Sara Enrico,   Kemonia,   L'A project space Palermo – Foto Alessandro Di Giugno

Sara Enrico, Kemonia, L’A project space Palermo – Foto Alessandro Di Giugno

Ancora pochi giorni per vedere la mostra di Sara Enrico “Kemonia”, ospitata da L’A project space (via Ragusa Moleti 9 – Palermo) fino al 5 marzo 2015.

ATPdiary ha posto alcune domande all’artista.

ATP: Kemonia: cosa significa, che significato ha questo titolo in relazione alle opere che esponi da L’A project space di Palermo?

Sara Enrico: Il nome Kemonia l’ho incontrato per caso, durante un viaggio a Palermo. Mi ricordo di aver fotografato questa targa, all’angolo di una strada, che lo riporta in tre lingue: italiano, arabo ed ebraico. Kemonia è il nome di uno dei due fiumi attorno al quale si è costituito il primo nucleo di Palermo nell’antichità. L’altro è il Papireto. Sono attualmente fiumi sotterranei e in parte deviati in altri corsi. Al di là del riferimento specifico, ciò che mi è piaciuto immediatamente è stato il suono della parola, ma in effetti anche il suo significato: dall’arabo, Fiume del Maltempo. I titoli che scelgo, sia per le mostre sia per i singoli lavori, accerchiano in qualche modo l’opera. Talvolta è una questione di assonanze, come a voler rimarcare alcuni aspetti che stanno all’origine dei lavori oppure loro caratteristiche intrinseche. Altre volte, invece, cerco un leggero spostamento di senso per forzare la ricezione verso lo spazio che c’è tra parola e visione. Ma ritornando al fiume. Questa suggestione in realtà è un’immagine rimasta nella mia mente in forma embrionale, non mi interessava svilupparla in maniera diretta. I lavori appartengono ad un panorama più ampio, al mio percorso in generale. Ciò da cui volevo partire però era questa idea dell’emergere di un flusso caotico che avrebbe riportato a galla dei resti per poi tornare a sparire. Lavorare su ciò che non si può più vedere, attraverso alcuni, pochissimi, indizi in una piccola stanza.

ATP: Lo spazio espositivo è particolare: una stanza in un appartamento. Quanto ti ha condizionato il luogo nell’ideazione delle opere?

SE: Lo spazio non mi ha condizionata molto nella fase di realizzazione, piuttosto mi è stato utile nel momento in cui, allestendo, ho potuto ricreare un certo tipo di atmosfera. In questo spazio domestico, così connotato per alcuni suoi dettagli, mi sembrava necessario intervenire senza stravolgerlo. La prima cosa a cui ho pensato è stata quella di lasciare un vuoto al centro. I lavori giacciono, quasi timidamente, verso le pareti, come ad evocare una forza centripeta. Lo spettatore, entrando, si trova accerchiato ed è costretto ad un incontro immediato, intimo, di reciproca osservazione.

ATP: Nella breve introduzione alla mostra, le opere sono accostate a forme “erose dal tempo” o “scarti di una qualche lavorazione”. Che significato dai al concetto di “scarto” nella tua ricerca?

SE: Ovviamente sono possibili diverse interpretazioni dei lavori. I termini stessi intorno ai quali ruotano le mie suggestioni sono in continua evoluzione e vanno arricchendosi di nuove sfumature. Quindi più che definire un concetto, potrei parlare di un’attitudine volta a prestare attenzione alla vulnerabilità e ai margini delle cose. Mi interessano forme e superfici che possiedano una tensione narrativa latente, un rumore di fondo o una eco di rivolgimenti passati o prossimi.

Se considero invece in maniera più diretta i materiali che utilizzo, a partire dallo studio e dall’accumulo presente in esso, tra vecchie tele e materie incrostate di varia natura, mi verrebbe da dire: non c’è scarto. Lo studio diventa la matrice dalla quale isolare il singolo frammento e arrivare nel migliore dei casi ad un risultato.

ATP: La pittura è un linguaggio che nella tua ricerca è molto presente, più come base concettuale che come pratica. Ad esempio in mostra, nell’opera “Skinny”, di una tela sono rimasti solo i contorni, dei resti. Mi spieghi come hai concepito questo lavoro?

SE: “Skinny” nasce sulla scia di altri lavori fatti usando solamente la tela e il colore ad olio, sfruttando le qualità fisiche e meccaniche di questi materiali. Si tratta di porzioni lineari di tela ripiegate su se stesse come a formare delle fessure. In questi nuovi spazi il colore si accumula facilmente, riempie e fa da collante, diventando struttura, dandomi dà la possibilità di modellare delle pieghe, che tendono con l’asciugatura a stabilizzarsi. Queste variazioni minime di volumi possono essere percepite per lo più avvicinandosi e mi piace che il lavoro, da distante, possa sembrare altro, mantenendo il suo grado di ambiguità. “Untitled (giallo cadmio-terra verde)”, un altro dei lavori presenti in mostra, a partire dallo stesso titolo dichiara la propria origine pittorica. Si tratta di una piccola scultura di bronzo e gommapiuma. Anche a livello dei semplici materiali mi sembra una sintesi dei poli tra i quali si muove il mio lavoro.

ATP: “Cut out” è un’altra opera scultorea installata a pavimento. C’è una relazione tra queste opere? Me le racconti?

SE: I “Cut out” sono costruiti a partire da materiali vari dello studio, per lo più imballaggi, che ho riempito con schiuma espansa. La loro collocazione potrebbe variare, ora sono a terra, ma li penserei anche appoggiati a parete. Dipende dalla situazione e dalla relazione con lo spazio, con ciò che c’è intorno o dagli altri lavori. “Skinny” e “Cut out” in particolare sono in relazione fra loro in quanto per me hanno a che fare con l’idea di un involucro svuotato, che conserva tracce di una gestualità.

Intervista di Elena Bordignon

Sara Enrico,   Cut out,   2014,   materiale espanso : foam,   170x7x5 cm; 200x10x6 cm,   courtesy l'artista – Foto Alessandro Di Giugno

Sara Enrico, Cut out, 2014, materiale espanso : foam, 170x7x5 cm; 200x10x6 cm, courtesy l’artista – Foto Alessandro Di Giugno

Sara Enrico,   Skinny,   2015,   olio su tela : oil on canvas,   190x15x300 cm,   courtesy l'artista – Foto Alessandro Di Giugno

Sara Enrico, Skinny, 2015, olio su tela : oil on canvas, 190x15x300 cm, courtesy l’artista – Foto Alessandro Di Giugno

Sara Enrico,   Untitled (giallo cadmio-terra verde),   2012-13,   bronzo e gommapiuma  : bronze and foam,   40x20x30 cm,   courtesy l'artista – Foto Alessandro Di Giugno

Sara Enrico, Untitled (giallo cadmio-terra verde), 2012-13, bronzo e gommapiuma : bronze and foam, 40x20x30 cm, courtesy l’artista – Foto Alessandro Di Giugno