Massimiliano Gioni - Curatore della 55. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia Photo by Francesco Galli Courtesy la Biennale di Venezia

Massimiliano Gioni – Curatore della 55. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia Photo by Francesco Galli
Courtesy la Biennale di Venezia

Point of view #2: Vincenzo De Bellis

La mostra “Il Palazzo Enciclopedico” è davvero fantastica.

Penso che la parte migliore sia all’arsenale dove per ritmo, qualità delle opere e sopratutto allestimento è davvero la migliore biennale di quelle che io abbia visitato nella mia vita (ne ho viste 5 con questa).

In assoluto penso che Massimiliano abbia avuto un enorme coraggio a trasformare l’arsenale in quel modo e con quella scelta ha  sottolineato (secondo me, non voglio leggere i pensieri altrui) come la Biennale (quella di Venezia ma anche altre) sia ormai una mostra e non altro, o meglio non più altro. Un curatore che fa un operazione del genere mette in luce come prima di ogni altra cosa chi fa quel mestiere non può non partire da un dato fondamentale, ovvero la riuscita perfetta delle opere nello spazio e questo nelle altre biennali da me viste è sempre stato dimenticato da tutti. Si procedeva in un flusso continuo guardando a destra e a sinistra come se le opere fossero solo una decorazione di uno spazio. Questa volta le incontri, le attraversi, ci “sbatti” contro.

Poi un altro aspetto fondamentale è la scelta dei lavori. Sono tutti (quasi) di altissima qualità e sono tutti (quasi) il meglio della produzione dell’artista (quelli che conoscevo e ammetto che molti non li conoscevo). Questa, la scelta del pezzo giusto-importante-significativo-che non vuol dire monumentale per forza, è un altro elemento che distingue un curatore che fa il curatore da uno che non lo fa e fa, o tenta di fare, altro.

E’ chiaro che il contraltare di questo è un forte “controllo” della mostra che per alcuni può rappresentare una certa idea di freddezza, ma appunto è solo il frutto di scelte precise ed evidentemente molto ponderate che porta con se necessariamente e consapevolmente (credo) questo risultato.

Il padiglione Italia: finalmente degno di essere definito tale. speriamo che sia l’inizio di una strada che porti il padiglione ad essere rappresentato da 1-2 artisti come in tutti gli altri padiglioni che contano. Quest’anno era necessario ripartire da “dove eravamo rimasti”, ora dal prossimo padiglione serve un po’ di coraggio, da parte della commissione che a quanto ne so ha per quest’anno, imposto che ci fosse un certo numero di artisti e un tema che raccontasse la storia del paese. Siamo ormai passati ad un’altra epoca.

Ogni due anni un curatore-una curatrice dovrebbe scegliere uno-due (solo per la dimensione del padiglione) artisti che per lui-lei rappresentano il meglio della nostra arte nel mondo senza problemi di età-sesso-città ecc perchè fa ridere!

Da noi c’è sempre la paura di fare uno statement, nessuno si vuole inimicare l’altro ecc nell’idea che più siamo meglio è e invece non è cosi!

Serve fare la cosa giusta, serve prendersi responsabilità nel bene o nel male.

Vincenzo De Bellis

Rudolf Steiner Various blackboard drawings,   1923 Gesso su carta nera Photo By Francesco Galli Courtesy la Biennale di Venezia

Rudolf Steiner Various blackboard drawings, 1923 Gesso su carta nera Photo By Francesco Galli Courtesy la Biennale di Venezia

Erik van Lieshout,   Photo By Francesco Galli Courtesy la Biennale di Venezia

Erik van Lieshout, Photo By Francesco Galli Courtesy la Biennale di Venezia