Terzo appuntamento per presentare i 12 artisti selezionati per la terza edizione del  Premio Moroso 2013. L’ideatore del progetto è Andrea Bruciati con Patrizia Moroso, art director dell’azienda. Tra i partecipanti al comitato scientifico anche l’artista Olafur Eliasson.

“A cosa ti sei ispirato per il progetto con cui parteciperai al Premio Moroso?”

Rispondono Davide Balliano, Luca Trevisani e Nicola Martini

DAVIDE BALLIANO ?

Il lavoro presentato nasce dal rapporto che ho con New York, la città in cui vivo e lavoro. La giuria ha espresso il desiderio di ricevere una proposta site specific per lo show room Moroso di New York, quindi interrogarmi sulla città e’ stato un passo obbligato. Uno degli aspetti distintivi del vivere in questa città e’ lo stretto rapporto che si ha con l’architettura, nella sua parte più domestica e pratica. La claustrofobia causata dal condensamento edilizio e umano, e’ uno stimolo ma spesso anche una sofferenza: ogni spazio è occupato e dedicato; vuoto e inutilità sono un lusso. In questo contesto, la necessità di trovare uno spazio proprio diventa primaria; un bisogno pero’ spesso frustrato dagli isterici standard economici locali

Questi pensieri hanno sottolineato come la mancanza di spazio sia uno dei problemi principali con cui devo dialogare, sia nella mia ricerca che nella mia vita privata. Recentemente il vuoto, in architettura e in iconografia, sembra essere un elemento emergente nel mio lavoro. Lo spazio che prende forma come un soggetto quando lasciato libero di allargarsi. Ho pensato quindi ad uno spazio dedicato esclusivamente a rimanere vuoto, al non avere alcuna funzione se non essere spazio per il pensiero. Uno spazio fisico, troppo ristretto da essere fisicamente utilizzabile, ma pur sempre uno spazio, delimitato e conciso, con una sua propria forma e volume. Un deserto personale, un luogo economicamente accessibile a tutti, in cui far silenzio e riporre i propri pensieri. Ho pensato ad un solido che funzionasse sia come singolo che come multiplo; una forma che fosse allo stesso tempo rifugio e mattone. Volevo qualcosa che avesse un aspetto sia modernista che antico, un neutro che avrebbe ragione di essere mille anni fa come oggi.

Ho pensato alla grotta dell’eremita, alla colonna dello stilita, alle architetture storiche che si visitano vuote da secoli, occupate a contenere l’eco dei secoli; ho pensato alla Fortezza Bastiani di Buzzati, svuotata di ogni rilevanza strategica, ad una stanza confortevole e funzionale, alla cucina della casa in cui si e’ cresciuti. Il progetto rimane al momento senza titolo, ma confido presto di capirne il nome.

Davide Balliano x Premio Moroso 2013

Davide Balliano x Premio Moroso 2013

LUCA TREVISANI ?

Il mondo è uno spazio da coltivare, la fa da padrona l’ars compositiva, l’organicità. Aspetta di essere attraversato, vissuto, calpestato, abitato. Non è una forma da contemplare, ma un organismo con cui confrontarsi.

Niente nel mondo che abitiamo è forzato e stabilito, ma risultato di una naturale crescita e germinazione.

Minima Muralia.

Nel mutamento degli elementi c’è anche la bellezza più vera, quella che non ha bisogno di aggettivi ma dell’osservazione delle energie che si dispiegano, che vivono, che ci attraversano ogni giorno.

Luca Trevisani,   Premio Moroso 2013

Luca Trevisani, Premio Moroso 2013

NICOLA MARTINI ? *

La iterazione rituale ha molteplici significati tecnici: abbassa il livello della coscienza, isola dal presente, concentra e rende quindi possibile il rapporto con determinati contenuti inconsci da riprendere e reintegrare, sostituisce ciò che rischia di tornare da sé, senza senso, ciò che si fa tornare, e che si apre verso un senso; distribuisce nel tempo, in date canoniche di ripetizione, il lavoro di riappropriazione e risoluzione, eseguendo in “turni”; modella con varie tecniche le crisi attuali; attenua la storicità delle situazioni critiche possibili riassorbendole sul piano di risoluzione del mito esemplare di risoluzione; aiuta a stare nella storia come se non ci stesse.

(E.de Martino, 1995 in Tra psiche e culture – Elementi di etnopsichiatria, P.Coppo, Bollati Boringhieri, 2003)

* Nicola Martini, mi ha sottolineato che per lo sviluppo del progetto non si è ispirato a qualcosa, come non si ispira a qualcosa per portare aventi il suo lavoro. La sua ricerca si basa sulla materia, e gli interventi che realizza derivano dall’osservazione e dalla comunicazione che ha con il suo lavoro che, spiega, “mi parla, io realizzo il rito che permette al lavoro di esistere.”

Nicola Martini,   Fusione in Colofonia,   documentazione di studio. Courtesy l'artista Photo: M_studio

Nicola Martini, Fusione in Colofonia, documentazione di studio. Courtesy l’artista Photo: M_studio