Galleria Francesco Pantaleone,   Palermo 2014 - Foto Giacomo D'aguanno,   installation view

Galleria Francesco Pantaleone, Palermo 2014 – Foto Giacomo D’aguanno, installation view

Ultima settimana di apertura per la mostra di Stefania Galegati Shines, Tuttifrutti – a cura di Agata Polizzi – alla Galleria Francesco Pantaleone di Palermo. (fino al 15 febbraio 2014)

Per leggere il dettagliato e coinvolgente testo di introduzione ?    .

Alcune domande all’artista.

ATP: A cosa si riferisce il titolo ‘Tuttifrutti’?

Stefania Galegati Shine: Si tratta del titolo del video in mostra. Si tratta di sensazioni, ‘tuttifrutti’, da pronunciare con un leggero accento americano. Mi fa pensare a un momento in cui ci si inventava un gusto che artificialmente mescolasse tanti gusti. Mi fa pensare a un’epoca di canzoni e di leggerezza. L’opera consiste  in un video di matrimoni. Mi sono fatta dare una decina di riprese di matrimoni da un fotografo palermitano e li ho rimontati con le musiche giuste, per fare in modo che diventassero qualcos’altro. É un video abbastanza struggente, c’è gente che si diverte, che realizza un sogno, che luccica e brilla.

ATP: Hai pensato ad un particolare allestimento. Mi spieghi come lo  hai concepito?

S.G.S.: Mi accorgo ora che  forse nel testo di Agata Polizzi assume troppa importanza la  citazione di John Soane…  non mi interessa nella sua interezza.  Quando ho visto la sua casa-museo, 20 anni fa, mi ha colpito molto la stanza con le pareti mobili. Erano tanti anni che volevo usare delle pareti mobili con una simile accezione, e la galleria di Pantaleone era perfetta per questo lavoro. Non mi piace considerarlo un vero e proprio ‘allestimento’. E’ un lavoro a sé stante. Ho costruito delle pareti di legno montate su ruote e dipinte dello stesso grigio dei muri. Ogni tanto, con un ritmo che dipende dai visitatori e dai loro movimenti, vengono spostate. Non c’è una vera e propria regola, ma a sentimento i galleristi, le loro assistenti, il pubblico o l’artista muovono le pareti e lo spazio reagisce di conseguenza. Alcune opere restano inavvicinabili, è capitato che il pubblico restasse chiuso dentro o fuori, e la percezione delle dimensioni cambia in continuazione.

ATP: C’è molta pittura in mostra, mezzo espressivo che utilizzi da sempre. Riconosci nel tuo percorso professionale delle evoluzioni nell’utilizzare la pittura?

S.G.S.: Veramente i miei primi quadri risalgono al 2001 quando già lavoravo da un po’ di anni (non si dice mai l’età di una signora) e ho l’impressione di essere sempre stata tacciata di essere una terribile pittrice. Ho l’impressione… perché poche persone ti dicono queste cose in faccia. Però purtroppo sono anche testarda e se ho una passione ‘ci muoio sopra’. Riconosco delle evoluzioni nel mio utilizzo della pittura che credo vengano da intensi momenti di difficoltà di vita. Come se figli, cancri etc. abbiano liberato qualcosa nel mio rapporto col mondo, e di conseguenza con il mio modo di dipingere. Devo aggiungere che due lavori, bar sport e ? sono interventi pittorici su fotografie già esistenti.

ATP: In una serie di opere ti concentri sull’abuso del linguaggio, sullo spreco delle parole. Hai pensato a delle T-shirt e ad altri indumenti con delle scritte. Come nascono queste opere?

S.G.S.: Se vedo una scritta la devo leggere. Credo sia genetico, e le magliette mi si presentano davanti quando cammino per la strada. Come ci vestiamo, quanto ci vestiamo e le scritte che ci portiamo in giro raccontano tanto della nostra società. Ci sono scritte di grande valore, portate sulle magliette, che chiedono diritti, sono ironiche, puntano a cambiamenti sociali. Ci sono scritte inconsapevoli, spesso con un che di sexy, di solito portate da signore che non sanno l’inglese e non hanno idea di stare portando in giro un messaggio. Ci sono le scritte sbagliate, con degli errori.  Ci sono scritte che raccontano di colonizzazioni. Ci sono scritte che non hanno senso. Ma vanno in giro tutti i giorni, come poesie trasportate involontariamente.

ATP: Nella serie fotografica Bar Sport, invece immortali persone allo sbando, sperdute. Perché mettere in mostra questi ‘fantasmi addormentati’?

S.G.S.: Sono foto che ho trovato al mercatino. Erano foto bellissime di un bar completamente sperduto. Volevo intensificare quella sensazione di luce verde; unmondo postatomico da bar di provincia. Il sonno, protagonista di questa mostra, è un tema usato e abusato. Anche nel lavoro degli illuminati c’è gente che dorme. Tutta gente che dorme in posti casuali dove il sonno ha prevalso e non è più stato possibile resistervi. Turisti, guardiani, un vecchietto al bar. A loro, dipinti su cartone, ho incastonato dei cristalli nella fronte. Sono i cristalli dei vecchi lampadari degli anni 50 finto veneziano, quelli che se li fai attraversare dalla luce ti riempiono la stanza di colori. Volevo usare il sonno come momento di inevitabile sospensione. Come dire, ‘aspetta un attimo’.

ATP: Come nasce la particolare installazione Inside Outside Upside Down (Landscape for my brother)?

S.G.S.: Nasce aa un altro atteggiamento a cui non so resistere: segnare e disegnare dietro alle cose, negli angolini e sotto ai tavoli. Nasce dalla mia passione per il dietro delle cose, per quei luoghi un po’ abbandonati che si sottraggono allo sguardo. Sotto a un tavolo circolare è dipinto un paesaggio.  Se lo ribalti sembra un mandala, ma se ti accomodi steso sul morbido tappeto circolare, sotto al tavolo appare un paesaggio di colline verdi. Il paesaggio si chiude in se stesso. Il centro del tavolo non è dipinto, il cielo non esiste ed è di legno un po’ consumato. Stendersi sotto al tavolo crea un piacevole effetto inaspettato, è una pausa al normale percorso verticale di una mostra perché si ribalta completamente  prospettiva. Come risvegliandosi da un piccolo pisolino, ti alzi e ti gira la testa e tutto sembra un po’ diverso, ma forse una parete è stata intanto spostata, spunta un dormiente che prima non c’era. E il paesaggio diventa di nuovo tavolo.

Stefania Galegati Shines,   You are not my sweet skater,   2013 - Proiezione di immagini e canzone in loop,   Courtesy Galleria Francesco Pantaleone,   Palermo

Stefania Galegati Shines, You are not my sweet skater, 2013 – Proiezione di immagini e canzone in loop, Courtesy Galleria Francesco Pantaleone, Palermo

Stefania Galegati,   Gli illuminati #4,   2013 olio su cartone,   cm 50x45 - Courtesy Galleria Francesco Pantaleone,   Palermo

Stefania Galegati, Gli illuminati #4, 2013 olio su cartone, cm 50×45 – Courtesy Galleria Francesco Pantaleone, Palermo

Stefania Galegati Infinito,   2013 pittura su fotografia,   cm 40x50 - Courtesy Galleria Francesco Pantaleone,   Palermo

Stefania Galegati Infinito, 2013 pittura su fotografia, cm 40×50 – Courtesy Galleria Francesco Pantaleone, Palermo

Stefania Galegati Infinito,   Stefania Galegati Tremate tremate le streghe son tornate,   2013 pittura su stampa seriale,   cm 44,  5x58,  5 - Courtesy Galleria Francesco Pantaleone,   Palermo

Stefania Galegati Infinito, Stefania Galegati Tremate tremate le streghe son tornate, 2013 pittura su stampa seriale, cm 44, 5×58, 5 – Courtesy Galleria Francesco Pantaleone, Palermo