Camille Henrot Grosse Fatigue,   2013 Video installation (color,   13 min) Courtesy the artist and kamel mennour,   Paris  Production : galerie kamel mennour,   Paris ; with the additional support of Fonds de dotation Famille Moulin,   Paris ; and the Institut Français Executive producer : Silex Films Project conducted as part of the Smithsonian Artist Research Fellowship Program,   Washington,   D.C. Special thanks to: the Archives of American Art,   the National Museum of Natural History,   and the National Air and Space Museum

Camille Henrot Grosse Fatigue, 2013 Video installation (color, 13 min) Courtesy the artist and kamel mennour, Paris Production : galerie kamel mennour, Paris ; with the additional support of Fonds de dotation Famille Moulin, Paris ; and the Institut Français Executive producer : Silex Films Project conducted as part of the Smithsonian Artist Research Fellowship Program, Washington, D.C. Special thanks to: the Archives of American Art, the National Museum of Natural History, and the National Air and Space Museum

Point of view #7: Francesco Urbano Ragazzi, duo curatoriale

UN ALTRO PAPA

E’ ormai chiaro che l’arte, per come viene esposta nelle varie biennali triennali e documente in Europa, si trova a un punto di svolta. Se questo sarà un passaggio epocale o temporaneo, tortuoso o sostanzialmente indolore non è ancora dato sapere, ma è evidente che  la direzione di marcia è cambiata. Nella grande religione dell’arte contemporanea si sta infatti verificando quello che è capitato all’interno della Santa Romana Chiesa nel momento in cui Joseph Ratzinger è succeduto a Giovanni Paolo II sul soglio pontificio. L’amato papa Wojtyla del nostro culto è ovviamente Harald Szeemann, che ha evangelizzato il mondo intero viaggiando instancabilmente tra i continenti e tra i generi, ma che è stato anche il primo a rendere mediatica la propria figura. D’altra parte l’uno e l’altro, il papa e il curatore, hanno condiviso una gioventù da attori teatrali.

Quest’epoca di felice espansione geografica, questa stagione euforica e post-moderna, è arrivata alla fine. O perlomeno a un momento di pausa. E’ giunto il tempo dei teologi e dei filologi, dei Benedetti XVI.

Massimiliano Gioni con la sua Biennale – e poco prima Carolyn Christov-Bakargiev con dOCUMENTA(13) – ci sembra abbiano cercato di ricoprire questa funzione: guidare il ritorno alle radici storiche, teoriche, ma soprattutto spirituali dell’arte che chiamiamo contemporanea. Lasciata la spettacolare strada post-moderna, CCB e Gioni hanno entrambi proposto una nuova lettura del moderno e del  modernismo, del XX secolo e dei suoi numerosi albori: una alter-modernità che abbandona tanto il dettato razionalista quanto quello scettico per ritrovare la propria mistica, un alter-modernismo che cerca redenzione proprio attraverso le mistiche e le intimità prima rimosse. Si torna al luogo del culto primigenio: alla Biennale pensata come esposizione internazionale, al museo e al suo alfabeto. Con questi presupposti, il Palazzo Enciclopedico non poteva che essere una mostra penitente. Una mostra che regola l’outsider nel momento in cui lo include.

Se ci fermiamo ai dati sensoriali, prima di imbatterci in una consistente variazione di colore negli spazi dell’Arsenale dobbiamo aspettare Ryan Trecartin e poi Pamela Rosenkranz. Così come ascoltiamo un sostanziale silenzio se escludiamo il rap di Camille Henrot e la banda di Ragnar Kjartansson all’Arsenale, Tino Sehgal e Uri Aran ai Giardini. Uniche concessioni alla forza dell’erotica e non alla sua malattia, le foto di Kohei Yoshiyuki e Nicolay Bakharev.

In cerca di un affaccio dopo tanta teologia, troviamo ancora il palazzo senza altro orizzonte. Una volta usciti, non ci resta che attendere laboriosi una nuova epoca francescana.

Francesco Urbano Ragazzi, duo curatoriale


Ragnar Kjartansson,   "S.S. Hangover,  " 2013 Courtesy the artist; i8 Gallery,   Reykjavik; Luhring Augustine,   New York

Ragnar Kjartansson, “S.S. Hangover, ” 2013 Courtesy the artist; i8 Gallery, Reykjavik; Luhring Augustine, New York

Uri Aran Untitled,   2013,   particolare dell’installazione,   Giardini  55. Esposizione Internazionale d’Arte,   Il Palazzo Enciclopedico,   la Biennale di Venezia Photo by Francesco Galli - Courtesy by la Biennale di Venezia

Uri Aran Untitled, 2013, particolare dell’installazione, Giardini 55. Esposizione Internazionale d’Arte, Il Palazzo Enciclopedico, la Biennale di Venezia Photo by Francesco Galli – Courtesy by la Biennale di Venezia