Sarah Sze,  Triple Point (Pendulum),   2013 Salt,   water,   stone,   string,   projector,   video,   pendulum,   mixed media Dimensions variable © Sarah Sze,   Courtesy of the artist,   Tanya Bonakdar Gallery,   New York,   and Victoria Miro Gallery,   London. Photo: Tom Powel Imaging,   Venice 2013 13

Sarah Sze, Triple Point (Pendulum), 2013 Salt, water, stone, string, projector, video, pendulum, mixed media Dimensions variable © Sarah Sze, Courtesy of the artist, Tanya Bonakdar Gallery, New York, and Victoria Miro Gallery, London. Photo: Tom Powel Imaging, Venice 2013 13

Sarah Sze, ha presentato al Padiglione USA, Triple Point. Il suo progetto comprende  una serie di installazioni intercollegate che trasformano la sala del padiglione degli Stati Uniti in una serie di esperienze coinvolgenti. Estendendosi oltre gli spazi della galleria per includere l’esterno dell’edificio, l’ingresso e l’uscita, la mostra coinvolge direttamente l’edificio neoclassico progettato nel 1930 dagli architetti William Adams Delano e Chester Holmes Aldrich, sfidandone il senso di ordine palladiano.

“Al centro della mostra è la nozione di ‘bussola’ e come noi ci situiamo in un mondo perennemente disorientante”, ha detto Sarah Sze. “Ciascuna delle sale opera come un sito sperimentale, in cui gli oggetti tendono a diventare strumenti o montaggi per misurare o modellare la nostra posizione nello spazio e nel tempo. L’aspirazione a costruire modelli che catturino la complessità e l’impossibilità di quell’impresa, è il punto centrale dell’opera”.   “Triple Point è un’installazione ambiziosa specifica per un sito. Trasforma e anima l’edificio anni ’30 di Delano e Albrich in maniera straordinaria”, ha detto Holly Block, codirettrice del Padiglione degli Stati Uniti e direttore esecutivo del Museo del Bronx.

“I temi complessi ed evocativi del Padiglione hanno permesso al Museo del Bronx di creare una vasta gamma di programmi di educazione pubblica e di coinvolgimento diretti ad interagire e a sfruttare le installazioni di Sze”.  “Sze ci invita a entrare in un cosmo non familiare, a decifrarne la sua interconnettività, e ad iscrivere un fragile ordine personale in un universo disordinato” ha aggiunto il Co- commissaria Carey Lovelace, ex co-presidente della Associazione Internazionale dei Critici d’Arte, Sezione degli Stati Uniti. “Navigare Venezia attraversando i percorsi tortuosi della città, può rivelarci esperienze inaspettate: amplificazioni di luci e suoni su terra e mare. Questo tipo di disorientamento ha un potenziale straordinario. Si potrebbe dire che l’incontro con Triple Point impone una ricalibrazione della propria bussola interiore”. Nella termodinamica, il termine “triple point” designa una singolare combinazione di temperatura in cui tutte le tre fasi di una sostanza (gassosa, liquida e solida) coesistono in perfetto equilibrio. La triangolazione, cioè la misurazione della distanza da tre punti ordinali, è anche usata per determinare un punto specifico dello spazio. L’opera di Sze fa riferimento a entrambi questi concetti, la fragilità dell’equilibrio e il desiderio costante di ritrovare stabilità e posizione.  L’approccio di Sze al Padiglione è quello di un sito di osservazione e sperimentazione dal vivo; l’opera, la cui installazione è durata tre mesi, è stata creata per la maggior parte in situ. Parte dell’installazione è stata “cancellata” durante questo periodo, diventando, come dice Sze, “resti archeologici di esperimenti falliti”. Tracce del panorama urbano di Venezia, foto di pietre, materiali architettonici, biglietti del vaporetto, sono stati raccolti e aggiunti man mano che l’installazione veniva completata. Di conseguenza, gli oggetti appaiono instabili, con crescita virale e decadimento imminente in evidenza. Piccoli frammenti di sculture sono stati anche dispersi per i negozi e sui tetti intorno alla via Garibaldi, per essere scoperti per caso nel tessuto della vita quotidiana. La mostra occupa il Padiglione e la città, ne naviga le sale e le strade, si rintana in retrobottega, si aggrega in sistemi e infine degenera in residui. Nella corte, una struttura dinamica e vacillante sale e scende all’esterno dell’edificio. Appoggiata a una parete del Padiglione, si fonde per formare uno spazio esterno che si rivela pienamente solo molto più tardi nella mostra. L’ingresso del Padiglione è stato trasferito ad una vecchia porta di uscita a sinistra della rotonda d’ingresso. Una volta all’interno, lo spettatore incontra strutture improvvisate, alcune apparentemente ancora in costruzione, che richiamano modelli, macchine e strutture come in un planetario, un osservatorio, un laboratorio o un pendolo – dispositivi di misurazione o elementi per localizzare i corpi nello spazio. Uno spazio simile a un giardino, che si rivela alla fine della mostra, è incorniciato, quasi come una fotografia o un dipinto, da una parete di vetro. Questa finestra, una alterazione all’edificio degli anni ’70, spesso nascosta, diventa parte integrante dell’opera, e l’architettura stessa diventa un dispositivo attraverso il quale aspetti della installazione sono riflessi e rifratti, ma rimangono fuori portata.

Sarah Sze,   Triple Point (Gleaner),   2013 Photograph of rock printed on Tyvek,   trees,   moss,   rocks,   aluminum,   wood,   steel,   bricks,   stone,   sandbags,   outdoor pump,   outdoor lights,   mixed media Dimensions variable © Sarah Sze,   Courtesy of the artist,   Tanya Bonakdar Gallery,   New York,   and Victoria Miro Gallery,   London. Photo: Tom Powel Imaging,   Venice 2013 1

Sarah Sze, Triple Point (Gleaner), 2013 Photograph of rock printed on Tyvek, trees, moss, rocks, aluminum, wood, steel, bricks, stone, sandbags, outdoor pump, outdoor lights, mixed media Dimensions variable © Sarah Sze, Courtesy of the artist, Tanya Bonakdar Gallery, New York, and Victoria Miro Gallery, London. Photo: Tom Powel Imaging, Venice 2013 1

Sarah Sze,  Triple Point (Planetarium),   2013 Wood,   steel,   plastic,   stone,   string,   fans,   overhead projectors,   photograph of rock printed on Tyvek,   mixed media 249 x 216 x 198 inches (632.5 x 548.6 x 502.9 cm) © Sarah Sze,   Courtesy of the artist,   Tanya Bonakdar Gallery,   New York,   and Victoria Miro Gallery,   London. Photo: Tom Powel Imaging,   Venice 2013 5

Sarah Sze, Triple Point (Planetarium), 2013 Wood, steel, plastic, stone, string, fans, overhead projectors, photograph of rock printed on Tyvek, mixed media 249 x 216 x 198 inches (632.5 x 548.6 x 502.9 cm) © Sarah Sze, Courtesy of the artist, Tanya Bonakdar Gallery, New York, and Victoria Miro Gallery, London. Photo: Tom Powel Imaging, Venice 2013 5

Sarah Sze,   Triple Point (Observatory),   2013 Mirrors,   photograph of rock printed on Tyvek,   wood,   aluminum,   metal,   mixed media Dimensions variable © Sarah Sze,   Courtesy of the artist,   Tanya Bonakdar Gallery,   New York,   and Victoria Miro Gallery,   London. Photo: Tom Powel Imaging,   Venice 2013 16

Sarah Sze, Triple Point (Observatory), 2013 Mirrors, photograph of rock printed on Tyvek, wood, aluminum, metal, mixed media Dimensions variable © Sarah Sze, Courtesy of the artist, Tanya Bonakdar Gallery, New York, and Victoria Miro Gallery, London. Photo: Tom Powel Imaging, Venice 2013 16