Prende a prestito un termine coniato da Samuel Beckett per il titolo della sua mostra alla galleria T293 di Roma. Sonia Kacem con Dramaticule, ci immerge in un’atmosfera dove, catastrofe e dramma sembrano prendere forma dalla semplice caduta di un enorme fondale di carta bianca e sporca, qua e là, da polvere di terra rossa.

Se lo scrittore condensava in brevissimi testi teatrali grandi aspetti dell’assurdità umana, Kacem sembra condensare con semplicità e, al tempo stesso, grandiosità, un dramma inesorabile come quello dello scorrere del tempo.

Con un solo colore, il rosso della terra e dei vasi in terra corra, ci fa pensare alla Roma più antica possibile dove ere, cattiveria e splendore, l’hanno resa grande e temibile. Ma questo è un ricordo. Con una scarpa, sposto – per stare al ‘gioco’ – un po’ di terra. Vorrei – ma veramente non posso – piegare un angolo, più sporgente di altri, un pezzo del fondale sprofondato.

In tutta lunghezza (10, 15 metri?), l’enorme relitto accovacciato su se stesso sembra portarsi appresso, nel suo cadere, tante storie ed esistenze. Come accartocciare una lettera (non voglio essere troppo romantica), forse è meglio, spiegazzare un biglietto, l’atto dello sgualcire spesso sembra significare un rifiuto del messaggio, una sua cancellazione prima di gettare carta e messaggio, nel cestino. Anche la sua installazione sembra aver assorbito drammi e tragedie che, pesanti e gravose, hanno fatto afflosciare lo spazio che le ha contenute e, al tempo stesso, conservate.

Anche i frammenti di terracotta – dichiarato elemento che lega l’intera installazione alla città di Roma – diventano dettagli di una più ampia scenografia della ‘rovina’ non solo archeologica, ma soprattutto del concetto di ‘tempo’: sia tiranno che devastante.

Atto bloccato nel suo momento culminante, frame bloccato per viverne spazialmente le dimensioni – la mostra in galleria – la grande installazione di questa giovane artista svizzera-tunisina, si muove lentamente verso l’ignoto inscritto nella carta fotografica ripiegata come tanti capitelli a fianco della grande installazione.

Inizialmente bianca la carta fotosensibile, lentamente, assorbe il tempo, restituendolo  (vedremo) con toni scuri.

Che sia un presagio?

Sonia Kacem Dramaticule 2013 clay sand,   photographic paper backdrops,   fragments of clay pots / terra rossa,   fondali fotografici,   frammenti di vasi in terracotta Dimensions variable Installation at T293,   Rome,   January 23 - March 2,   2013 Courtesy T293,   Napoli/Roma Foto Roberto Apa

Sonia Kacem Dramaticule 2013 clay sand, photographic paper backdrops, fragments of clay pots / terra rossa, fondali fotografici, frammenti di vasi in terracotta Dimensions variable Installation at T293, Rome, January 23 – March 2, 2013 Courtesy T293, Napoli/Roma Foto Roberto Apa