Peter Fischli and David Weiss Plötzlich diese Übersicht [Suddenly This Overview],   1981- Argilla cruda,   circa 180 sculture Unfired clay,   approx. 180 sculptures 55. Esposizione Internazionale d’Arte,   Il Palazzo Enciclopedico,   la Biennale di Venezia Courtesy la Biennale di Venezia

Peter Fischli and David Weiss Plötzlich diese Übersicht [Suddenly This Overview], 1981- Argilla cruda, circa 180 sculture Unfired clay, approx. 180 sculptures 55. Esposizione Internazionale d’Arte, Il Palazzo Enciclopedico, la Biennale di Venezia Courtesy la Biennale di Venezia

Point of view #9: Martina Angelotti

Più leggo e ascolto commenti, più sfoglio cataloghi e cartelle stampa che restano ammucchiate su qualche angolo di tavolino domestico anche a distanza di mesi, e più mi sento legittimata a confermare la mia prima impressione. A me questa Biennale 2013 è piaciuta. Mi limito a parlare della mostra di Gioni. Ci provo a considerare le critiche che gli sono state mosse rispetto al fatto che abbia occhieggiato a Szeemann senza citarlo (ma tanto ci ha pensato Celant a pochi passi da lì), che abbia inserito troppi outsider, troppi defunti, che abbia impacchettato l’Arsenale dentro una forma museale, che abbia prediletto il tema dell’immaginazione e dell’immaginifico, dimenticandosi apparentemente della realtà che ci riguarda.

Si tratta di riformulare un pensiero a prescindere dal ruolo della Biennale stessa, che se ha assunto connotazioni specifiche durante gli anni, non significa che debbano rimanere uguali per sempre. E allora, se Gioni maschera l’Arsenale di cartongesso offrendo un allestimento di tipo museale, è perché non è più interessante forse svelare il deterioramento delle superfici in mattone e la sua identità post-industriale. Ce la ricordiamo, la sappiamo visualizzare. Del resto, se c’è qualcuno che ha scelto di lavorare anche in spazi non convenzionali è proprio lui e lo dimostrano le numerose mostre che con Trussardi ha realizzato a Milano.

Gioni, è un italiano americanizzato, così come Auriti. L’utopia di confinare entro le mura di un palazzo tutte le forme del sapere e della conoscenza è la stessa che si manifesta dentro agli spazi della Biennale, luogo di convergenza dell’espressione artistica. Un modo a tratti caotico, di ripensare all’abbondanza, all’ipertrofia, all’offerta illimitata disseminata su tutte le forme del sapere, che genera oggi un sentimento di horror pleni. Mitologia e ombrosità restano al centro del percorso. Intervallato molto spesso da colpi di scena che in maniera sorprendente, coniugano lo storico con il contemporaneo, sommando livelli interpretativi diversi e soggettivi.

Ecco un esempio di visual map (così come suggerito dalla recente ricostruzione di Filipa Ramos).

Non trovo niente di scontato o anacronistico ad esempio, nella scelta che prevede di far dialogare:

– Le 150 sculture di argilla cruda di Fischli e Weiss in contrasto con due meravigliosi quadri di Dorothea Tanning;

– Il re-enactment di Adolf Wildt nella doppia scultura di Diego Perrone posizionato nella stanza di raccordo fra un film di Tacita Dean e la serie fotografica The Park di Kohei Yoshiyuki.

– Le anime di Tino Sehgal le cui sonorità gutturali anche a me, come a Adrian Searle, ricordano la slow-mo version di Gangnam Style.

– Uno dei possibili “incipit” di Palazzo Enciclopedico che presenta le “trasfigurazioni” di Achille Rizzoli con l’orizzontalità del villaggio di cartone di Oliver Croy e Oliver Elser

– Le libro sculture di Shino Ohtake circondato dalla misteriosa sequenza fotografica di Viviane Sassen

– La stanza con Emma Kunz a confronto con la centrale polverizzazione di un altare di chiesa di Roger Hiorns, fusione trascendente del mondo fisico e spirituale.

– La mostruosità in 3D di Roberto Cuoghi quasi a sfidare il precedente Palazzo Enciclopedico di Auriti

– Le animazioni di Helen Marten e le profetizzazioni di tecnoanimismo della stanza di Mark Leckey

Viviane Sassen

Viviane Sassen

Oliver Croy and Oliver Elser The 387 Houses of Peter Fritz (1916–1992),   Insurance Clerk from Vienna,   1993–2008 Photo By Francesco Galli Courtesy la Biennale di Venezia

Oliver Croy and Oliver Elser The 387 Houses of Peter Fritz (1916–1992), Insurance Clerk from Vienna, 1993–2008 Photo By Francesco Galli Courtesy la Biennale di Venezia