Ragnar Kjartansson The Visitors 2012 9-channel video projection Dimensions variable © HangarBicocca,   Milano

Ragnar Kjartansson The Visitors 2012 9-channel video projection Dimensions variable © HangarBicocca, Milano

E’ inaugurata il 18 settembre la mostra The Visitors di Ragnar Kjartansson all’Hangar Bicocca. I due curatori, Andrea Lissoni e Heike Munder (direttrice del Migros Museum für Gegeneartskunst di Zurigo), hanno raccontato com’è nata questa mostra e hanno introdotto la spiegazione dell’artista. Prima dell’HangarBicocca, la mostra ha toccato il Migros di Zurigo, museo che ha prodotto l’intero progetto. Munder ha raccontato quando è iniziata la gestazione di The Visitors, ben 5 anni fa, all’edizione di Manifesta ospitata a Trento-Rovereto. E’ stata in quella occasione che ha notato (“mi sono innamorata”), il suo lavoro. Alla Manifattura Tabacchi di Rovereto, Kjartansson e Davið Þór Jónsson – artista e pianista – interpretarono in un loop assurdo e psichedelico Dichterliebe di Robert Schumann, e in particolare Hör’ ich das Liedchen klingen, che accompagnarono con azioni burlesche quasi dadaiste (inclusa una scorpacciata di tartufi) in un omaggio decadente alle avanguardie storiche del ventesimo secolo.  Da allora Heike Munder avrebbe voluto lavora con Ragnar, invitandolo al Migros, ma non è stato possibile in quanto il museo  nel 2008 era chiuso per i lavori di ristrutturazione.  In occasione dell’inaugurazione, avvenuta l’anno scorso, il Migros ha prodotto l’enorme installazione video a nove canali e, in seguito, l’opera è stata acquisita per la collezione.

Prima di questa mostra (novembre 2012), il museo ha contribuito a quella che la Munder definisce come una sorta di prologo di The Visitors: la performance ‘An die Musik’, ospitata negli spazi vuoti del Löwenbräukunst, edificio aperto per la prima volta al pubblico durante la settimana di ArtBasel. Ragnar Kjartansson è stato accompagnato da otto pianisti, il tenore Kristján Johansson e un gruppo di cantanti lirici islandesi, per eseguire la composizione di Schubert An die Musik (1817). Per lunghe ore, l’artista e i musicisti, hanno eseguito la melodia, in diversi luoghi del museo, riprendendo il principio del ‘tappeto sonoro’: la fruizione sonora deve avvenire grazie a cori e orchestre posizionati intorno o in mezzo al pubblico in modo che le note si fondano insieme creando un ambiente inclusivo di rumori, suoni e vissuto. Artista e musicisti hanno suonato ogni giorno per ben 10 -12 ore, dando vita ad una performance che ha coinvolto talmente tanto il pubblico che, racconta Munder, i visitatori hanno continuato a ritornare nelle sale del museo, lasciandosi immergere in uno stato di abbandono  in una dimensione meditativa. Da questa performance è nata in seguito il complesso e affascinate lavoro The Visitors: installazione visiva suddivisa in 9 proiezioni, il cui punto di partenza concettuale è la poesia Feminine Ways scritta nel 2010 da Asdìs Sif Gunnarsdòttir – artista visiva, performer ed ex moglie di Kjartansson-, che racconta in modo melanconico il ruolo ambivalente della femminilità. La performance è stata registrata nelle stanze della grande residenza ottocentesca di Rokeby, sul fiume Hudson, nell’Upstate New York, da oltre 200 anni di proprietà degli Astor, una delle famiglie più ricche e influenti della società. Ragnar ha scoperto questa dimora grazie ad un amico curatore,  Markús Þór Andrésson,  che frequentava il Bard College (situato nella stessa zona della residenza di Rokeby), che era stato coinvolto in un rituale sciamanico voluto da una delle proprietarie della casa, appassionata di rituali sciamanici. Ragnar è stato coinvolto nel 2007 in questo rituale, scoprendo così questa fantastica location per The Visitors. 

Una delle caratteristiche fondamentali di questa opera è la volontà di coinvolgere nel progetto amici musicisti e artisti, assieme agli abitanti della dimora per vivere una performance ‘totale’ e coinvolgente. “Quello che ho sempre cercato di fare è di visualizzare l’emozione della musica, l’emozione di fare della musica insieme ai miei amici, e questa casa era un luogo perfetto”, racconta Ragnar. “Le persone che si vedono nel video sono amici che suonano in vari gruppi o sono appassionati di musica che conoscono da anni e che hanno influenzato enormemente il mio modo di fare arte. Tutte le sequenze del video sono avvenuto in modo naturale in quanto ci conoscevamo tutti. Volevo catturare l’armonia che c’era tra noi. Il luogo mi è piaciuto così tanto, quando l’ho scoperto, che volevo un preteso per tornarci e realizzare qualcosa. Ho così pensato di vivere lì una settimana con i miei amici per suonare insieme. E’ come se mi servisse un pretesto per ritornare e vivere con loro. Il video, per certi versi, tiene conto di più della relazione tra le persone che non per gli aspetti strettamente musicali. L’idea basi è quella di fare un’esperienza musicale e renderla attraverso delle immagini, renderla visiva. Ho vissuto, lavorato, mi sono divertito assieme al mio gruppo di amici in questa casa, condividendo lo spazio anche con i padroni di casa, coinvolgendoli a loro volta nel progetto. Abbiamo vissuto anche momenti non facili in quanto, per sonorizzare tutte le stanze, ci siamo  trovati a dover orchestrare del materiale tecnico molto costoso e delicato.. tutto doveva essere perfetto per la performance che doveva registrata al tramonto e, necessariamente, doveva essere ‘buono’ alla prima registrazione. E questo è ciò che è successo!” (…)  Nell’opera ci sono due livelli: l’armata visibile e quella invisibile. Quella visibile è composta dalle persone che si vedono nei video, mentre vivono e suonano, mentre quella invisibile, sono tutte le persone che hanno lavorato dietro alla macchina da presa, per far si che questo lavoro sia realizzato.”

Ha sottolineato Heike Munder: “Una delle specificità di questa opera è la mutabilità, l’adattarsi di luogo in luogo. Per l’allestimento all’Hangar, lo spazio è stato organizzato come se ci si trovasse in una vera e propria casa. Davanti ad ogni schermo, si sente precisamente il suono prodotto da quel musicista, appena ci si sposta verso il centro, si ha la sensazione di trovarsi nel mezzo di una coralità totale.. e dove si sentono tutti i suoni come in un concerto.”

A pink rose
In the glittery frost
A diamond heart
And the orange red fire
Once again I fall into My feminine ways
You protect the world from me As if I’m the only one who’s cruel You’ve taken me
To the bitter end
Once again I fall into My feminine ways
There are stars exploding
And there is nothing you can do

Ásdís Sif Gunnarsdóttir

Ragnar Kjartansson The Visitors 2012 9-channel video projection Dimensions variable © the artist

Ragnar Kjartansson The Visitors 2012 9-channel video projection Dimensions variable © the artist

Ragnar Kjartansson The Visitors 2012 9-channel video projection Dimensions variable © the artist

Ragnar Kjartansson The Visitors 2012 9-channel video projection Dimensions variable © the artist

Ragnar Kjartansson The Visitors 2012 9-channel video projection Dimensions variable

Ragnar Kjartansson The Visitors 2012 9-channel video projection Dimensions variable

Ragnar Kjartansson The Visitors 2012 9-channel video projection Dimensions variable

Ragnar Kjartansson The Visitors 2012 9-channel video projection Dimensions variable

LINK ?  RAGNAR KJARTANSSON alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo