Stefano Arienti. Ragamala. exhibition view - Galleria S.A.L.E.S. 30nov13

Stefano Arienti. Ragamala. exhibition view – Galleria S.A.L.E.S. 30nov13

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Se la somma di tutti i colori da un non colore, la somma di tanti suoni o armonie diverse che suono produce? Se, per una magica forma animistica, le 1500 custodie che Stefano Arienti ha appeso nella grande sala della Galleria S.A.L.E.S prendessero ‘vita’ e si mettessero a ‘suonare’, cosa udiremmo? Un frastuono, un boato che, al suo apice, farebbe infrangere le vetrate della galleria? Mi piace pensare che se il bianco è dato dalla somma di tutti i colori, quello che sento durante la mostra di Stefano, è un rumore simile al bianco. Ma non quello macabro ben descritto da Don De Lillo, bensì un’armonia pacifica, carezzevole. Un’estensione positiva e coinvolgente.

Seguendo un personalissimo gusto, l’artista ha raccolto in anni recenti quella che, genericamente, è chiamata ‘world music’: una collezione di CD dai titolo più disparati, provenienti da altrettanto diverse e lontanissime ragioni del mondo. Il titolo della grande installazione è Ragamala. Scopro che “Ragamala” significa “ghirlanda di raga” o melodia musicale; è anche un titolo del libro di uno dei massimo suonatori di sitar e ambasciatore della cultura indiana nel mondo, Ravi Shankar. Melodia, dunque, quella che guida questa bizzarra mappatura del mondo: una geografia scrupolosa che descrive i continenti attraverso la musica (popolare, colta, dance, classica, folcloristica, rock…) che hanno prodotto.

Ai CD di musiche provenienti da tutto il mondo, si alternano alcuni involucri vuoti, creando così un grafico del mondo i cui confini sono determinati da suoni che si rincorrono. Le cusodie vuoti suggeriscono un vago senso di ‘aspettativa’, come dire: siamo in attesa del suono che verrà, del componimento sul nascere, di una nuova melodia. Ma è anche ritmo, cadenza tra un brano e l’altro, tra una cultura e un’altra.

Con curiosità mi soffermo sull’Europa, più da vicino, sull’Italia: Vasco Rossi, Gianna Nannini, Tiziano Ferro, un cantautore sconosciuto, una collezione di musica popolare, un cofanetto commemorativo… Torno indietro, l’Inghilterra con i Bronski Beat, David Bowie, Portishead, George Michael, Moby… Francia, Air, Charles Aznavour…

… molti li riconosco, molti altri nessuna memoria o coscienza. All’opening ho Stefano a fianco e, quasi per gioco, indico un CD di musica africana, o forse araba, non ricordo: “Dimmi la verità, Stefano, questo non lo hai ascoltato…” “Come no, certo che l’ho ascoltato, le prime tracce sono un po’ ‘difficili’ ma altre, invece, mi piacciono molto”.

Non volevo metterlo alla prova, non avevo dubbi che, ogni scelta, ogni acquisto, ogni viaggio compiuto da Arienti per scoprire nuove e sconosciute melodie, sia guidato da un’autentica e profonda passione.

Con lui entro nella project room dove sono esposte alcune nuove opere della tipologia dei poster traforati. Ogni poster è esposto rovesciato (alcuni comprati in un lontano viaggio in India, a fianco di altri acquistati più di recente), e nasconde personaggi della tradizione devozionale cattolica ed induista: Ganesh accanto ad un santo con bambino, Shiva o Krishna a fianco di un apostolo X (difficile da intuire quali elementi simbolici l’artista abbia celato dietro la trama delle sottile linee traforate).

Tutto e tanto, assieme, pacificamente e in armonia.

? CS – Ragamala @ s.a.l.e.s.,  Roma

Stefano Arienti Ganesha 1,   2013 traforatura su manifesto cm.90x61,   courtesy Galleria S.A.L.E.S.,   Roma

Stefano Arienti Ganesha 1, 2013 traforatura su manifesto cm.90×61, courtesy Galleria S.A.L.E.S., Roma

Stefano Arienti Krishna 3,   2013 traforatura su manifesto cm. 43,  5x30 (detail of the back),   courtesy Galleria S.A.L.E.S.,   Roma

Stefano Arienti Krishna 3, 2013 traforatura su manifesto cm. 43, 5×30 (detail of the back), courtesy Galleria S.A.L.E.S., Roma

Stefano Arienti,   Krishna 4,   2013,   traforatura su manifesto cm 43,  5x29,  6,   courtesy Galleria S.A.L.E.S.,   Roma

Stefano Arienti, Krishna 4, 2013, traforatura su manifesto cm 43, 5×29, 6, courtesy Galleria S.A.L.E.S., Roma

Stefano Arienti,   Giuseppe,   2013,   traforatura su manifesto cm. 71x51,   courtesy Galleria S.A.L.E.S.,   Roma

Stefano Arienti, Giuseppe, 2013, traforatura su manifesto cm. 71×51, courtesy Galleria S.A.L.E.S., Roma

Stefano Arienti / Ragamala

Untill 31st January 2014

Ragamala, which letterally means “garland of ragas”, is a word taken from the terminology of classical Indian music and it is also the title of the autobiography of Ravi Shankar, who recently died in 2012

The synthesis among the arts and multiculturalism inspire the artist and are used as a pretext to create the new works realized expressly for this project at S.A.L.E.S. The new works integrate in un harmonical way with the previous practice of Arienti, which in the last years has found consolidation around the production of big installations, through which the artist modulates his dialogue with institutional art spaces – museums in particular – (Isabella Stewart Gardner Museum, Boston, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venice, 2012) and those places more tied to culture in a broad sense, like theatres (Teatro La Fenice Venice, 2012) or churches (realization of the altar for the Church of Chiesa di San Giacomo Maggiore, Sedrina – BG).

Ragamala is also the title of the big installation that Stefano Arienti has realized in the central hall of the Gallery. It is a big wall work, composed by one thousand and five hundred CD cases of albums of music from all over the world and an undefined number of empty cases of virgin CDs, with witch the artist fill up the interstitial spaces of the installation.

This work recalls the big piece Custodie Vuote (Empty Cases), presented by Stefano Arienti at the Fondazione Bevilacqua La Masa in Venice on the occasion of his personal exhibition in 2012. With Ragamala, in the space of Galleria S.A.L.E.S. the artist expands and redefines the work presented in Venice, experimenting new installation modalities.

The installation embraces the audience in an environment intentionally left empty, where (only) the walls are covered up by (the CD cases) and where the viewers move as if they were inside the nave of a church decoreated with frescos or mosaics. Ragamala reminds a fresco or a mosaic, for its technical qualities, for its choral notes and for its nearly didactic character. A work that is also a collection, an archive of mobile knowledges, like Arienti has already done before when he explored the place of the “Library”.

In the project room of the Gallery are exhibited new works of the typology of the “drilled posters”. This particular type of works, tipical among the vastest production of the artist, presents in this occasion the peculiarity that the they are all posters of religous theme, depicting characters of the Catholic and Hinduist devotional tradition.

As Arienti writes: “Both CDs and posters are materials of the mass culture that are destined to cover a marginal role, but that at the same time are still widespread witnesses ofworld cultures”.
Arienti, a prominent heir of Italian conceptual tradition, explores the relationship between popular art and massification, without overstepping the borders of artistic practice, always carrying his research on the terrain of formal elaboration, that is internal with respect to the making of art.