Pontoon Lip,   installation view,   Cell Project Space,   2014,   Courtesy of Cell Project Space

Pontoon Lip, installation view, Cell Project Space, 2014, Courtesy of Cell Project Space

ATPdiary continua la rubrica EXPANDED dedicata ad artisti, gallerie, musei e progetti nelle maggiori capitali dell’arte nel mondo. Dopo Parigi, proseguiamo con Londra. 

Pontoon Lip (16 maggio | 29 giugno): Celia Hempton (1981) e Katie Cuddon (1979) collaborano in una mostra realizzata nel corso di tre settimane, per Cell Project Space, organizzazione autofinanziata nata nel 2000, con sede a Est di Londra, che affianca la sua attività espositiva a un servizio che offre studi a prezzi economici a giovani artisti.

La mostra è strutturata come un dialogo in cui le opere possono essere lette individualmente, subordinate le une alle altre, o unite in un solo elemento. 

Pontoon Lip è inoltre completato da una Performance che avverrà l’8 Giugno e dalla concomitanza del lancio della pubblicazione “Without A Sentence, Without A Name”, di Katie Cuddon.

Marta Ravasi – in collaborazione con ATPdiary – ha rivolto alle artiste alcune domande.

ATP: “Ponton Lip” è il titolo della vostra mostra, che cosa ha guidato questa  scelta?

Celia Hempton: Pontoon è una parola che descrive una struttura fluttuante su di un vasto bacino d’acqua, come un lago o un oceano. Ci piaceva l’idea di accoppiare qualcosa di strutturale e architettonico, con qualcosa di corporale (lip). Si riferisce inoltre a come le immagini possano distorcersi e astrarsi digitalmente – per esempio la pixelizzazione di un volto durante una mal connessa conversazione video in skype – le parti del corpo sembrano sconnesse.

ATP: Sembra che il fulcro della vostra ricerca possa essere il corpo e la sua correlazione con la sessualità. Come spiegate questo interesse? 

CH: Non sono sicura che l’affermazione sia del tutto vera, in quanto, penso di non essere interessata a queste idee quando considerate isolatamente. Penso al sesso in termini di psicologia, natura, sporgenze e orifizi, più che specificatamente in termini di corpo umano o sessualità. In questo senso potrei dipingere allo stesso modo una natura morta e il riferimento rimarrebbe inalterato. Sono più interessata a ciò che sta fuori il corpo. A mio parere in questa mostra questi riferimenti hanno più avuto a che fare con una convergenza d’idee tra me e Katie, concetti quasi informi, che sono sorti in conversazioni skype sconnesse e disarticolate o durante discorsi fatti nel periodo in cui avevamo studi confinanti a Roma.

Katie Cuddon: Penso ci sia un forte senso di desiderio, frustrazione, urgenza, e anticipazione nei lavori, che sono molto fisici e che quindi sì, divengono sessualizzati. Per me corpo e sesso non sono il fulcro di una ricerca, bensì un mezzo attraverso il quale alcune questioni sono affrontate.

ATP: Come definite la vostra collaborazione? E come questo dialogo si struttura nelle vostre opere?

KC: Lavorare una affianco all’altra a Roma ci ha permesso di sviluppare un modo di discutere il nostro lavoro molto intimo e personale. Queste discussioni erano spesso inserite in un contesto più generale, in quelli che si possono definire “discorsi da donne”. Ci siamo così conosciute e abbiamo conosciuto molto bene il nostro rispettivo lavoro. Di conseguenza è stato semplice sviluppare un linguaggio e dirigerlo verso qualcosa di specifico come questa mostra. Abbiamo iniziato a discutere il progetto e le nostre intenzioni circa sei mesi fa, ma l’idea è rimasta flessibile fino al momento in cui siamo entrate nello spazio e abbiamo iniziato a posizionare le opere. Non abbiamo esattamente fatto dei lavori in comune ma integrato i diversi elementi, i confini hanno così iniziato a dissolversi. Abbiamo provato sia a correlare gli elementi comuni nei nostri lavori ad esempio la loro carica sessuale e fisica, sia a lavorare sulle differenze come le qualità introverse delle mie sculture e il deciso, qualche volta sfacciato carattere del lavoro di Celia.

ATP: L’opera “Me as You” è esposta in una stanza separata, illuminata da una luce verde. Il risulato è molto drammatico e forte. Come siete giunte a questa decisione?

KC: Volevamo conferire alla stanza una temperatura diversa. Abbiamo riflettuto sullo spazio relazionandolo alle rovine che abbiamo visitato a Roma, dove per esempio si può vedere un ampio spazio aperto colpito dal sole e dal caldo a cui è limitrofa una stanza coperta, umida, scura. Ma avevamo anche in mente la Pittura Parietale Romana, come la rigogliosa Scena Arcadica descritta nelle pitture del Giardino di Livia, nel Palazzo Massimo alle Terme, qui la temperatura e la qualità dell’aria sono percepite in modo completamente differente e in contrasto con stanze in cui sono presenti pitture più usuali con il  rosso, il giallo e il marrone degli elementi architettonici. Ci è anche sembrato appropriato che quest’immagine intima, privata, di una ragazza che si masturba con un cuscino, fosse vista in una stanza leggermente sbiadita, mediata da una luce non familiare.

ATP: Celia, in questa mostra ti trovi a sperimentare con vari elementi come stampa digitale, raso di seta, dipingi direttamente sul muro della galleria e sulla stoffa. Come questi elementi si relazionano a un modo più tradizionale di dipingere?

CH: Vengo da un background di pittura tradizionale: Entrambi i miei genitori erano pittori e ho studiato pittura alla Glasgow School of Art e al Royal College of Art, di conseguenza ho una forte coscienza della storia della pittura, anche se sono ben lontana dall’esserne un’esperta. 

Stare a Roma, circondata da pitture parietali, ha avuto indubbiamente un forte impatto sul modo in cui mi relaziono alla superficie pittorica e al suo potenziale di essere un’esperienza coinvolgente e ambientale. Ammiro e provo affetto per molti quadri e tradizioni pittoriche del passato, ma voglio sentirmi libera dalle responsabilità della storia come pittrice o almeno pretendere di esserlo quando produco. Mi auguro quindi che la pittura possa per me essere ancora un’esperienza esplorativa. 

ATP: Katie Cuddon, “Without A Sentence Without a Name” è il nome della tua pubblicazione lanciata in occasione di questa mostra, come si relaziona il tuo lavoro all’interesse che provi per le parole e per il linguaggio?

KC: Trovo che l’uso delle parole, particolarmente in relazione al mio lavoro – che è tutto sull’andare contro il linguaggio – davvero problematico e scivoloso. Mi scopro negare ciò che affermo per poi trovarmi punto a capo, in un processo simile a quello di produzione. Negli ultimi anni sono stata davvero influenzata da vari scrittori come Lydia Davis, Martha Ronk, Diane Williams, questa pubblicazione raccoglie alcuni dei loro racconti brevi e poesie, affiancandoli al mio lavoro. Produco molti disegni usando le parole, o meglio, con parole, e i titoli hanno sempre giocato un ruolo importante nel mio lavoro. Testo e linguaggio possono essere molto fisici, anche ostili direi, io provo a lavorare con e contro questo.

cellprojects.org

Me as You,   (dimensions variable),    Celia Hempton,   2014,   silk paint on silk satin,   73 cm x 44 cm,   acrylic paint on wall - Katie Cuddon,   2014,   painted ceramic,   43 cm x 30 cm x 64 cm - Courtesy of Cell Project Space

Me as You, (dimensions variable), Celia Hempton, 2014, silk paint on silk satin, 73 cm x 44 cm, acrylic paint on wall – Katie Cuddon, 2014, painted ceramic, 43 cm x 30 cm x 64 cm – Courtesy of Cell Project Space

ATPdiary continues EXPANDED, the section dedicated to artists, galleries, museums and projects in the main art capitals of the world. After Paris, now we go on with London.

For the exhibition Pontoon Lip (16th May | 29th June) Celia Hempton and Katie Cuddon collaborated over a three-week period for Cell Project Space, a self-founded organization based in East London. Founded in 2000, Cell presents both an ongoing exhibition programme and creates affordable workspaces for young artists.

The Show is structured as a dialogue between the artists. Their works can be read individually, or synchronised as one and dependent on one another.

Pontoon Lip incorporates a performance event of a sound work that the artists will make in the space (8th June) and sees the launch of Katie Cuddon’s new publication  Without a Sentence Without a Name.

Marta Ravasi – in collaboration with ATPdiary – asked some questions to the artists. 

ATP: Your current exhibition is entitled Pontoon Lip; what made you decide upon this name for the show? 

Celia Hempton: “Pontoon” is a word that describes a structure floating on a large body of water such as a lake or ocean. We liked the idea of pairing something structural or architectural with something bodily, and it also relates to how images can be distorted and abstracted digitally – for example the pixilation of a face in a badly connected Skype video conversation – body parts appear scrambled.

ATP: It seems that the main focus of your research is the body and its correlation with sexuality. How do you explain this interest?

CH: I am not sure if I could definitively say that this is true – I think for my part to be more interested in these ideas when they are abstracted. I think of sex in terms of psychology, nature, lumps and orifices more than in terms of the human body specifically, or in sexuality specifically.  I could as well be painting a still life and the concerns would be the same.   I am more interested in what is outside of the body.  For me, in this show, the concerns had to do with a convergence of ideas that Katie and I have that are quite amorphous and came about through obscure and disjointed Skype conversations or conversations that took place when we had studios next door to each other in Rome.

Katie Cuddon: I think there’s a strong sense of desire, frustration, want and anticipation in the work which are described in a very physical way so yes, they become sexualized but for me the body and sex is not the focus on any ‘research’ as such but a vehicle through which other problems might be negotiated. 

ATP: How would you define your collaboration, and how this dialogue is structured within your works?

KC: Working alongside each other in Rome we developed a way of talking about work which was quite personal and intimate and those discussions were often couched in more general, what one might call ‘girl’ chats. We got to know each other and each other’s work very well. So it was easy for us to develop that language and focus it towards something specific like this show. We started discussing our intentions for this show about 6 months ago but the ideas remained very flexible right up until the point when we actually entered the space and started placing work. We haven’t exactly made work together but integrated elements so the boundaries start to dissolve. We’ve tried to bring together the common elements in our work such as the quite urgent,  physical and sexual charge they possess but we’ve also worked with the marked differences such as the introverted quality of my sculptures and the bold sometimes brazen quality of Celia’s work. 

ATP: The artwork Me as You is exhibited in a separate ambient room, which has been lit by a green light; the result is very bold and dramatic. How did you get to this decision?

KC: We wanted the room to have a different temperature. We’d been thinking about the space in relation to the many ruins we explored in Rome where you might have the remnants of a large, open space where the sun and heat beat in and then leading off from this might be a covered, cool, damp, dark room. But we were also thinking about Roman wall paintings such as the lush Arcadian scene depicted in the paintings of the Garden of Livia in the Palazzo Massimo alle Terme. The temperature and air quality in there feels completely different in contrast to rooms in which there might be the more familiar red, yellow and brown wall paintings of architectural elements.

It also felt appropriate that this quite intimate, private image of a girl masturbating with a pillow would be seen in a slightly bleached-out room so the image became almost mediated by the unfamiliar light.

ATP: Celia, in this exhibition you found yourself experimenting with various elements such as digital print, silk satin, you painted directly onto the gallery walls and on the silk fabric. How do these materials and actions relates to a more traditional way of painting? 

CH: I come from a background of painting traditions – both my parents were painters and I studied painting at Glasgow School of Art and the Royal College of Art, so I have a heavy awareness of there being a history of painting, even if I am far from being an expert in that history. Being in Rome and surrounded by wall paintings undoubtedly had an impact on my relationship to the painted surface and the potential of it being an enveloping, environmental experience.  Though I admire and have affection for many paintings and painterly traditions of the past, I want to feel free of the burden of history as a painter, or at least pretend to be free of it when I am making my work.  I hope that painting for me can still be an explorative experience.   

ATP: Katie, Without a Sentence Without a Name, your new publication has been launched within this show. How does your work relate to the interest you have in words and language? 

KC: I find using words, particularly in relation to my work which is all about going against language, really problematic and slippery. I find myself negating what I’ve said before until I come full circle and that’s very like the process of making work I think. I’ve been really influenced by a number of writers in the past few years such as Lydia Davis, Martha Ronk, Diane Williams and this publication brings some of their short stories and poems together alongside my work. I make a lot of drawings using words or rather of words, and titles have always played quite an important role in the work. Text and language can be very physical, stubborn even, and I try to work with and against that.

cellprojects.org

Penumbra (dimensions variable),   (detail) Celia Hempton,   2014,   digital print on silk satin,    60 cm x 72 cm,   acrylic paint on wall - Katie Cuddon,   2014,   variable dimensions,   ceramic,   125 cm x 27 cm x 32 cm,   ceramic,   wax,   (2x) 21 cm x 19 cm x 19 cm - Courtesy of Cell Project Space

Penumbra (dimensions variable), (detail) Celia Hempton, 2014, digital print on silk satin, 60 cm x 72 cm, acrylic paint on wall – Katie Cuddon, 2014, variable dimensions, ceramic, 125 cm x 27 cm x 32 cm, ceramic, wax, (2x) 21 cm x 19 cm x 19 cm – Courtesy of Cell Project Space

Roman Fountain (dimensions variable),    Celia Hempton,   2014,   digital print on silk satin,   60 cm  x 72 cm,   silk paint on silk satin,   275 cm x 290cm,   acrylic paint on wall Katie Cuddon,   2014,   painted ceramic,   125 cm x 27 cm x 32 cm,   Courtesy of Cell Project Space (detail)

Roman Fountain (dimensions variable), Celia Hempton, 2014, digital print on silk satin, 60 cm x 72 cm, silk paint on silk satin, 275 cm x 290cm, acrylic paint on wall Katie Cuddon, 2014, painted ceramic, 125 cm x 27 cm x 32 cm, Courtesy of Cell Project Space (detail)

Katie Cuddon (b. 1979), lives and works in Newcastle. She studied at Glasgow School of Art and then The Royal College of Art in London. Her solo exhibitions include ‘Spanish Lobe’, Camden Arts Centre, London (2011); ‘I no longer know what the money is’, Alma Enterprises Gallery, London (2010). Selected group exhibitions include ‘The Stone of Folly’, Downstairs, Hereford (2012), ‘Studio Voltaire Members Show’, London, (2012); ‘Friendship of the Peoples’, Simon Oldfield Gallery, London (2011); ‘Spazi Aperti’, Accademia di Romania, Rome,   (2009). Cuddon was Camden Arts Centre’s Inaugural Ceramics Fellow (2010-11); the British School at Rome Sainbsbury Scholar in Sculpture and Drawing (2008-09) and Newcastle University’s Norma Lipman Research Fellow in Sculpture (2007-08).

Celia Hempton (b. 1981) lives and works in London. She graduated from Glasgow School of Art, (2003), from the Royal College of Art (2007), and studied at the British School at Rome (2008 -2010). Recent solo shows include: “Painting of Walls and Canvas” Galleria Lorcan O’Neill, Rome (2014), “VUG”, Neuer Aachener Kunstverein, Aachen (2013), “CUR” Southard Reid London (2013).  Group shows have included: “Bloody English”, OhWow Gallery, Los Angeles (2014), “Silica”, Galerie Sultana, Paris (2013), “Abstract Cabinet”, David Roberts Art Foundation, Lonon (2013), “SV12”,   Studio Voltaire, London (2012). This summer she has been awarded residencies at Civitella Ranieri Foundation and Villa Lena in Italy and will exhibit in the 10th Gwangju Biennale in South Korea as well as the Fiorucci Art Trust’s events this summer in Stromboli.