Veduta della mostra,   Dafne Boggeri,   GAM Torino

Veduta della mostra, Dafne Boggeri, GAM Torino

Ieri sera è stata inaugurata una ‘cordata’ di mostre alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino: Wunderkammer,  Giacomo Manzù,  Michela Pachner e VITRINE: 270° Dafne Boggeri a cura di Stefano Collicelli Cagol.  

Segue una breve intervista con Dafne Boggeri.

ATP: In cosa consiste il tuo intervento alla GAM di Torino per il progetto curato da Stefano Collicelli Cagol, Vitrine?

Dafne Boggeri: Nello spazio sono installati tre lavori che funzionano come una piccola costellazione, una cintura di Orione che sfrutta l’angolo dalle due pareti. Il soggetto è il corpo, in quanto materia e contenitore. Nello spazio sono sistemate a terra un paio di scarpe da corsa, apparentemente normali, alle quali è stata asportata la suola. Solo da una certa angolazione ci si rende conto che all’interno delle scarpe è visibile una porzione della pavimentazione di marmo. La realtà è quasi duplicata in un’illusione ottica che si riferisce ad una presenza potenziale e possibile, di qualsiasi forma immaginaria essa sia o ad una assenza che gestisce quella forza vuota, incorniciata dalle sagome fluo, come contrazione definitiva dell’identità. Sulla parete principale si trova il ritratto di una ragazza che, in corrispondenza degli occhi, ha due gusci di noce. Lo sguardo è protetto dalle calotte che ne trattengono il potere di connotazione e che apparentemente ne limitano l’uso, ma la visione, dall’interno all’interno, in un’ambivalente ping-pong di traiettorie. Potrebbe essere quella enfatizzata di uno sciamano, che usa i gusci come schermi per dare eco e profondità alla visione. Il titolo ‘Specchio Riflesso’ lega i primi due lavori descritti, a completare il terzo, ‘Triangolo con ombra (Autoritratto di una Montagna)’. E’ un lavoro che mette in relazione lo spazio della GAM con La Casa della Resistenza di Fondotoce, luogo che ha ospitato il 25 Aprile il progetto collaterale Alle Radici della Democrazia. La pietra è stata trovata nel bosco del parco naturale della Gran Valle, una delle più vaste zone boschive teatro della Lotta Partigiana. Il sasso rimane come un pixel che sfida la forza di gravità, a memoria di quel luogo e della sua storia.

ATP: Vieni spesso presentata come un’artista che lavora su ‘molti fronti’, producendo fotografie, fanzine, progetti di graphic design, performance, installazioni e video. Il mondo dell’arte ti sta stretto o la tua è una scelta che denota un tipo di ricerca ‘antropologica’?

D.B.: Mi interessa far confluire più esperienze, fare in modo che ci sia una collisione fra mondi anche quando i confini fra le discipline sono già di per se molto sottili. Penso ad esempio alla danza. L’aspetto antropologico è fondamentale, declinato ad un’elasticità formale che considero vitale e che quando ritrovo in altri artisti mi incuriosisce molto.

ATP: Mi spieghi cos’è per te l”identità di genere’ e perchè scegli questo complesso argomento nelle tue opere?

D.B.: E’ la posizione che si assume rispetto ad un sistema di regole e convenzioni che definiscono delle categorie di rappresentazione dell’individuo, in stretta relazione a fattori concreti ed astratti dell’essere. Probabilmente è il conflitto con il concetto di potere, e con l’istituzione in genere, che mi hanno portata ad affrontare questo argomento.

ATP:  Progetti futuri?

D.B.: Lavoro ad un’edizione che condensa e amplifica l’esperienza di FULL MOON SALOON: esperimento ospitato durante il 2012 nello spazio no-profit O’ di Milano. In tutte le sere di luna piena dell’anno si sono svolti 13 incontri che hanno presentato il lavoro di diversi artisti, italiani e stranieri, momenti legati alla musica ma anche al movimento, all’editoria indipendente, al cinema, alla performance e alla scultura. Il mio ruolo è stato volutamente ambiguo, fra artista, curatore e produttore. Il volume dovrebbe contenere, in modo non narrativo, parte della documentazione di questi episodi, integrato con altri contributi specifici e inediti. Nell’esperienza di FMS è confluita anche la collaborazione con il gruppo performativo BAROKTHEGREAT con il quale stiamo sviluppando lavori che combinano movimento, suono e scena in un percorso inaugurato con lo spettacolo INDIGENOUS. Poi c’è l’idea di fare un disco. Con la musicista Adele H e l’artista Daniella Isamit Morales abbiamo fondato un gruppo che, partendo dal nome, dovrebbe amalgamare stili e forme diverse di aggregazione: TISANA.

Dafne Boggeri,   ‘Triangolo con ombra (Autoritratto di una Montagna)’,   GAM Torino

Dafne Boggeri, ‘Triangolo con ombra (Autoritratto di una Montagna)’, GAM Torino

Dafne Boggeri,   ‘Specchio Riflesso’ ,   GAM Torino

Dafne Boggeri, ‘Specchio Riflesso’ , GAM Torino