Breve intervista a Patrick Tuttofuoco in occasione di ‘”Focus on his eyes”,  una sua recente mostra a Madrid.

ATP: Mi racconti come è nata la tua ultima mostra “Focus on his Eyes” realizzata grazie alla collaborazione tra la Fondazione Sandretto Re Rebbaudengo e l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid?

PT: La percezione e rappresentazione della realtà. L’uomo e la sua immagine come forma di riferimento in questo processo.  “Focus on his Eyes” nasce da queste basi ed e’ il risultato degli ultimi quattro anni di lavoro. Al centro della mia ricerca c’è sempre stato il rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui vive, molto spesso ho raccontato tutto quello che stava attorno alle persone, l’architettura e il paesaggio urbano, cercando di ottenerne un ritratto riflesso, ma negli ultimi anni ho sentito l’urgenza di riportare l’essere umano e la sua immagine totalmente al centro. E’ quindi evidente che il soggetto del mio lavoro è rimasto sempre lo stesso ma è altrettanto vero che è radicalmente cambiata la direzione del suo procedere. Non riesco più a pensare all?uomo come ad una forma conclusa che si può circoscrivere e convogliare ..anzi sono convinto che la possibilità di un futuro stia proprio nella sua affascinante capacita di evolvere e trasformarsi, ed è quindi il desiderio di raccontare questo costante cambiamento che muove il mio lavoro.

ATP: Tra le motivazioni che hai formulato in occasione di questo lavoro, parli anche dell’influenza della tecnologia nella nostra vita. In quest’opera sono presenti anche di questi aspetti? 

PT: Se la realtà non è qualcosa a priori, ma viene costruita come prodotto dell’attività umana, seguendo un processo dialettico, anche l’identità o l’immagine dell’uomo e’ il risultato di un processo d’interpretazione del mondo e degli altri esseri umani.  In questo scambio costante tra l’identità del singolo e quella globale, la tecnologia ha un ruolo di acceleratore: smaterializzando e rimodellando il concetto stesso d’identità che sempre di più assume uno stato mutevole e aperto. Dal momento in cui la tecnologia informatica diventa strumento indispensabile per la costruzione della nostre vite, l’onnipresenza tecnologica di cui godiamo si scontra con la dimensione fisica dei nostri corpi e quindi l’individuo necessita una continua ricostruzione ..il mio lavoro esiste proprio nel tentativo di rappresentare questo scambio tra il singolo e la realtà che lo circonda.

ATP: Quanto hanno inciso le tue esperienze professionali, ma sopratutto il cambio di residenza – ricordo il tuo definitivo abbandono dell’Italia per Berlino – sulla tua attuale ricerca?

PT: Non ho mai cercato nessun “definitivo abbandono” dell’Italia che rimane uno dei luoghi principali della mia esistenza. Quello che mi ha spinto a muovermi è la pura curiosità di conoscere più da vicino differenti versioni della realtà.  Oltretutto la percezione del mondo che abbiamo sviluppato negli ultimi anni ci concede, nel bene e nel male, di non abbandonare definitivamente nulla. Ero alla ricerca di un cambiamento da prima di venire a Berlino e questo spostamento ha aiutato questa evoluzione. Aggiungici poi la crisi economica che ha accellerato questo processo. E quasi come se si fosse sbloccato qualcosa di più ampio nella mia vita personale e nel mondo.

ATP: Stai lavorando ad qualche progetto per il futuro? 

PT: Un progetto pubblico in Svizzera, un paio di collaborazioni con altri artisti e la mia prossima mostra personale.

Patrick Tuttofuoco,   Focus on his Eyes,   2013

Patrick Tuttofuoco, Focus on his Eyes, 2013

Patrick Tuttofuoco,   Focus on his Eyes,   2013

Patrick Tuttofuoco, Focus on his Eyes, 2013