Tino Sehgal,   Marian Goodman

Tino Sehgal, Marian Goodman

Scesi dal traghetto che fa spola tra Manhattan e la Randall’s Island Park – sede di Frieze New York – è la mastodontica scultura di Paul McCarthy alta oltre 24 metri, Balloon Dog, che domina il paesaggio. L’artista di Los Angeles sembra voler fare uno sberleffo  a Jeff Koons, copiandogli quello che, negli ultimi anni sembra essere il suo cavallo di battaglia. In compenso, Koons gli risponde idealmente con due personali (che inaugurano proprio in questi giorni a NY) da Davide Zwirner e Gagosian. La scultura  ‘Balloon Dog’ è talmente imponente e ‘aggressiva’ che rischia di ingoiarsi l’intero progetto della fiera  ‘Sculpture Park’. Di fatto, le opere degli altri artisti coinvolti nel progetto scompaio dietro alla sua ombra. E’ così per  le ‘piccole’ sculture di Pae White, pochi metri più in là o per quelle di Fiona Connor,  Style Guide Spa; Saint Clair Cemin,  Fotini; Martha Friedman,  Amygdalas ecc.  Fanno la stessa fine anche le opere di conosciutissimi artisti come Tom Burr,  Tom Friedman, Jason Meadows e Franz West.

E’ arduo ‘tirare’ le somme della mia prima visita in Fiera. Mastodontica tanto quanto il pupazzone di McCarthy, organizzata al millimetro, senza contare che, prima di entrare, per chi non è di casa a Manhattan, vedersi il profilo della metropoli oltre il fiume è veramente emozionante. Ma, come hanno scritto molti giornalisti locali nei quotidiani di settore, ‘la grandezza non è tutto’. Scrivono che, con il moltiplicarsi delle fiere, delle Biennali e delle grandi kermesse, la carta del gigantismo la vince spesso sulla ricerca e sulla qualità, nel senso che per attirare l’attenzione, molte gallerie giocano la carta delle ‘grandi dimensioni’ per mostrare i loro attributi nel sistema dell’arte. Un altro esempio qui a NY è la grande installazione di Ugo Rondinone alla Rockefeller Plaza. In Italia, nel nostro piccolo, ne sappiamo qualcosa. Come risposta a questa tendenza, ribatto che non tutto è perduto se, sempre nel contesto di Frieze NY, ci sono gallerie come quella di Marian Goodman che propone un’opera ‘effimera’ come quella di Tino Sehgal, ‘Ann Lee’. L’artista ha fatto interpretare ad un’attrice orientale la parte del personaggio creato a suo tempo da Pierre Huyghe e Philippe Parreno.

Nessuna grande novità per quanto riguarda la suddivisione contenutistica della fiera. Le 180 gallerie sono divise tra la sezione principale che raccoglie quelle importanti, la sezione FRAME dove partecipano delle gallerie fondate da meno di 6 anni che presentano un solo show; la sezione FOCUS che raccoglie gallerie di poco meno di due anni che presentano altrettanti progetti inediti.

Le presenze importanti italiane, a parte la galleria Zero… e Giò Marconi, c’erano tutte. Passa quasi inosservato lo stand di De Carlo (a parte un bel disegno di Kaari Upson), più vivace e ricercato quello di kaufmann repetto con i loro cavalli di battaglia, tra cui Lily Van Der Stokker e Latifa Echakhch (un classico, il capello rovesciato pieno di inchiostro); Minini con una paio di ‘piccoli’ Anish Kapoor; Continua con due enormi (ricordate ciò che ho scritto all’inizio) Pistoletto. Ho apprezzato gli stand di Noero con i delicati lavori di Jason Dodge che dialogano con un’installazione sonora di Darren Bader, accanto ad un più grande intervento di  Gabriel Kuri (artista che è in mostra nel nuovo spazio della a Torino). A gonfie vele T293 di cui mi è piaciuto lo stand con le opere di Sam Falls, Dan Rees e John Henderson. Di quest’ultimo, notevoli le tre opere bianche in resina, calchi di dipinti. Bella l’opera di Zoe Leonard, ‘Survey’, presentata dalla Cortese. Sempre a proposito di italiani (in terra straniera in questo caso), trionfa Alessandro Pessoli di cui ho visto ben tre sculture in tre gallerie diverse: Anton Kern Gallery, New York, Marc Foxx, Los Angeles e Xavier Huf kens, Brussels. Quest’ultimo, aveva uno dei più interessanti stand di tutta la fiera: Pessoli, Condo, Houseago, degli scatti (bellissimi ma soprattutto inediti) di Mapplethorpe, un delizioso piccolo quadro di Cris Brodahl ecc.

Random…

Deludente Team Gallery con un ‘salotto’ soffocato da inutilmente enormi Ryan McGinley; notevoli le piccole opere di Kris Martin e Josiah McElheny da White Cube; cool lo stand di Reena Spauling, allestito con una grande opera fatta di porte ammassate una sull’altra , tele con chiodi incollati e fotografie di borse tagliate a metà. Presto particolare attenzione alla stanza ‘allestita’ da Sadie Coles con le opere di Steven Claydon. Bellissimo video di Trisha Donnelly da Casey Kaplan; scherzetti che hanno perso di sagacia di Piero Golia da Bortolami; felice scoperta dei disegni di Jeff Olsson da Jack Hanley (New York): surreali, naïf, con un tocco di inquietudine.

Grande lavoro di Alicja Kwade da Johann König; ricordano Munch le intense opere di Nicole Eisenmann da Susanne Vielmetter (Los Angeles). Altro stand coinvolgente e particolare quello di Gavin Brown’s enterprise con un allestimento ‘totale’ composto da grandi rotoli si tappeti colorati e i dipinti di Bjarne Melgaard. Altro stand degno di nota, quello condiviso da Greengrassi e Andrew Kreps che presentano due artisti che dialogo in modo ‘empatico’  tra loro: Pae White e Roe Ethridge (foto che avrei comprato subito!). Davanti a questo stand noto un Michael Stipe di azzurro vestito. Dirimpetto Maureen Paley con bellissimi quadri di Kaye Donachie e un’altrettanto particolare scultura di Gillian Wearing. Sempre per restare a Londra, altra coppia di opere che avrei comprato, gli stranissimi disegni di Granham Little.

Coinvolgente l’allestimento dedicato a Claudia Wieser da Marianne Boesky (l’artista cita con nonchalance avanguardie storiche e dipinti medioevali); wuw (ma è quasi banale) per lo stand total white di Gagosian con l’intramontabile Franz West…

To be continued…

Randall’s Island Park,   Manhattan,   United States

Randall’s Island Park, Manhattan, United States