Exhibition view,   Pitture Imperfette,   Courtesy FuoriCampo,   Siena,   PH Francesco De Angelis

Exhibition view, Pitture Imperfette, Courtesy FuoriCampo, Siena, PH Francesco De Angelis

Tra le mura medievali di una cittadella toscana quale è Siena, troviamo in via Salicotto 1/3 la Galleria FuoriCampo, a due passi (reali e non metaforici) dall’ariosa Piazza del Campo, che mai smette di stupire con quella sua forma che “dall’alto sembrava un’enorme conchiglia” (M. Castelnuovo) e con i suoi edifici ordinati e sorprendentemente dialoganti l’uno con l’altro. Il progetto di creare qui uno spazio espositivo d’arte contemporanea è tutto suggestivo e seducente, altrimenti non potrebbe essere un connubio che unisce l’arte in tutto il suo scorrere, dalle monumentalità post-romane sino alle manifestazioni concettuali dei nostri giorni.

Se il proposito era buono, il risultato non è da meno: il respiro della galleria, da cittadino-nazionale, ha preso il volo verso una dimensione internazionale, alla quale si sono rifatti, ad esempio, progetti quali Artiste Domicilié(e) e Poppositions. Accanto ai lavori da non perdere degli artisti emergenti adottati da Fuoricampo – Marco Andrea Magni, Serena Fineschi e Luca Cutrufelli -, individuiamo collaborazioni con artisti noti ed affermati, tra cui si ricordino quelli coinvolti nel progetto RSVP (arte contemporanea in spazi privati): Vedovamazzei, Ettore Favini ed Emanuele Becheri.

In questa dimensione quasi atemporale, ma allo stesso tempo ben inserita nel tempo della contemporaneità, ha inaugurato il 15 marzo la mostra POINT OF VIEW, pitture imperfette, (fino al 26 maggio) curata da Gino Pisapia e includente quattro opere di altrettanti astisti: Sara Enrico, Helena Hladilovà, Pietro Manzo e Giovanni Oberti. Il tema dominante l’esposizione è il fondersi e confondersi di pittura e scultura, che dà origine a risultati originali e avvincenti e dialoga, quasi obbligatoriamente, dato il contesto spaziale, con una tradizione già antica, che non può che rimandarci all’inchiesta sul primato tra scultura e pittura condotta nel 1546 dallo storico e filologo fiorentino Benedetto Varchi. Pisapia, nel presentarci la mostra, ricorre proprio all’epistola con cui Michelangelo Buonarroti risponde a Varchi, sostenendo “che la pittura e scultura è la medesima cosa”. L’attenzione viene posta, dunque, sul fare artistico nella sua intima essenza, avulso dalle pesanti classificazioni storiche e storicistiche e completamente rivolto alla volontà di esprimersi fino in fondo, occupando anche spazi ibridi e creando innesti che mescono pittura e scultura.

In Untitled (bianco di titanio – nero di marte) (2012-13), la Enrico propone una scultura che ripresenta, ingigantito, uno di quei piccoli cumuli di tempera che si creano a ridosso delle pitture, tra una pennellata e l’altra. Giocando con questa relazione pittura-scultura, riprende e rimodella con le proprie mani un elemento pittorico trasformandolo in lavoro scultoreo, che viene reso nei colori (bianco e nero), nella luce e nella forma attraverso un agglomerato confuso -come è quello dell’avanzo della tempera sulla tela- in silicone. La Hladilovà, invece, presenta Failed (2013), lavoro realizzato partendo da alcune tele da lei dipinte in passato, ma considerate “fallimentari”, che vengono distrutte e lacerate in piccole strisce, poi intrecciate per creare una nuova opera, questa volta scultorea: un tappeto al limite tra pittura e scultura, che adotta dalla prima la tela dipinta e dalla seconda la corporeità speculativa. In Souvenir II (2010-11) di Manzo individuiamo un porta-cartoline girevole, proprio dei negozi turistici di souvenir, nel quale l’artista dispone delle rappresentazioni da lui dipinte di luoghi sotto sequestro giudiziario: lo spazio abbandonato, degradato ed emarginato si contrappone con le fotografie ilari di spensierati luoghi di vacanza. Anche qui si attua quel rapporto inestricabile tra pittura e scultura che è presente pure in Senza titolo (Oggetti dipinti) (2013) di Oberti. Quest’ultimo lavoro è uno specchio invertito, poggiante su due perni a parete, sul cui retro si attua l’intervento “pittorico”, consistente nel ricoprire con una matita di grafite l’intera parte retrostante. Nella parete si crea così una sorta di foro scuro, o un vera e propria spaccatura buia, che attrae lo spettatore, ma allo stesso tempo lo nega.

Ricordo, inoltre, che la Galleria Fuoricampo aprirà un temporary space nel centro storico di Bruxelles, nel cui spazio espositivo si organizzeranno mostre personali, collettive e percorsi tematici.

Marco Arrigoni

Giovanni Oberti,   Senza titolo (oggetti dipinti),   2013,    Courtesy FuoriCampo,   Siena,   PH Francesco De Angelis

Giovanni Oberti, Senza titolo (oggetti dipinti), 2013, Courtesy FuoriCampo, Siena, PH Francesco De Angelis

Helena Hladilov?,   Failed 2013 cm 70x17 0x1_part02 Courtesy FuoriCampo,   Siena,   PH Francesco De Angelis

Helena Hladilov?, Failed 2013 cm 70×17 0x1_part02 Courtesy FuoriCampo, Siena, PH Francesco De Angelis

Sara Enrico untitled (bianco di titanio- nero di marte),   2012-13 silicone 39x46x50cm PH Francesco De Angelis

Sara Enrico untitled (bianco di titanio- nero di marte), 2012-13 silicone 39x46x50cm PH Francesco De Angelis

Pietro Manzo Souvenir II,   2010-2011  exhibitor with 39 paintings,   oil on aluminum 10x15 and 15x10 cm (each),   part - Courtesy FuoriCampo,   Siena,   PH Francesco De Angelis

Pietro Manzo Souvenir II, 2010-2011 exhibitor with 39 paintings, oil on aluminum 10×15 and 15×10 cm (each), part – Courtesy FuoriCampo, Siena, PH Francesco De Angelis