Collage di note,   idee e schizzi sul tema del sole. Piero Fornasetti. Courtesy Fornasetti.

Collage di note, idee e schizzi sul tema del sole. Piero Fornasetti. Courtesy Fornasetti.

E’ inaugurata oggi alla Triennale di Milano una mostra che aspettavo da tempo: Cento anni di follia pratica – Piero Fornasetti. Curiosità, interesse e passione sono state catturate dal genio di Piero Fornasetti. Solo 2 giorni fa avrebbe compiuto 100 anni. Per questa data a tutto tondo il museo milanese lo ha commemorato con una mostra scenografica, suggestiva e coinvolgente. Curata da figlio Barnaba, l’esposizione raccoglie oltre 1000 pezzi provenienti dall’archivio da lui curato. In conferenza stampa il direttore della Triennale Design Silvana Annicchiarico ha voluto sottolineare: “Questa mostra è una sorta di risarcimento dovuto al grande genio Fornasetti, personaggio che ha subìto un ingiusto e immotivato ostracismo da parte della Triennale durato oltre 20 anni. Fornasetti e la Triennale in realtà sono legati dal lontano 1933, quando avvenne la prima edizione della Triennale a Milano, dopo il trasferimento da Monza. Piero espose alcuni foulard in questa prima edizione, che vennero giudicati non propriamente adattai. Nonostante questo giudizio negativo, le sue creazioni vennero notate da un collaboratore di Gio Ponti. Da lì nacque il loro forte sodalizio e le tante collaborazioni durate negli anni ’50 e ’60. In totale, nei decenni, Fornasetti espose in Triennale oltre 40 oggetti. Una data importante da ricordare è il 1951, anno in cui Ponti e Fornasetti esposero uno degli oggetti più iconici di entrambe le loro carriere, il  trumeau con le architetture. Dal 1954 al 1973, Piero non fu più invitato a nessuna Triennale, giudicato troppo decorativo in anni dominati dal Modernismo Razionalista. Allora, qualsiasi forma di decorazione era considerata altamente ‘deviante’. Espulso, emarginato, rifiutato, Fornasetti ha continuato, indomito, a costruire il suo fantastico e visionario mondo. Questa mostra vuole riporre al centro il suo lavoro, farlo ritornare (trionfante n.d.b.) in Triennale”.

Hanno preso la parola Patrick Mauriès, che ha definito Fornasetti in modo quasi affettuoso, ‘ornamentista’ (“Esiste questa parola?”, si è chiesto), maestro dell’ornamento, neo-romantico, fautore di un realismo magico tanto personale quanto indefinibile. Nigel Coates lo ha invece definito come un ‘rapper’ che “si aggira dentro un tema, sfruttando e mixando qualsiasi cosa abbia sotto mano”.

Ha preso la parola anche Barnaba Fornasetti che, un po’ emozionato, ha riportato quello che era solito ripetere suo padre: “Ricordo che ai tanti che gli chiedevano di descrivere e raccontare i suoi oggetti, lui rispondeva che sono i suoi stessi oggetti che parlano per lui”. E in effetti i suoi ‘oggetti parlanti’ continuano a raccontare storie e favole sempre nuove e fantasiose. “Ovviamente questa mostra non è esaustiva. e devo dire che la scelta degli oggetti da esporre è stata molto lunga e laboriosa”, spiega Barnaba. “Mi piace pensare a questa mostra come una ‘retro-prospettiva’, in quanto è una messa in mostra di oggetti legati al passato di Fornasetti ma che serviranno soprattutto per molte generazioni future. La cosa importante che ha creato mio padre è un METODO CREATIVO basato sull’archivio. Lui non ha fatto altro che collezionare e combinare immagini”.

L’atto ‘combinatorio’ di Fornasetti ha dato vita ad un’incommensurabile superficie visiva dove tutto l’immaginabile e il rappresentabile ha preso forma. Partendo dal quotidiano, da forme semplici come il sole, i gatti, i pesci, il motivo a rombi, le mongolfiere, i fiori… diventano forme da mischiare assieme. I suoi occhi hanno trasformato la realtà in un mondo bellissimo. Non è un caso che una delle citazioni che aprono la mostra sia proprio quella di Ettore Sottsass Jr che dice: “E’ come se Fornasetti ridipingesse tutto il mondo esistente… perchè tutto sembri più bello, così soave, così magico e misterioso che uno si immagina la profondità infinita del cosmo”.

La mostra è strutturata in modo abbastanza classico, divisa per macro-temi che partono dagli esordi pittorici (si deve ricordare che Fornasetti ha iniziato da giovane come stampatore di litografie per grandi artisti come De Chirico, Manzù, Campigli ecc.), all’incontro con Gio Ponti e agli anni fruttosi ’50 e ’60, per giungere al 1988, anno della sua morte. ‘Spaziale’ lo spazio dedicato alla sua icona intramontabile, Lina Cavaliere: il volto trovato da Fornasetti in un vecchio giornale, divenuto negli anni una sorta di alter-ego e ‘marchio di fabbrica’ per le creazioni definite ‘Tema e Variazioni’.

Non amava essere definito designer, preferiva invece essere avvicinato ad un modello ‘senza tempo’, a una figura rinascimentale che lavora in una bottega di artisti e artigiani.

Una delle sale più coinvolgenti è quella dedicata ai vassoi. Uno scenografico allestimento di oltre 100 vassoi con i loro 460 decori. “Mi reputo anche l’inventore del vassoio, perchè per un certo momento della nostra civiltà non si sapeva più come porgere un bicchiere, un messaggio, una poesia. Sono nato in una famiglia di pessimo buon gusto e faccio del pessimo buon gusto la chiave di liberazione della fantasia”.

Come chiosa mi sembra veramente appropriata.

Mostra da vedere assolutamente!!!

Piero Fornasetti,   100 anni di follia pratica,   Triennale di Milano 2013

Piero Fornasetti, 100 anni di follia pratica, Triennale di Milano 2013

Vetrinetta,   piccola wunderkammer,   di oggetti di Piero Fornasetti. Courtesy Fornasetti.

Vetrinetta, piccola wunderkammer, di oggetti di Piero Fornasetti. Courtesy Fornasetti.

Piero Fornasetti,   100 anni di follia pratica,   Triennale di Milano 2013

Piero Fornasetti, 100 anni di follia pratica, Triennale di Milano 2013

Piero Fornasetti,   100 anni di follia pratica,   Triennale di Milano 2013 / Tema e Variazioni

Piero Fornasetti, 100 anni di follia pratica, Triennale di Milano 2013 / Tema e Variazioni