Rudolf Stingel a Palazzo Grassi

Rudolf Stingel a Palazzo Grassi

Rudolf Stingel, Untitled, 2012 Installation view at Palazzo Grassi Oil and enamel on canvas. 300 x 242 cm. Collection of the artist. Photo: Stefan Altenburger. Courtesy of the artist.

Rudolf Stingel, Untitled, 2012 Installation view at Palazzo Grassi Oil and enamel on canvas. 300 x 242 cm. Collection of the artist. Photo: Stefan Altenburger. Courtesy of the artist.

Per tutta la durata della mostra, avevo in mente un quadro preciso. Ma non ricordavo né quando né dove l’avevo visto. Ora, dopo settimane di tempo, ho trovato il quadro che mi ha ossessionato durante la visita alla mostra di Rudolf Stingel a Palazzo Grassi – François Pinault Foundation: L’allegoria della fede del Vermeer vista di recente a Roma alle Scuderie del Quirinale. Perchè mi è venuto in mente un quadro simile, lontano di quattro secoli. Nel bellissimo dipinto del pittore olandese, quasi un terzo della superfice del quadro è coperto da un grande e corposo tappeto. Quasi ci fosse una mano invisibile che lo sposta, osserviamo da dietro la pesante tenda-tappeto l’allegoria della fede, rappresentata da una corpulenta ragazzotta che, occhi al ‘cielo’, sembra vedere la ‘fede’ conservata in una bolla di vetro appesa al soffitto.

Eravamo in molti con gli occhi puntati verso l’alto nella mostra a Palazzo Grassi. Il primo impatto, infatti, è stato di totale stupore e incredulità. “Anche se lo vedo con gli occhi, non ci credo che tutto (tutto) Palazzo Grassi è stato coperto da soffitto a pavimento con un unico e (senza scampo) tappeto”. Il modulo iniziale è presentato nell’atrio: la riproduzione di un tappeto dai motivo geometrici ornamentali, che presenta delle abrasioni e delle zone logore. Da questo grande modulo, come fosse una malattia contagiosa dello spazio, tutto Palazzo Grassi è stato rivestito, senza respiro, da questa immenso tappeto. Dopo la visita si ha la sensazione che il tappeto abbia rivestito l’intera Venezia.

In tutta la mostra ci sono trenta dipinti: nel primo piano c’è la vasta serie di quadri astratti, nel secondo piano invece, sempre appesi sopra il wall-carpet, una selezione di dipinti raffiguranti sculture lignee antiche, creati con la tecnica pittorica del foto-realismo, partendo da fotografie e illustrazioni in bianco e nero. La sensazione, appena attraversate le due rampe di scale che portano dall’atrio al primo piano, è quella di entrare in una ‘versione’ parallela della realtà. C’è un prima e un dentro la mostra che sconvolge.

Tunnel, caverne, cunicoli: il rosso mattone del tappeto fa pensare ad un labirinto sotterraneo e soffocante. Dalle prime stanze, più buie e illuminate con dei faretti, si passa piano piano verso la luce proveniente dalle grandi finestre che danno sul Canale Grande. Qui, una benefica ed efficace apertura, illumina un grande quadro argento che, solo grazie alla luce naturale, non risulta monocromo ma solcato da mille rughe, pieghe, sbagli, prove, sviste: ricercatezze che trasformano un silenzioso vuoto in un paesaggio brumoso. Bellissimo.

Non da tregua la stanza successiva, tanto potente da annullare l’eterna presenza dell’ossessivo tappeto: impera (Untitled) Franz West, 2011 334,3 x 310,5 cm. Omaggio all’amico scomparso, Stingel ci fa provare, amplificata, la sensazione che proviamo quando una persona che conosciamo benissimo – ma di cui la giovinezza ci è nascosta – ci mostra la propria immagine nella carta d’identità. Giovinezza, malinconico tempo che passa, irrimediabile deterioramento della carne… la mostra di Stingel è soprattutto tempo: contemplativo, distruttivo e tristissimo. Il non suono che si sente nell’interminabile sfilza di stanze (che sembrano non finire data l’omogeneità e l’indifferenziazione del motivo geometrico del tappeto), è più di un silenzio architettato. E’ un rumore ovattato, trattenuto, felpato. Azzardo, ‘rumore bianco’.

E mentre Franz West ci guarda, avvicinandosi notiamo delle orme arancioni sulla superfice della tela. Segni di barattoli, un po’ di sporco, delle velature e delle strisciate di colore. Dopo averlo minuziosamente dipinto, mantenendo fede all’indifferenziazione tra alto e basso, tra ‘polvere siamo e polvere ritorneremo’, Stingel ha messo la grande tela sul pavimento e, come un qualsiasi tappeto, ci ha camminato e vissuto sopra.

Nella stanza dopo, 5 metri di rete di ferro ‘per polli’ su un paesaggio argento. Oltre un quadro del 2003. Mi specificano che è l’unica tela dove compare la carta da parati. La prima opera  fatta dall’artista con questo motivo. Argento e rosa pallido. Lungo tratto dove quasi mi perdo. Tolti i quadri, camminando come le mosche sulle pareti, si perde il senso dell’orientamento.

Nel secondo piano, il senso di soffocamento viene un po’ meno grazie alla tanta luce che entra dall’apertura sul soffitto e che illumina il grande atrio. Tra il giro di stanze, decine di piccoli quadri di santi, draghi, putti e madonne. Sembrano fotografie ma la mano dell’artista è tradita dai lievi tratti di colore omogeneo, steso a piccole e ferme pennellate. Quasi riprendesse la trama e l’ordito di un inspiegabile (ed esistenziale) tappeto, Stingel rappresenta una serie finita di archetipi di fisionomie. Mostra le facce dei sentimenti: del dolore, dell’amore, della passione, della fede, della paura. Anche la giovinezza e la vecchia, la bontà e la cattiveria.

Esco con l’immagine di un Stingel alto tre metri, oscuro, non illuminato, meditabondo. Abbattuto, sicuramente triste. E’ stato installato dietro ad un serie di colonne che lo immergono nell’ombra. Guarda in basso, verso la porta d’ingresso e sembra invitarmi ad uscire da quello che sembra essere il suo silenzioso mondo, quello che tutti abbiamo, solo che lui lo ha saputo rappresentare perfettamente.

Non avendo ‘niente’ da rappresentare, lo ha rappresentato in modo magistrale.

Rudolf Stingel, Untitled (Franz West), 2011 Installation view at Palazzo Grassi Oil on canvas. 334.3 x 310.5 cm. Pinault Collection. Photo: Stefan Altenburger. Courtesy of the artist.

Rudolf Stingel, Untitled (Franz West), 2011 Installation view at Palazzo Grassi Oil on canvas. 334.3 x 310.5 cm. Pinault Collection. Photo: Stefan Altenburger. Courtesy of the artist.

Rudolf Stingel
Venezia, 7 aprile 2013 – 31 dicembre 2013 a cura di Rudolf Stingel
con la collaborazione di Elena Geuna
Palazzo Grassi – François Pinault Foundation
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One Response to Rudolf Stingel a Palazzo Grassi

  1. Leggo sempre, non commento mai.
    Questa volta complimenti per il testo!

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