Stefano Arienti,   Manifesti,   veduta parziale della mostra presso lo Studio Guenzani,   Milano foto ©Andrea Rossetti

Stefano Arienti, Manifesti, veduta parziale della mostra presso lo Studio Guenzani, Milano foto ©Andrea Rossetti

Stefano Arienti colleziona immagini da alcuni decenni. I suoi posters e le sue cartoline raffigurano vedute di paesaggi, il mondo animale e vegetale, divi del cinema, riproduzioni di opere della storia dell’arte e cartelloni di mostre: ristampe, copie, imitazioni entrate a far parte dell’immaginario comune. Ma non c’è solo la ricerca e l’accumulo. All’atto del raccoglierle e collezionarle, Arienti aggiunge l’azione personale sulle immagini stesse, rendendole così non solo diverse rispetto all’originale, ma anche più dense, più ‘profonde’. Quest’atto di differenziazione le investe sia nella sfera estetico-formale, sia nella loro essenza. L’artista ne modifica lo ‘statuto’ di immagini stereotipate. Queste ‘operazioni’ sono state, nel tempo, assai varie: traforatura a mano con ago o con macchina da cucire, inserimento di chiusure lampo, interventi con cuciture colorate, bruciature, accumulo di tessere di puzzle incollate e inserti in pongo che ripetevano, instancabilmente, la texture sottostante.  Buchi, trame, chiusure, aperture, tagli, cancellature, ripetizioni, decori, sovrapposizioni: azioni e materiali semplici, rivolti a vivificare l’‘opacità’ delle immagini, per ripulirle dalla patina invisibile o per attutire quella ‘perdita di aura’ di lontana memoria.

La traforatura torna, come tecnica privilegiata, anche per le opere presentate da Arienti nella sua mostra ‘Manifesti’ allo Studio Guenzani. Bianco ottico, marrone aranciato e pochi tocchi di verde e azzurro (questi ultimi sono i colori del poster di Louis Comfort Tiffany, l’unico presentato da entrambi i lati) sono le tonalità visibili, nella loro naturalezza, all’interno delle due stanze della galleria.

Le opere esposte sono dei posters traforati – o manifesti, come li definisce il titolo stesso della mostra – posizionati sulle pareti in cornice o appesi a nudo con degli spilli –  e delle lastre/sculture in terracotta, anch’esse appese o appoggiate a terra. Lo spazio è così ordinato e scandito ritmicamente dall’alternanza del colore e del materiale utilizzato. Leggero e pesante, chiaro e scuro: l’alternanza cromatica e materica crea un l’effetto di estrema eleganza. In alcuni casi carta e terracotta sono stati trattati contemporaneamente: esempio ne è il retro bianco dei manifesti che risulta quasi ‘sporco’, segnato dalle tracce e dalle impronte nei fori lasciate dall’argilla ancora fresca. L’immagine, forata sui due supporti differenti – carta e terracotta – è moltiplicata e investita di una nuova significazione, quasi intima e autentica, anche in riferimento alla sua modalità di (ri)produzione.

Quante copie ci sono in circolazione dell’ ‘Albero della Vita’ di Klimt? L’artista prende queste immagini –  trite e rese kitsch – interpretandole e rileggendole secondo un canone estetico e un dettame tecnico-stilistico inusuale. Il suo intervento – sintetico, semplice, quasi infantile – ridà a queste immagini una nuova sostanza, un punto di vista diverso per assaporarne la bellezza. E’ come se l’artista, sottraendo un’immagine dal corso frenetico della sua continua e inarrestabile riproduzione, gli restituisse dignità e valore. L’operazione di sintesi grafica, di appiattimento formale, di riduzione a poche linee di alcune tra le grandi opere di Matisse, Botticelli, Picasso, Mucha e il già citato Klimt, diventa allora un atto poetico che restituisce quell’alone di unicità andato perduto nell’inarrestabile ‘moto perpetuo’ della riproduzione consumistica. Quello che l’artista compie è un gesto che, grazie al suo potere di rimarcare e celare – essendo visibile solo la superficie retrostante – apre verso una nuova riconfigurazione e interpretazione dell’immagine di partenza, o di ciò che di essa rimane.

Stefano Arienti,   Estate,   2013 terracotta Courtesy Studio Guenzani,   Milano foto ©Andrea Rossetti

Stefano Arienti, Estate, 2013 terracotta Courtesy Studio Guenzani, Milano foto ©Andrea Rossetti

Stefano Arienti,   Danza,   2013 traforatura e argilla su poster Courtesy Studio Guenzani,   Milano foto©Andrea Rossetti

Stefano Arienti, Danza, 2013 traforatura e argilla su poster Courtesy Studio Guenzani, Milano foto©Andrea Rossetti