Simone Berti,   Biennale del Muro Dipinto,   2013,   Dozza,   Bologna Foto Marco Monetti

Simone Berti, Biennale del Muro Dipinto, 2013, Dozza, Bologna Foto Marco Monetti

Alcune domande a Simone Berti, ‘reduce’ da una full immersion pittorica a Dozza, una delle sede della Biennale del Muro Dipinto LINK ?

ATP: Dipingere un muro, sopratutto per un artista non è una pratica che capita tutti i giorni. Immagino che sia la prima volta che ti presti a una ‘operazione’ di questo tipo. Come hai accolto l’invito alla  Biennale del Muro Dipinto di Dozza?

Simone Berti: Ero stato a Dozza molti anni fa e avevo avuto modo di apprezzare questo strano, piccolo borgo pieno di “cose da guardare”, appunto per i muri dipinti ma anche per la Rocca, per la tranquillità e per la qualità eno-gastronomica. Mi è sembrato il posto perfetto dove confrontarmi per la prima volta con un dipinto murale.

ATP: Hai avuto a disposizione tre giorni per dipingere. Un periodo breve rispetto a quelli che solitamente hai per dipingere un quadro. Quali sono le grandi differenze che hai riscontrato tra dipingere un muro e un quadro?

S.B.: Trattandosi di una parete esterna, sulla pubblica piazza, la fruizione è molto particolare e le esigenze differenti rispetto alle situazioni in cui siamo abituati. Molto particolare anche rispetto ai graffiti che sono stati fatti nel paese sottostante, Tostanella di Dozza, visibili anche percorrendo la via Emilia. Nel borgo non passi a 90 km all’ora, le pareti sono notevolmente più piccole rispetto a quelle dedicate a Macs e Tellas; direi che nel mio caso l’approccio si situa a metà tra la tela e il graffito. In ogni caso è una questione personale. Anche Andrea Sala per esempio, ha dovuto mettere in pratica un modo nuovo di lavorare, pur essendo il suo intervento molto in sintonia con il suo lavoro e di carattere più installativo. Credo che la cosa importante in un dipinto murale esterno di questo tipo, sia mantenere un forte colpo d’occhio, anche tralasciando qualche dettaglio. Mi arrischierei a dire che si debba pensare un attimo di più all’efficacia, come potrebbe fare un pubblicitario.

ATP: Quale soggetto hai scelto e che relazione ha con il contesto in cui è collocato?

S.B.:  L’araldica di Dozza prevede un Grifone che si abbevera a una fonte (doccia o dozza, nell’antichità, da cui il nome). Il fatto che, da sempre, tra i miei soggetti preferiti vi siano animali di questo genere, insieme al fatto che il muro a disposizione fosse prospiciente la rocca, mi ha portato a rivisitare il simbolo stesso della città.  Il Grifone mitologico, metà leone e metà avvoltoio, nel mio intervento si è trasformato in una prospettiva in cui la testa di un leone viene nascosta dalla figura dell’avvoltoio, creando una certa ambiguità, almeno alla prima occhiata.

ATP: Un muro dipinto, inevitabilmente, si fonde con il contesto che lo circonda. Come pensi sarà percepito dalle persone che abitano lì attorno?

S.B.: I dozzesi ormai da cinquant’anni convivono con i muri dipinti e mettono sempre volentieri a disposizione le facciate delle loro abitazioni. Spesso ho chiacchierato con i passanti in questi tre giorni e mi sono sembrati molto felici della loro città dipinta, al di là degli inevitabili commenti su cosa gli piacesse e cosa no. E’ positivo anche avere avuto la possibilità di sentire tante opinioni di persone comuni, non addette ai lavori, spesso inaspettati e intelligenti. Ti fanno comunque riconsiderare idee che si formano all’interno del piccolo e chiuso mondo dell’arte contemporanea.

ATP: Pensi che sia una pratica che andrebbe estesa a tutte le città o, tutto sommato, esperienze di questo tipo è bene che stiano ‘protette’ solo in ristretti ambiti?

S.B.: Dozza non è l’unico posto con questo tipo di manifestazioni. Forse però meglio non esagerare…

ATP: Lo rifaresti?

S.B.:  Naturalmente si.

Simone Berti,   Biennale del Muro Dipinto,   2013,   Dozza,   Bologna

Simone Berti, Biennale del Muro Dipinto, 2013, Dozza, Bologna

Simone Berti,   Biennale del Muro Dipinto,   2013,   Dozza,   Bologna

Simone Berti, Biennale del Muro Dipinto, 2013, Dozza, Bologna