – una dimensione ludica. Una leggerezza però che si rivela immediatamente illusoria, suscitando invece uno spaesamento. La sua è una ricerca tutt’altro che “soft”, e le forme delle sue opere sono solo apparentemente rassicuranti: l’artista infatti camuffa dietro sembianze giocosamente pop, immagini in realtà minacciose e aggressive.  Così i cuscini a forma di gigantesche gocce, che pendono dall’alto, non sono che un richiamo alle lacrime (immagine, tra l’altro, comune tra i tatuaggi dei carcerati) e alla sofferenza, mentre le enormi e vampiresche bocche spalancate sono un’allusione all’insaziabile consumismo americano, evocato anche dalle ricorrenti texture a stelle e strisce. Inoltre, utilizzando una tecnica tradizionalmente “femminile”, quella del cucito, Ruby attua una sottile ironia sul concetto di “mascolinità” in rapporto alla vita domestica. Il suo lavoro riesce così a portare a galla le illusioni, a mettere in discussione la precarietà delle certezze culturalmente più radicate, ed è in questo che consiste la sua forza.

ATP: La tappa a Roma è quella conclusiva, come racconteresti l’evoluzione del progetto dall’inizio alla fine?

MA: Ogni allestimento di SOFT WORK è stato pensato in stretta relazione con la sede espositiva, per cui la mostra, realizzata in questa tappa a Roma grazie all’organizzazione di Damiana Leoni e il contributo di Depart Foundation, è stata un progetto in continuo divenire, cresciuto e diversificatosi sempre con nuovi lavori. Ad esempio la location del MACRO Testaccio, negli spazi dell’ex-Mattatoio di Roma, ha influito sull’artista, oltre che nella progettazione di un nuovo allestimento, ispirandolo anche nella realizzazione di nuove opere.

ATP: Qual è la particolarità di questo progetto?

MA: Sicuramente il fatto che il progetto per il MACRO presenta, rispetto alle tappe precedenti del tour, un numero maggiore di opere e molte sono realizzate appositamente per il Museo. Inoltre la mostra a Testaccio è anche quella che avrà una durata maggiore, dal 22 maggio al 15 settembre 2013.

ATP: La mostra vuole destabilizzare, dietro alla ‘morbidezza’ che caratterizza le opere, la tranquillità e serenità  quotidiana radicata nella tipica famiglia americana. Pensi che uno sguardo del genere sia estendibile anche alla ‘vecchia’ Europa?

MA: Ci sono degli aspetti del lavoro di Sterling Ruby che, seppur strettamente legati alla cultura americana, riescono comunque a toccare molto da vicino anche delle caratteristiche peculiari, più che della cultura europea – in cui le differenze nazionali sono marcate –, di quella specificatamente italiana. Infatti, anche se la declinazione è diversa, la concezione del “nido” è un aspetto fondante della nostra cultura. La differenza probabilmente ridiede nel fatto che, mentre negli Stati Uniti la sicurezza del rifugio è molto legata alla “casa” – un concetto che rimanda anche alla proprietà privata, alle conquiste personali in qualche modo –, per l’Italia invece il focolare domestico è per antonomasia la “famiglia”.

ATP: Sterling Ruby è il protagonista anche di un’altra mostra che inaugura a Roma in questo stesso periodo, CHRON II a Palazzo Memmo (a cura di Cloè Perrone – Fondazione Memmo). C’è una relazione tra i due progetti?

MA: Tra la mostra al MACRO e quella alla Fondazione Memmo non c’è una relazione diretta sul contenuto perché sono due mostre molto differenti, che mettono in luce aspetti diversi della ricerca di Sterling Ruby. Ritengo comunque che sia rilevante la concomitanza, perché il pubblico ha così un’opportunità importante, quella di conoscere e approfondire il lavoro di uno egli artisti più significativi e originali di questi ultimi anni.

Sterling Ruby  SOFT WORK,   2013  Veduta dell’installazione | Installation view,   MACRO,   Roma  Photo Ala d’Amico

Sterling Ruby SOFT WORK, 2013 Veduta dell’installazione | Installation view, MACRO, Roma Photo Ala d’Amico

Sterling Ruby  SOFT WORK,   2013  Veduta dell’installazione | Installation view,   MACRO,   Roma

Sterling Ruby SOFT WORK, 2013 Veduta dell’installazione | Installation view, MACRO, Roma

Sterling Ruby  SOFT WORK,   2013  Veduta dell’installazione | Installation view,   MACRO,   Roma

Sterling Ruby SOFT WORK, 2013 Veduta dell’installazione | Installation view, MACRO, Roma

Alcune domande a Clòe Perrone

ATP: CHRON II è il titolo della mostra personale di Sterling Ruby che hai coordinato presso la sede della Fondazione Memmo di Palazzo Ruspoli, a Roma. Per l’occasione, verranno presentate oltre settanta opere, nello specifico dei collage provenienti dall’archivio dell’artista e realizzati nell’ultimo decennio. Come si inserisce questa tipologia di lavori, all’interno della sua eterogenea produzione artistica?

Clòe Perrone: Sterling Ruby è un artista multidisciplinare. La sua pratica si espande dalla pittura alla scultura, dal video al collage. Utilizza diversi tipi di materiali: gesso, pittura acrilica, ceramica ma anche bomboletta spray, smalto e vari materiali usati, come coperte e cartoni d’imballaggio. All’interno della sua ricerca non esiste nessuna gerarchia fra un medium e l’altro. Hanno tutti la stessa importanza e vengono scambiati fra loro a seconda  di quello che risponde meglio al tema analizzato. I lavori su carta, inoltre, sono sempre stati presenti nella pratica di Ruby che continua a realizzarne di nuovi.

ATP: Che tipo di relazione c’è tra questa mostra e la precedente CHRON, organizzata da Sterling Ruby presso il The Drawing Center di New York?

CP: In entrambe le mostre sono presenti esclusivamente lavori bidimensionali, concentrandosi quindi su una specifica tipologia di opere. CHRON è l’abbreviazione di chronology, dalla quale nasce l’idea di mostrare lo stesso medium in momenti diversi. Il titolo, infatti, fa riferimento all’idea di poter riprodurre la mostra basata su un solo prescelto medium più volte, presentando sempre i lavori su carta ma selezionandone ogni volta di nuovi. Il titolo simboleggia la cronologia e i collegamenti che si ripetono attraverso il tempo. 

ATP: Sono presenti molte opere realizzate nell’arco di dieci anni: ci sono state particolari scelte espositive?

CP: Per la prima volta è stata data a Ruby l’opportunità di lavorare in uno spazio che non sia un white cube. La Fondazione Memmo si trova all’interno di Palazzo Ruspoli e le sale sono ampie stanze disegnate secondo gli standard della galleria del Seicento. Questa novità ha obbligato Ruby a riflettere e pensare allo spazio in un modo completamente diverso. Alle pareti c’è una stoffa nera che fa emergere i colori dei lavori in modo completamente diverso da come sono state esibite precedentemente. Le luci fanno fuoriuscire le tracce delle mostre antecedenti e sottolineano l’importanza della relazione tra presente e passato. Ruby non ha voluto nascondere questi segni ma, al contrario, illuminarli tanto quanto le opere al fine di creare un legame tra passato e presente. Crede che sia inutile provare a nasconderle e sia molto più interessante mostrare le caratteristiche dello spazio mettendole a confronto con il proprio lavoro.

Mostra di Sterling Ruby allestita alla Fondazione Memmo (Roma),   foto: Thomas Munns

Mostra di Sterling Ruby allestita alla Fondazione Memmo (Roma), foto: Thomas Munns

Mostra di Sterling Ruby allestita alla Fondazione Memmo (Roma),   foto: Thomas Munns

Mostra di Sterling Ruby allestita alla Fondazione Memmo (Roma), foto: Thomas Munns