Claudia Castellucci,   Museo Marino Marini  2013,   Firenze - Foto: Dario Lasagni

Claudia Castellucci, Museo Marino Marini 2013, Firenze – Foto: Dario Lasagni

Si è svolto venerdì 13 dicembre al museo Marino Marini di Firenze, l’appuntamento che precede l’inaugurazione della mostra a cura di Simone Menegoi: Le Statue Calde – Pensiero – corpo – azione, 1945 – 2013. Opening 18 gennaio 2014.

La serata ha visto avvicendarsi tre performance, centrate sull’idea del divenire scultura del corpo, di Alis/Filliol, Claudia Castellucci e Italo Zuffi.

La performance di Zuffi organizza una sorta di processione laica, o di staffetta, in cui due forme scultoree, portatili ma pesanti, passano di mano in mano per le strade di Firenze, fino ad arrivare al museo Marino Marini. La processione di Zuffi era formata da vari componenti provenienti da: Fosca (associazione culturale che si occupa di linguaggi diversi), Kinkaleri, Teatro Sotterraneo

Claudia Castellucci ha invitato gli spettatori ad assumere le posture raffigurate in una serie di disegni proiettati su uno schermo circolare, con l’intento di dar vita, come recita il titolo dell’opera, a una Celebrazione dei gesti quotidiani.

Il duo piemontese Alis/Filliol ha realizzato, in tempo reale, una serie di calchi in lamierino metallico delle teste stesse dei due artisti: involucri, pelli svuotate che il corpo, come dopo una muta, ha lasciato dietro di sé.

Alis/Filiol,    Marino Marini  2013,   Firenze - Foto: Dario Lasagni

Alis/Filiol, Marino Marini 2013, Firenze – Foto: Dario Lasagni

Curata da Simone Menegoi, Le statue calde indaga il rapporto fra scultura, corpo e azione nell’arte italiana del secondo dopoguerra, inseguendo due idee fra loro complementari: la scultura che si fa estensione del corpo, e il corpo che si fa scultura. Riunisce una trentina di opere di artisti quali Alis/Filliol, Monica Bonvicini, Claudia Castellucci, Gianni Colombo, Gabriele Devecchi, Ugo La Pietra, Eva Marisaldi, Marcello Maloberti, Piero Manzoni, Giovanni Morbin, Bruno Munari, Gianni Pettena, Marinella Pirelli, Michelangelo Pistoletto, Franz Erhard Walther, Gilberto Zorio, Italo Zuffi. Sono opere create con l’intento di essere manipolate: su cui camminare e su cui sedersi, da impugnare e da sollevare, da indossare o da prendere a calci. Sono oggetti dalla forma essenziale, realizzati spesso con materiali ordinari: una pedana di legno, un tubo di ottone ricurvo, una piccola costruzione di mattoni di cemento. Sollecitano l’intervento di un corpo, al quale si offrono come sostegni, protesi, utensili. La pedana diventa allora un piedistallo che trasforma “magicamente” chi vi sale sopra in scultura (Piero Manzoni, Base magica, 1961); il tubo si rivela un singolare strumento – con tanto d’istruzioni per l’uso – per parlare a sé stessi (Giovanni Morbin, Strumento a perdifiato, 1995); la costruzione in mattoni serve a esibirsi nell’atto di fare delle flessioni (Marcello Maloberti, Messe en français, 2013). Mentre compie le azioni previste, il corpo stesso diventa scultura, anzi, statua: statua animata, “statua calda” (come scrive in una sua poesia Claudia Castellucci) idealmente in dialogo con le sculture figurative di Marini.

Italo Zuffi,    Marino Marini  2013,   Firenze - Foto: Dario Lasagni

Italo Zuffi, Marino Marini 2013, Firenze – Foto: Dario Lasagni

Italo Zuffi,    Marino Marini  2013,   Firenze - Foto: Dario Lasagni

Italo Zuffi, Marino Marini 2013, Firenze – Foto: Dario Lasagni

Italo Zuffi,    Marino Marini  2013,   Firenze - Foto: Dario Lasagni

Italo Zuffi, Marino Marini 2013, Firenze – Foto: Dario Lasagni