Sergio Breviario,   The Time Machine Oltrepo,   San Benedetto Po,   Premio Suzzara 2014 - Backstage

Sergio Breviario, The Time Machine Oltrepo, San Benedetto Po, Premio Suzzara 2014 – Backstage

L’intervento di Sergio Breviario al Premio Suzzara: un viaggio nel tempo in un paesaggio offeso dal terremoto.

Il progetto The Time Machine Oltrepò di Sergio Breviario – che inaugura domenica 21 settembre a Suzzara – risulta tra i quattro progetti vincitori del concorso Rigenerazione indetto nell’ambito della 48° edizione del Premio Suzzara (2013) dal titolo La terra si muove con il senso a cura di Paola Boccaletti, Elisabetta Modena, Marco Scotti. L’artista mi racconta di come ha vissuto questo progetto, i luoghi del territorio mantovano sconvolti dal terremoto del 2012 e l’idea che tutto è effimero e provvisorio, anche ciò che ci dà la sensazione di stabilità a durata. Mi racconta delle persone dell’Oltrepò, di come hanno accolto il suo lavoro, di com’è stato girare tra i paesi feriti, di come i palazzi messi in sicurezza sono diventati set per il suo viaggio nel tempo. Una chiacchierata informale che incomincia a metà, per volontà dell’artista, che condivide un percorso ma senza dire tutto. Per conoscere tutto vi invito ad andare a Suzzara dal 21 settembre al 30 novembre…

Federica Tattoli: The Time Machine Oltrepò è il titolo del tuo progetto, vincitore del Concorso RIGENERAZIONE nell’ambito della quarantottesima edizione del Premio Suzzara, mi racconti il tuo personale Oltrepò?

Sergio Breviario:  …poi Paola (Boccaletti ndr) è venuta da me in studio e parlando ci siamo detti che il progetto si poteva e si doveva presentare.  Temevo di offendere qualcuno. Molte persone hanno perso la casa. Scegliere di lavorare con le messe in sicurezza non è stata una cosa facile. Devo però ammettere che queste strutture di legno, questi scheletri esterni che modificano radicalmente gli edifici mi affascinano. The time machine nasce da loro: sono stranianti. Camminando, vedevo le messe in sicurezza e immaginavo di stare in un sacco di posti diversi.

FT: Il lavoro consiste in scatti fotografici di aree danneggiate dal recente terremoto e congelate e compresse da strutture di legno, come hai pensato quest’opera, quali le sensazioni che ti hanno regalato questi luoghi?

SB: Il lavoro è composto da una serie di scatti, realizzati con una Polaroid 230 del 1967; una macchina professionale in quegli anni. In verità ne ho comprate due identiche per stare più tranquillo. Non mi interessava avere come risultato un’immagine dal sapore vintage o legare l’idea di macchina del tempo a quella di macchina fotografica; volevo avere subito un corpo, qualcosa di materico tra le mani. Le piccole immagini (7.5×9 cm cad) che istantaneamente escono dalla Polaroid erano sul set con noi, venivano viste, toccate e commentate. Perfette.  L’altra cosa importante è che questa macchina fotografica ha una capacità limitata sia di messa a fuoco che di definizione, non ha obbiettivi intercambiabili, non può essere montata su un cavalletto. Tali limiti donano però alle immagini la caratteristica di essere le uniche possibili, come se fossero sopravvissute a chissà quale catastrofe. Sono eroiche.  Queste polaroid sono la testimonianza fisica di ciò che abbiamo costruito e vissuto in quei giorni.

A Quistello, paese famoso per il lambrusco, due alieni campeggiavano sulla facciata di una chiesa. A Moglia si narra dello scontro a fuoco fra due pericolosi cowboy, mentre a San Benedetto Po Krishna ha sposato Radha e si festeggiava attorno all’altalena nuziale. Noi parliamo di set fotografici, ma in verità non abbiamo modificato nulla di quei posti.

Mi spiego: a Quistello, paese famoso per il lambrusco, due operai vestiti da operai stavano sopra l’impalcatura installata per la messa in sicurezza della chiesa e dei teli di plastica, utilizzati abitualmente per coprire materiale edile, svolazzavano curiosamente. A Moglia il Maggiore Agnesio portava a spasso Stella, una cavalla di una certa età e di una certa eleganza, ed è passato davanti ad una casa di inizio novecento, disabitata a causa del terremoto, sostenuta anch’essa da messe in sicurezza di legno e in attesa di essere abbattuta. Mentre a San Benedetto Po degli operai festeggiavano il raccolto delle angurie, dei meloni e delle prime zucche. Tutto rigorosamente locale, altro che India. Hanno appeso un’altalena, perché le messe in sicurezza del chiostro quattrocentesco ricordano la tipica struttura metallica dell’altalena. Tutto qua.

FT: C’è stata una grande partecipazione della popolazione locale, com’è nato il rapporto con i partecipanti, come hanno reagito?

SB: Se tu chiedi a chiunque di fare una cosa per l’arte e la motivi, non ricevi mai delle risposte negative. L’arte è l’attività che distingue l’uomo da qualsiasi altra forma di vita. L’arte per fine ultimo ha l’opera, quindi non è a favore di uno o più individui, è di tutti e questo mi sembra splendido. Comunque gli abitanti dell’Oltrepò hanno reagito molto bene.

FT: Se tu avessi una macchina del tempo dove vorresti ti conducesse?

SB: Per me, cara Federica (Tattoli ndr), la Macchina del tempo è un ricordo d’infanzia, non un salto nel futuro.  E’ uno dei tanti sogni disillusi dell’epoca moderna, mai dimenticati. Quando avevo sette o otto anni, sognavo ad occhi aperti di spostarmi nel tempo e nello spazio. Dentro di me era viva la fiducia che un giorno, da grande, sarei divenuto un viaggiatore del tempo. Guardando l’automobile di mio padre ero certo che, nel giro di poco tempo, quel salotto a quattro ruote avrebbe lasciato il posto a qualcosa di straordinario, in grado di trasformarmi in una sorta di Capitano Kirk, eroe di un’epoca esistita solo sullo schermo televisivo. L’arte mi serve per continuare a credere che un giorno sarò un viaggiatore del tempo.

Quindi, se avessi una Macchina del tempo, non avrei un luogo dove andare, l’importante è andare, viaggiare, spostarsi. Il gesto mi piace.

Federica Tattoli

Sergio Breviario,   The Time Machine,   San Benedetto Po,   2014 polaroid 7,  5 x 9 cm Courtesy artista

Sergio Breviario, The Time Machine, San Benedetto Po, 2014 polaroid 7, 5 x 9 cm Courtesy artista

Sergio Breviario,   The Time Machine Moglia 2014 polaroid 7,  5 x 9 cm Courtesy artista

Sergio Breviario, The Time Machine Moglia 2014 polaroid 7, 5 x 9 cm Courtesy artista

Sergio Breviario,   The Time Machine Oltrepo,   Moglia,   Premio Suzzara 2014  - Backstage

Sergio Breviario, The Time Machine Oltrepo, Moglia, Premio Suzzara 2014 – Backstage

21 settembre – 30 novembre 2014

Opening: domenica 21 settembre, ore 11.00

GALLERIA DEL PREMIO SUZZARA

Via Don Bosco 2/a /  46029 Suzzara (MN)