veduta della mostra,   Giuseppe Gabellone,   "Soir Bleu",   ZERO...,   Milano - Courtesy dell'artista e ZERO...,   Milano Foto: Roberto Marossi

veduta della mostra, Giuseppe Gabellone, “Soir Bleu”, ZERO…, Milano – Courtesy dell’artista e ZERO…, Milano Foto: Roberto Marossi

Tolto l’aspetto scenografico e il ‘chiasso’ cromatico della mostra di Bergamo, Giuseppe Gabellone apre la sua collaborazione con la galleria Zero… con toni molto sobri e prudenti.

Con la mostra ‘Soir Bleu’, scopro un Gabellone inedito, quasi esistenziale. Dimentico finalmente la sovrastruttura protettiva dell’aspetto tecnico, per scoprire l’afflato poetico di questa nuova serie di opere. Oscillanti tra scultura e bassorilievo, le sei realizzazioni in cera e gesso portano avanti con coerenza il percorso che l’artista ha intrapreso circa dieci anni fa con ‘I Giapponesi’: pannelli di poliuretano dove apparivano, da un intricata materia filiforme (spaghetti), delle fantasmatiche figurine stereotipate di giapponesi. Ma penso anche a ‘Giunga’ (2004) e alla serie più recente ‘Untitled’ del 2005, dove l’artista ha mischiato tabacco, alluminio e colle viniliche per formare dei grandi pannelli metà lavorati a bugnato e per metà ospitanti esili ed evanescenti figure femminili.

Passando per specchiere stellate e ‘severi’ bassorilievi astratti che documentano la materia fine a se stessa – entrambi del 2013 dal titolo ‘Untitled’, due bassorilievi uno in bronzo e uno di rame -, ora, in modo magistrale Gabellone ritorna a rimodellare la materiale. Nella sua ultima mostra alla galleria parigina Perrotin  (2011) , scrivevo: “l’artista compie un consapevole e acutissimo ritorno a quelli che sono i suoi ‘migliori passi’: l’analisi attenta delle forme; il condurre con precisione minuziosa una pratica che ha il sapore tutto artigianale del lavorare con la materia.”

Reitero quel giudizio e lo rinnovo con la mia scoperta inedita: abbandono, ripeto, l’importanza che l’artista da “alla sperimentazione delle capacità fisiche dei materiali utilizzati”, in questo caso gesso e cera, per valutare un aspetto contenutistico di ben altra sperimentazione.

Nei sei alti rilievi l’artista forma delle composizioni che raccolgono la scritta ‘Soir Bleu’, presa a prestito da una bellissimo quadro di un giovane Edward Hopper. Non ricordavo che quadro fosse e l’ho cercato. Che sorpresa. Il dipinto olio su tela risale al 1914 e mostra una scena quotidiana della Parigi dei primi anni del secolo scorso: lo spazio esterno di un locale dove, avventori indifferenti, si godono il tempore di un incombente primavera o autunno. Lampade colorare che probabilmente oscillavano con la brezza, una cameriera stanca e dal trucco pesante, un inquietante clown vestito di bianco nella sua ora di libertà, si riposa fumando. Senza contare che il dipinto è stato eseguito dal pittore americano un anno dopo il suo arrivo a Parigi.

Non è importante cosa mostra questo quadro ai fini della comprensione della mostra di Gabellone, ciò che preferisco sottolineare è l’analogia tra il grande pittore americano con il nostrano brindisino: la quasi totale assenza di racconto. Se i personaggi di Hopper raccontano ‘in negativo’ di attese, mancanze, sospensioni temporali, le sculture di Gabellone alludono anch’esse a forme sospese di materia inattiva. Uno usa la pittura per rappresentare, l’altro utilizza la materia per esprimere comunque delle dimensioni sospese, in attesa di avvenire, movimenti potenziali bloccati. Da qui i grumi di materiale a vista, i difetti, le ditate..

Esempio ne sia mettere a confronto le opere viste di recente nella mostra a Bergamo e queste ultime a Milano. Più grandi e aggettanti, alla Gamec  gli altorilievi in resina plastica raccoglievano le scritte ‘Proteggi Giuseppe’,  ‘Mister Mother’ e ‘Irò, Irò, Irò’, accanto a lumache, grandi foglie e, sbilenche, due lampade da tavolo a braccia snodabili. Non sarà sicuramente un caso che, nelle opere a Milano, appaiono nuovamente delle lampade, questa volta però, non più a braccia snodabili, bensì come tipiche lampade da campeggio. Non so perché, ma questo non nascosto elemento cattura inesorabilmente il mio interesse.

Fare luce o chiedere all’artista il motivo di questa scelta, non mi porterebbe nella giusta direzione, preferisco invece rendere questa lampada ripetuta per ben sei volte,   come una metafora del fare luce sull’assenza di movimento, su una stasi tutta esistenziale. E’ come se l’artista ci chiedesse di compiere uno sforzo immaginativo: “grazie a un lieve bagliore che illumina una superfice, compiano delle scritte ballerine”

Ma cos’è questa ‘materia inattiva’ e i ‘movimenti potenziali bloccati’? Osservando da molto vicino le opere, si notano delle sospette imperfezioni, dei grossolani ritocchi per definire le forme, degli accorgimenti lasciati in sospeso. Non voglio parlare di non finito (non è proprio il caso parlando dell’opera di Gabellone), bensì di strategiche forme ‘imperfette’ che (devono) tradire una cocciuta e maniacale lavorazione manuale.

L’artista manifesta e ribadisce il suo essere la quintessenza dell’agire da sculture nel senso (anche romantico) del termine. Ripetere in modo quasi prepotente una forma molto simile per ben sei volte – ingannando i più distratti che hanno creduto che le opere fossero tutte uguali sono di colore differente o rifinite in modo diverso  – è un modo per porre l’attenzione sul fare scultoreo. Un po’ come un artigiano d’altri tempi che costruisce sedie a mano: tutte uguali ma tutte diverse.

Quasi banale sottolineare la mollezza delle scritte che, quasi si sciogliessero perché troppo vicine ad una fonte di calore, sembrano voler balzare fuori dal materiale pesante e librarsi nell’aria. Fettuccine, nastri, rotoli di carta che si disfano per seguire un astratto percorso che mi ricorda, andando indietro di oltre 10 anni (per l’esattezza era il 1999), le anse caotiche e incontrollabili del nastro in balsa che aleggia nella foto ‘Untitled’.

Giuseppe Gabellone Soir Bleu,   2013  Cera,   gesso con fibra di vetro  130,  5 x 103,  5 x 31 cm - Courtesy dell'artista e ZERO...,   Milano Foto: Roberto Marossi

Giuseppe Gabellone Soir Bleu, 2013 Cera, gesso con fibra di vetro 130, 5 x 103, 5 x 31 cm – Courtesy dell’artista e ZERO…, Milano Foto: Roberto Marossi

Giuseppe Gabellone Soir Bleu,   2013  Cera,   gesso con fibra di vetro  129 x 103,  5 x 27,  5 cm - Courtesy dell'artista e ZERO...,   Milano Foto: Roberto Marossi

Giuseppe Gabellone Soir Bleu, 2013 Cera, gesso con fibra di vetro 129 x 103, 5 x 27, 5 cm – Courtesy dell’artista e ZERO…, Milano Foto: Roberto Marossi