Intervista di Francesca Maria Forte a  Samuele Menin in occasione della sua mostra  49 e 1/4 a The Format Contemporary Culture Gallery (Via G.E. Pestalozzi 10, int. 32, Milano)

Fino al 30 marzo

GAME 1

F.M.F. Ciao Samuele

S.M. Ciao

F.M.F. Scaldiamoci un pò.. Qual è l’ultima mostra che hai visto?

S.M. Una mostra d’incisione alla Biblioteca di Reggio Emilia

F.M.F. Ti piaciuta?

S.M. Sì, molto…ti faccio vedere, come esempio questo volto di Cristo realizzato con un’unica linea continua e concentrica che inizia dal naso…

F.M.F. Perchè ci dovrebbe piacere la tua mostra?

S.M. Perchè è come un luna park…

F.M.F. Perchè potrebbe non piacerci la tua mostra?

S.M. Anche sulle montagne russe , qualche volta, si vomita…

F.M.F. E’ una mostra di lampade o di sculture?

S.M. Di sculture

F.M.F. Cos’è la luce per te?

S.M. Un supporto alla vista

F.M.F. Ad Hemigway è stata attribuita l’invenzione di molti cocktails: quale secondo te, ha realmente inventato?

S.M. Il mohijito…ma mi piacerebbe bere un “colline come elefanti bianchi”…

F.M.F. Tornando a noi…Il titolo della mostra ci riporta ad una numerologia, che è riferimento letterario e musivo (i racconti di Hemingway, il numero di sculture e luci e mensole…). Che peso ha Hemingway in tutto questo?

S.M. La suggestione di poter essere come lui

F.M.F. E parlando di “peso”: sei passato da sculture massicce e compatte a preziose sculturine, grandi “due mele o poco più..”

S.M. Sai cosa si dice delle dimensioni…non sempre contano…

F.M.F. A proposito di piccole sculture…Vedo sulle tue braccia diversi tatuaggi che riproducono opere d’arte di Arp, Brancusi…Me ne vuoi parlare?

S.M.Sono le opere dei miei maestri…Ogni anno aggiungo i nuovi maestri che scopro

F.M.F. Un’ultima domanda…sei felice della tua vita, al momento?

S.M. Come una gara all’inseguimento…”Dio vi conservi allegri, miei signori”.

GAME 2

F.M.F. Che cos’è la scultura?

S.M. La mano

F.M.F. Materiale preferito?

S.M. La terra

F.M.F. Quale maestro del passato invidi e cosa gli invidi?

S.M. Ne invidio troppi…Gli invidio un estimatore come me

F.M.F. Il soggetto che non ritrarresti mai?

S.M. Una persona cara

F.M.F. Quale opera ti metteresti in cara? Perchè?

S.M. La “Deposizione di Cristo” di Antonello Da Messina, per poterlo finire un giorno…

F.M.F. Un libro che secondo te potrebbe essere un’opera d’arte? Che tipo di opera?

S.M. La Bibbia. Una performance.

F.M.F. Il modo migliore per esporre un’opera d’arte

S.M. Farla respirare

F.M.F. Quali sono i limiti della scultura?

S.M. La testa dell’artista

F.M.F. Come cominci un’opera?

S.M. Dal basamento

F.M.F. Com’è il tuo studio?

S.M. Un garage pieno come la mia mente…a volte necessita di ramazza…

F.M.F. Un vostro illustre predecessore, Giorgio De Chirico, era molto superstizioso. Tu hai una qualsivoglia ritualità prima d’iniziare un’opera?

S.M. Mangio la creta…

F.M.F. Il passato, il presente, il futuro della scultura.

S.M. Comunque Lucio Fontana

F.M.F. Se non artista cosa avresti voluto diventare in alternativa?

S.M. Etologo

F.M.F. Pensi che la scultura in Italia sia sottovalutata?

S.M. No, in Italia sottovalutiamo solo noi stessi

Samuele Menin,   49 e 1/4 -  The Format Contemporary Culture Gallery,   2013 Milano - Installation view

Samuele Menin, 49 e 1/4 – The Format Contemporary Culture Gallery, 2013 Milano – Installation view

 

Samuele Menin,   49 e 1/4 -  The Format Contemporary Culture Gallery,   2013 Milano - Installation view

Samuele Menin, 49 e 1/4 – The Format Contemporary Culture Gallery, 2013 Milano – Installation view


“…udì uno schianto repentino e sentì l’urto di una palla calibro 30.06 da 220 grani che gli squarciò il fianco e gli riempì lo stomaco di una nausea improvvisa e cocente. Pesante e impacciato, con la pancia piena e la testa che gli girava per la ferita, trotterellò tra gli alberi verso l’erba alta alla ricerca di un riparo, quando si udì un secondo schianto, e qualcosa sibilò sopra di lui squarciando l’aria. Poi lo schianto tornò a farsi sentire e lui incassò il colpo, che gli bucò le costole inferiori e gli affondò nel corpo, e allora galoppò, col sangue caldo che improvvisamente schiumava dalla bocca, verso l’erba alta dove avrebbe potuto accovacciarsi e rendersi invisibile e costringerli a portare quell’oggetto che faceva gli schianti tanto vicino da poter spiccare un balzo e atterrare l’uomo…”

“…he heard a cracking crash and felt the slam of a .30-06 220-grain solid bullet that bit his flank and ripped in sudden hot scalding nausea through his stomach. He trotted, heavy, big-footed, swinging wounded full-bellied,  through the trees toward the tall grass and cover, and the crash came again to go past him ripping the air apart. Then it crashed again and he felt the blow as it hit his lower ribs and ripped on through, blood sudden hot and frothy in his mouth,  and he galloped toward the high grass where he could crouch and not be seen and make them bring the crashing thing close enough so he could make a rush and get the man…”