Protocombo,   courtesy of the Artists

Protocombo, courtesy of the Artists

Testo di Rossella Moratto

Un progetto di T-yong Chung, Michele Gabriele e Jonathan Vivacqua

Lissone, Museo d’Arte Contemporanea

PROTOCOMBO is a virus from outer space. La libera citazione della celebre frase di William S. Burroughs descrive precisamente la strategia di PROTOCOMBO, progetto a sei mani di T-yong Chung, Michele Gabriele e Jonathan Vivacqua, invitati a interagire con le nuove raccolte del Museo d’Arte Contemporanea di Lissone. Non si tratta semplicemente di inserire il proprio lavoro armonizzandolo all’esistente ma di creare un dialogo capace di mettere in relazione diversi linguaggi e creare nuovi percorsi di senso, senza facili giustapposizioni. I tre artisti sono partiti da un punto di vista radicale: la loro è un’invasione virale, una TAZ – Temporary Automous Zone – che rivoluziona l’assetto espositivo e riapre la dibattuta questione dei criteri di esposizione e riordino museali.

L’interazione qui diventa concreta: gli artisti non si limitano a disseminare i propri lavori all’interno dello spazio, ma colonizzano le opere presenti. Mensole e sculture di cemento di T-yong Chung si mimetizzano tra le opere della raccolta, diventandone perfino appoggi, le sculture filiformi di Vivacqua proliferano ovunque insieme a macchie di colore, semi e materiali presi a prestito dall’edilizia mentre le coperte variopinte, le catenine e i gioielli di Gabriele si impadroniscono, grazie a corde e morsetti, di altre opere fino ad arrivare a ricoprirle. È una tecnica di cut-up multilinguistico utilizzato ironicamente: il display espositivo è modificato, interrotto e frammentato da inserimenti che lasciano intatti solo pochi elementi. Le opere della raccolta sono travolte e ibridate dalla metastasi creativa che sembra straripare senza un filo logico apparente: è il caos che stravolge l’ordine esistente generando altri percorsi e sintassi visive inedite. È una strategia della sovversione e una presa di possesso anarchica e gioiosa che si richiama alla tradizione di borroughsiana memoria: la mescolanza di linguaggi, in quanto prodotto storico culturale di un’epoca caotica, ne rispecchia l’incoerenza ma apre anche a nuove possibilità interpretative.

PROTOCOMBO non nasce a priori, ma è un work in progress che si sviluppa dalla collaborazione dei tre artisti e dalla loro disponibilità al dialogo – anzi alla sfida –  e apre alla possibilità di un’autorialità collettiva e condivisa in cui le opere dell’uno diventano pretesti creativi per gli altri. È una  pratica laboratoriale già sperimentata in altre occasioni: Chunga-Wacra project (2010-2013); Fingerprints (2008-2013), Oui-scik (2008-2013).

PROTOCOMBO ha accolto le suggestioni, i contributi, e le ispirazioni di quanti hanno seguito il progetto, tra queste una canzone composta dalla danzband Vecchiomerda che ne è diventata la colonna sonora https://soundcloud.com/vecchiomerdadanzband/protocombo

Le diverse fasi del lavoro sono parte integrante del processo e sono documentate nell’omonimo blog

http://protocombo.tumblr.com/

Fino al  9 marzo

Museo d’Arte Contemporanea

via Padania 6 Lissone (MB)

museo@comune.lissone.mb.it tel. 039 7397368 – 039 2145174

Orari:  Martedì, Mercoledì e Venerdì:15.00 – 19.00

Giovedì: 15.00 – 23.00  Sabato e Domenica: 10.00- 12.00 / 15.00 – 19.00

Ingresso libero

Protocombo - courtesy of the  Artists

Protocombo – courtesy of the Artists

Protocombo - courtesy of the  Artists

Protocombo – courtesy of the Artists