Rosa Barba Time as Perspective,   2012 35mm film,   color,   sound 12:00 min. Ed.: 5,   II

Rosa Barba Time as Perspective, 2012 35mm film, color, sound 12:00 min. Ed.: 5, II

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The Mute Veracity of Matters è la seconda mostra personale di Rosa Barba da Gió Marconi.

In galleria saranno presentate diverse tipologie di lavori: un film in 35 mm, una grande scultura in feltro, un’installazione e delle sculture cinetiche. Quella di Rosa Barba è una ricerca che indaga il concetto di tempo e linguaggio, con un particolare interesse ai meccanismi e alla materialità del mezzo cinematografico utilizzato.

Inaugurazione: Lunedì 27 Maggio.

Alcune domande all’artista riguardo le opere esposte e loro relazioni.

ATP: Alcuni dei lavori che presenterai sono accomunati dall’indagine sul tema del tempo e sulla percezione ad esso legata. Mi riferisco soprattutto al film in 35 mm e alle sculture definite come ‘dipinti cinetici’. Il tempo, qui, non viene più inteso in senso lineare e progressivo, bensì è connotato da diversi salti e cesure. In relazione a ciò, come procedi alla costruzione di una ipotetica ‘narrazione della storia’ nei tuoi film?

Rosa Barba: Nei miei film cerco di raggiungere uno stato in cui il tempo si espande sia verso il passato, e l’idea di archeologia, sia verso il futuro; da qui spesso il mio ricorso alla nozione di science-fiction. Il linguaggio o il metodo di fantascienza non è gerarchico in termini temporali. Esso è uno spazio-tempo neutro che mi dà l’opportunità di lavorare con i fatti storici e condurli verso idee fittizie.

ATP: Cosa intendi per ‘dipinti cinetici’?

Rosa Barba: Tutte le opere presenti in mostra hanno una relazione con il tempo in loop e con l’atto scultoreo. Ogni lavoro mostra un proprio programma o ritmo, come un tentativo coreografato a una data sincronicità – ritmi meccanici e successioni visibili. La nozione di loop come atto scultoreo è anche insita in ‘Color Clocks: Verticals Lean Occasionally Consistently Away from Viewpoints’ (2012), nel quale tre oggetti autonomi cinetici mostrano ognuno, con delle parole, i colori rosso, blu e giallo. Ogni oggetto muove il proprio colore a una velocità diversa, creando una pittura cinetica attraverso la ripetizione del colore stesso, finché il significato non si dissolve.

ATP: Sei anche interessata al ‘meccanismo’ dei medium utilizzati e alla loro materialità. I proiettori e le pellicole vengono intesi come ‘strumenti’ che possono assumere una valenza oggettuale, aiutandoci a indagare la nostra percezione nello spazio.  Mi spiegheresti meglio dove si focalizza il tuo interesse a tal riguardo?

RB: È un atto di frammentazione e rivelazione di tutti i tasselli necessari, i quali sono poi parte della performance. Frammentare il senso e il cinema significa tradurli da una cosa all’altra. Si tratta di un secondo ‘divenire’.

ATP: Time as Perspective mostra delle grandi trivellatrici in continua funzione nel deserto del Texas. L’azione si ripete, sembra non avere fine e si fa quasi scultorea. Anche l’azione del tempo agisce sul paesaggio. Quanto ti interessa qui il contrasto natura/macchina?

RB: I pistoni delle pompe delle trivellatrici in ‘Time as Perspective’ scorrono in loop – il simbolo del progresso e dello sfruttamento è stato qui ridotto al loro ritmo ripetitivo e meccanico. Si muovono, ma non cambiano mai, un lavoro monotono che evoca compattezza. Non c’è progressione – solo movimento poliritmico che diventa monumentale. I giacimenti di petrolio, con le migliaia di pompe, stanno imprimendo motivi ripetitivi e invisibili nella Terra – o nel mio film. La loro ‘scrittura’ rimane nascosta, quasi sembrasse viaggiare su un altro livello. Ma ci fa anche pensare al termine ‘Peak Oil’ come al punto nel tempo in cui si raggiunge la quantità massima di estrazione di petrolio. I luoghi, così come i loro racconti, hanno i loro propri principi all’interno dei diversi strati. È come sentire una voce da una piccola parte di una società che si riforma costantemente, anche chiedendo allo spettatore di prendere continuamente una nuova posizione. Io sono solita vedere per lo più la storia ufficiale e la ‘verità’ in modo critico, e cerco di creare un’ incongruenza con il mio lavoro, che non si appoggia sulla menzogna della perfezione gerarchica e impostata. Un sacco di attività che sembrano formare la nostra società hanno luogo nel deserto, ma molto poco,  eventualmente, rimane registrato. Il deserto è un po’come un archivio per me, ed è un buon punto di inizio per una tavola rotonda immaginaria.

ATP: Colori, lettere, parole e linguaggio sembrano essere al centro di questa mostra. In che modo questi elementi ‘struttureranno’ l’ambiente?

RB: Credo che la mostra debba essere vista come un’orchestra nella quale i diversi esecutori, coinvolti in varie discussioni, suonano una musica diversa. E la sinfonia assume senso proprio all’interno di questo ensemble.

Rosa Barba Stage Archive,   2011 Sculpture 35mm film,   perspex,   guiding rollers,   neon lamps,   engines,   control Ø 320 cm Ed.: 1,   I

Rosa Barba Stage Archive, 2011 Sculpture 35mm film, perspex, guiding rollers, neon lamps, engines, control Ø 320 cm Ed.: 1, I

The Mute Veracity of Matters is the second solo exhibition of Rosa Barba at Giò Marconi. In the gallery will be present different kind of works: a 35 mm film, a big felt sculpture, an installation  and some kinetic sculptures. Rosa Barba’s research investigates the concept of time and language, with a particular interest in the mechanism of the medium used and in its materiality.

Opening: Monday, May 27.

Some questions to the artist about the works  selected and their relationships.

ATP: Some of the works you will present have in common the survey on the theme of time and perception associated to it. I think in particular about the 35 mm film and sculptures defined ‘kinetic paintings’. Your films deal with time, not only as progressive linear motion, but also as something that unfolds in layers of depth. In relation to this, how do you progress in the construction of an hypothetical ‘story-telling’ in your films?

Rosa Barba: In my films i try to get to a state where time expands both towards the past, and the idea of archaeology,  as well as towards the future, often my using the notion of science-fiction. The language or method of science-fiction is non-hierarchical in terms of time. It is a time-neutral space of language which gives me the opportunity to work with historical facts and lead them to fictional ideas.

ATP: What do mean with the the definition ‘kinetic paintings’?

RB: In the exhibition all works are dealing with time in looping and sculptural acts. Each piece in the show displays its own schedule or beat, like a choreographed attempt at a synchronicity – mechanical rhythms and visible successions. The notion of looping as a sculptural act is also inherent in ‘Color Clocks: Verticals Lean Occasionally Consistently Away from Viewpoints’ (2012), in which three freestanding kinetic objects that each display in words one of the colors: red,  blue and yellow. Each object moves its own color at a different speed, creating a kinetic painting by repeating a their color until the meaning dissolves.

ATP: You are also interested in the ‘mechanism’ of the medium used and their materiality. Projectors and films are interpreted as ‘tools’ that can acquire an object value, helping us to investigate our space perception. Could you explain me better where do you focus your interest regarding this point?

RB: It’s an act of fragmenting and revealing all necessary fragments which are part of the performance. Fragmenting meaning and cinema means translating them from one thing to the other. It is a second becoming.

ATP: Time as Perspective shows huge oil pumps in the Texan desert, constantly repeating all the same mechanical movement. The action keep going on, it seems to have no end and becomes almost sculptural. Even the action of time acts on landscape. In what way are you here interested in the contrast nature / machine?

RB: The drilling pumpjacks in ‘Time as Perspective’ run in loops – the symbol for progress and exploitation has been reduced to their mechanical repetitive rhythm. They move but never change, a monotonous labor that invokes consistency. No progression – just polyrythmic movement that becomes monumental. The oil fields with the thousands of pumpjacks are printing invisible repetitive patterns into the earth – or onto my film. Their ‘writing’ remains hidden as it seems to travel to another level. But it makes us also think of the term ‘Peak Oil’ as the point in time when the maximum rate of petroleum extraction is reached. The places, as well as their narratives, have their own principles within different layers. It’s like listening to a voice from a tiny part of a society which is constantly re-forming itself by also asking the viewer to continually take a new position. I mostly view the official history and ‘truth’ critically, and try to create an inconsistency with my work, that doesn’t support the lie of hierarchical, imposed perfection. A lot of activities that seem to form our society happen in the desert, but very little,  if any, record remains. The desert is a bit like an archive for me, and it is a good starting point for a fictive round table.

ATP: Colors, letters, words, and language seem to be central elements of this exhibition. How will they ‘structure’ the gallery space?

RB: I consider the exhibition to be experienced like an orchestra with different players that play different music, engage in different discussions. And it is within the ensemble that the symphony makes sense.

Rosa Barba Color Clocks: Verticals Lean Occasionally Consistently Away from Viewpoints,   2012 3 filmic sculptures,   1 x 35mm film,   motor each: ca. 128,  5 x 83 x 44,  5 cm Ed.: 3,   I

Rosa Barba Color Clocks: Verticals Lean Occasionally Consistently Away from Viewpoints, 2012 3 filmic sculptures, 1 x 35mm film, motor each: ca. 128, 5 x 83 x 44, 5 cm Ed.: 3, I