In occasione della mostra di  Stefano Graziani, ‘Conversazioni notturne’ – ospitata fino al 26 luglio 2013 alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma – intervista all’artista e al curatore Alessandro Dandini de Sylva.

ATP: Stefano Graziani ha un particolare modo di pensare alla fotografia. Nel progetto che inaugurerete alla Fondazione Pastificio Cerere, ma anche nelle precedenti serie (penso a ‘Under the Volcano and Other Stories’), l’artista isola più immagini dai soggetti diversi per poi ricomporle in una particolare sequenza. 

Alessandro Dandini de Sylva: Le opere esposte alla Fondazione Pastificio Cerere sono una particolare selezione di un nuovo progetto a cui Stefano Graziani ha lavorato negli ultimi tre anni. Esistono tuttavia diversi punti di coincidenza con altri lavori precedenti,  come la fotografia del cielo stellato, già inclusa in ‘Under the Volcano and Other Stories’, o i vari riferimenti alla grotta, al mare e all’isola. Tutte le mostre di Stefano Graziani diventano un’occasione per ripensare al suo lavoro in generale, senza reali distinzioni tra i diversi progetti, e la presenza simultanea di alcune fotografie permette di avere un’ulteriore chiave di lettura dell’intero processo.

ATP: In una recente conversazione l’artista parla di una “nebbia atmosferica” attorno alle sue fotografie. Di cosa si tratta nello specifico?

A.D.D.S: La “nebbia atmosferica” di cui parli è un riferimento a ‘Viaggio al centro della Terra’ di Jules Verne, ed è una suggestione che Rene Gabri suggerisce in una recente conversazione pubblicata in ‘Under the Volcano and Other Stories’. Una nebbia che ci porta a vedere le cose in una luce diversa, che spezza la collana dei ricordi per riportare lo stupore nei nostri occhi, o per dirla con le parole di Stefano Graziani: una condizione in cui tutte le volte sono come la prima volta. In ‘Conversazioni notturne / Late night conversations’ questa suggestione si traduce in una serie di incontri e apparizioni, un sogno ad occhi aperti che lascia allo spettatore la libertà di poter intraprendere nuovi percorsi, liberandolo dalla logica dei fatti per riscoprire il gusto dell’esplorazione.

ATP: Stefano, il titolo molto poetico della tua mostra alla Fondazione, ‘Conversazioni notturne / Late night conversations’ sembra alludere a una realtà fotografica ‘altra’ rispetto al reale.  La dimensione notturna sembra riferito ai sogni, all’oblio, all’oscurità anche concettuale. Dai la sensazione di voler alludere, appunto, ad una dimensione diversa, non reale. Mi sbaglio?

Stefano Graziani: Non ti sbaglia mai, tutte le fotografie mostrano cose che esistono e che si possono vedere, sono fotografie nel senso più classico del termine, in alcuni casi ci mostrano degli accadimenti, sono rappresentazioni di qualcosa che sta succedendo. Per esempio, le fotografie delle scintille (esperimenti domestici), sono un prodotto imprevisto, la forma finale non è assolutamente prevedibile, sono fotografie fatte in completa oscurità di fronte a un dispositivo a tempo in grado di produrre bagliori. Il titolo è proprio quello che dici, potremmo azzardare a dire che molto spesso le rivelazioni e le apparizioni che più ci convincono possono essere quelle notturne. Per portare un altro esempio, nella mostra, affianco alla fotografia di una scintilla c’è la fotografia di un cacciatore. È una fotografia che prova a raccontare il metodo di caccia delle tribù Naskapi. Per cacciare seguono le tracce e le indicazioni  che ricevono e rivivono in sogno, è la messa in atto di un sistema di intuizioni e ricordi, una reale modalità  di esplorazione.

ATP:  Spesso concepisci le tue serie fotografiche in una forma di tassonomia, con delle regole e un ordine misterioso. Tra un’immagine e l’altra, spesso sembra non esserci relazione o, se c’è, è molto allusiva. Tasselli disparati di una tua ricostruzione immaginaria del mondo, ogni immagine acquista intensità proprio in relazione tra quella che la precede e la segue. Come raccontare il processo generativo di questa tassonomia immaginifica?

S.G.: Pensare di seguire un ordine è un pensiero impossibile. Troppo difficile, le relazioni, come le fotografie, spesso non hanno spiegazione, al massimo un senso. Il processo che genera questo lavoro può essere il più semplice sistema dell’incontro. Incontri desiderati o incontri che hanno il senso di rimanere, mai senza criterio cosciente di scelta.

ATP: Sistemi scientifici, fuochi d’artificio, piante, immagini dall’Egitto, paesaggi naturali ecc. Molti dei soggetti che scegli isolano delle forme di sapere: biologia, etologia, botanica, astrologia. Tante discipline che forse, ne nascondono una più profonda. Nella descrizione della mostra, si fa riferimento all’inconscio come traccia per ricostruire una particolare forma di autoanalisi. In queste fotografie, ma potremmo pensarli anche come ‘prelevamenti’ di realtà, cosa hai scoperto?

S.G.:Forse è la necessità di attraversare diversi saperi con una certa nonchalance, il poter avvicinarsi a questioni complesse con le intenzioni di un devoto amatore, con strumenti che forse appaiono superati, ma che permettono un controllo completo sul lavoro. Non credo si tratti di scoperta di un inconscio, vorrebbe piuttosto essere il  contrario, un lavoro che non guarda all’indietro alla ricerca di eventi o traumi, è una prospettiva rovesciata in avanti che costruisce una corrispondenza tra lavoro e incontro e pensiero e incontro.

www.stefanograziani.com

Stefano Graziani,   Senza titolo (mare),   2012,   Courtesy Galleria Mazzoli Modena

Stefano Graziani,  Senza titolo (mare), 2012, Courtesy Galleria Mazzoli Modena

Stefano Graziani,   Senza titolo (Egitto),   2012,   Courtesy Galleria Mazzoli Modena

Stefano Graziani,  Senza titolo (Egitto), 2012, Courtesy Galleria Mazzoli Modena

Stefano Graziani,   Senza titolo (scintilla),   2011,   Courtesy Galleria Mazzoli Modena

Stefano Graziani,  Senza titolo (scintilla), 2011, Courtesy Galleria Mazzoli Modena

Stefano Graziani,   Senza titolo (maschera),   2011,   Courtesy Galleria Mazzoli Modena

Stefano Graziani,  Senza titolo (maschera), 2011, Courtesy Galleria Mazzoli Modena