Gianni Caravaggio,   Stupore

Gianni Caravaggio, Stupore

Inaugura oggi al Castello di Rivoli ‘Ritratto dell’artista da giovane’, a cura di Marcella Beccaria. La mostra si inserisce all’interno di un più ampio progetto pensato per la commemorazione dei trent’anni del museo. In mostra – fino al 21 settembre – una selezione di artisti italiani che hanno partecipato alla Borsa per Giovani Artisti Italiani indetta dal Castello di Rivoli.

Alcune domande alla curatrice Marcella Beccaria

ATP: Partiamo dal titolo, ‘Ritratto dell’artista da giovane’, preso a prestito dall’omonimo libro semi-autobiografico di James Joyce. Perché questa scelta?

Marcella Beccaria: Penso che Joyce abbia dato un titolo perfetto al libro. In realtà il titolo è Dedalus, con sottotitolo Ritratto dell’artista da giovane. Titolo e sottotitolo sono perfetti anche per la mostra, che è intenzionalmente labirintica e propone un concetto di “ritratto” in senso allargato. Nell’idea di citare il concetto di “giovane” c’è autoironia, ovviamente. E’ un’etichetta che da un po’ fastidio a tutti… eppure la maggior parte dei premi continua a privilegiare questa categoria anagrafica, e lo ha fatto ad oggi anche la Borsa del Castello.

ATP: La mostra raccoglie i più meritevoli candidati che hanno partecipato alla Borsa per Giovani Artisti Italiani del Castello di Rivoli. Per molti versi la mostra racconta anche gli ultimi 10 anni dell’arte italiana. A tuo parere ci sono dei temi ricorrenti nelle opere? Delle urgenze emerse nelle loro ricerche?

MB: L’arte italiana degli ultimi dieci anni include una serie di personalità artistiche molto forti, che sono cresciute sulla scena nazionale e internazionale in maniera eccellente. Quando ho cominciato a pensare a questa mostra, valutandone le possibili ipotesi curatoriali, continuava a emergere con chiarezza il fatto che il progetto era anche una grande occasione per dare un ampio spazio all’arte italiana. Come i loro colleghi internazionali, gli artisti italiani delle ultime generazioni sono fieramente indipendenti, rifuggono le etichette e hanno profonda consapevolezza del loro lavoro.

Per rispondere alla prima parte della tua domanda, sì, volevo fare una mostra sui 10 anni della Borsa per Giovani Artisti Italiani del Castello, ma confesso che ho scartato da subito l’idea di fare una mostra che ripetesse la cronologia dei vincitori e relative opere. Mi sembrava l’idea più immediata, scontata, e perciò da evitare. E poi perché ripercorre una storia già fatta? Pure in tempi di grande trend per il revival curatoriale, non mi sembrava il caso. E ancora, questa mostra andava concepita nella cornice dei 30 anni del Castello, motivo in più per pensare in modo diverso, cioè cercare di guardare indietro pensando però al presente, forse anche al futuro. Ecco ho lavorato così, ho cercato un’altra strada, forse meno lineare, ma credo più rispettosa del lavoro artistico. La mostra che ho voluto costruire è nata innanzi tutto da un lavoro di approfondimento, aprendo gli archivi del museo, alla ricerca dei tanti progetti di artisti: lettere, documenti, scambi di fax e mail che ci siamo scambiati lavorando alla Borsa, alla ricerca di una storia più complessa. Ma in mostra questo non c’è… era solo un modo per formarmi, diciamo così, un tavolo di lavoro, con una sua “proporzione”. Su questo tavolo ho riguardato il lavoro degli artisti oggi, adesso, anche tenendo presenti alcuni dei tanti artisti bravissimi che hanno partecipato, ma al tempo non hanno vinto. Ho voluto rileggere la distanza attraversata, guardare il percorso e i cammini presi dalle idee artistiche dei vincitori e di molti candidati, dai tempi dalla partecipazione alla Borsa ad oggi.

Ecco, la mostra è questo: è un progetto che sottolinea l’importanza di sostenere la ricerca artistica, anche quando non è ancora matura, perché le idee, quelle buone, poi crescono e certe intuizioni possono germinare in altra forma magari anche dopo 10 anni. Vale per la ricerca scientifica, dicono. Perché non dovrebbe valere anche per la ricerca artistica e il modo in cui gli artisti sviluppano il loro percorso creativo? La mostra pertanto raccoglie molte opere anche nuove, fatte apposta, oppure recenti, la cui origine però è riconducibile al periodo di partecipazione di ciascuno alla Borsa, in alcuni casi proprio al progetto presentato al tempo, o comunque a ricerche iniziate in quel periodo.

Christian Frosi,   Fetta

Christian Frosi, Fetta

ATP: Le opere esposte in mostra fanno parte della collezione o avete invitato gli artisti ad elaborare un nuovo progetto? Avete seguito un particolare allestimento? (cronologico, tematico ecc.)

MB: Ho lavorato, come sempre faccio, a stretto contatto gli artisti. Con moltissimi di loro c’è un grande rapporto professionale e di stima consolidatosi nel tempo. Come quindi avrai capito, la cronologia che proponiamo in questo progetto non è lineare, ma ripeto, spero che l’insieme del progetto sottolinei l’importanza di sostenere la ricerca artistica. Le mostre sono solo la punta di un grande iceberg. Le idee artistiche trovano verifica nelle opere, ma l’origine è molto più lontana. Ci sono similitudini e forti differenze nelle opere esposte. Il percorso espositivo – che ho descritto come labirintico – si snoda tra strettoie, assonanze, similitudini, divergenze.

ATP: Spesso le borse di studio si rivelano delle azioni concrete ed efficaci per la crescita professionale di un giovane artista. Credi che altre realtà museali dovrebbero seguire il vostro esempio istituendo questo tipo di iniziativa? O non sarebbe meglio, anziché premiare un singolo artista, trovare altre forme di sostegno per i giovani artisti?

MB: Infatti, hai assolutamente ragione. Nelle sue varie formulazioni la Borsa ha anche incluso mostre collettive come nel 2012 “La storia che non ho vissuto (testimone indiretto)”. Negli anni, non lo abbiamo mai detto, ma anche i finalisti e non solo i vincitori, ricevevano un premio in denaro. Per tutto questo, il Castello ha potuto contare su un gruppo straordinario di Amici Sostenitori, collezionisti e appassionati, ma soprattutto filantropi, mecenati. Mi piace usare queste parole – non le usa più nessuno – eppure gli Amici del Museo hanno davvero agito così. È una risorsa grandissima, peccato che la mancanza di cultura museale e politica non faciliti (per dirla in modo elegante) questo tipo di iniziativa. Eccetto credo per il MAXXI, la Biennale di Venezia e poche istituzioni, fare un’elargizione a un museo italiano è un faccenda incredibilmente complicata. Non dovrebbe invece essere incoraggiata? È una battaglia da percorrere, che va portata avanti. Lancio qui un appello, Elena, se sei d’accordo. Chi vuole portare avanti questo progetto? Io sono a disposizione.

ATP: La mostra fa parte di una più ampia rassegna indetta per commemorare i trent’anni del museo Castello di Rivoli. Quali altre iniziative avete in programma? 

MB: Abbiamo cominciato con una grande mostra di Jan Dibbets, “Un’altra fotografia / Another Photography”, grandissimo artista che ha davvero scritto una nuova storia della fotografia e non solo. In mostra ci sono opere storiche, “scoperte” da importanti collezioni che gelosamente le hanno custodite per anni. La mostra arriva al presente, perché Dibbets è in realtà un artista giovanissimo, sperimenta, inventa, non si ferma. Nella sua rigorosa studiata lentezza – per fare una foto magari impiega un anno sai? – produce sempre nuove opere. È un grande, è un onore lavorare con lui.

Tra gli altri progetti, c’è il suo catalogo, che stiamo preparando mentre la mostra continua. Poi c’è la mostra di Marinella Senatore che è in un tour a Santa Barbara, al Museum of Contemporary Art fino ad agosto. Ne sono molto contenta, perché sai quanto è difficile itinerare all’estero le mostre degli artisti italiani. “Ritratto dell’artista da giovane” durerà fino al 21 settembre. Per l’autunno ci sarà poi una mostra sul disegno, e mostre ed eventi fino al 18 dicembre, giorno in cui 30 anni fa si aprì la prima mostra del Castello.

*

Castello di Rivoli

Ritratto dell’artista da giovane

Giorgio Andreotta Calò, Francesco Arena, Rossella Biscotti, Gianni Caravaggio, Alice Cattaneo, Roberto Cuoghi, Patrizio Di Massimo, Lara Favaretto, Flavio Favelli, Eva Frapiccini, Christian Frosi, Goldschmied & Chiari, Massimo Grimaldi, Alice Guareschi, Francesco Jodice, Marcello Maloberti, Margherita Manzelli, Marzia Migliora, Diego Perrone, Seb Patane, Marinella Senatore, Francesco Simeti, Alessandra Tesi, Grazia Toderi, Luca Trevisani

10 giugno – 21 settembre 2014

a cura di Marcella Beccaria

Goldschmidt Chiari,   Democratie

Goldschmidt Chiari, Democratie

Roberto Cuoghi,   Pazuzu

Roberto Cuoghi, Pazuzu

Francesco Jodice Dubai_Citytellers (Dubai_narratori urbani),   2010 video HD  48'  Courtesy Galleria Michela Rizzo,   Venezia

Francesco Jodice Dubai_Citytellers (Dubai_narratori urbani), 2010 video HD 48′ Courtesy Galleria Michela Rizzo, Venezia