Sono sempre un po’ imbarazzata nel nominare gli INTERNO 4 di Bologna. Meglio con il progetto INTERNO 4… O semplicemente: INTERNO 4 ha dato avvio lo scorso fine settimana a UNO: la nuova programmazione che si svilupperà, nella prossima stagione, in un susseguirsi di progetti numerati, tentativi che si dimostrino capaci di coniugare più artisti nella medesima dimensione. Gli ospiti invitati sono chiamati a confrontarsi e incontrarsi al fine di stabilire un rapporto che porti alla costruzione dell’evento finale, in ogni sua parte.

Uno è il risultato della collaborazione di Riccardo Baruzzi, Giulia Filippi, Gabriele Garavaglia e Delphine Chapuis Schmitz, cominciato attraverso un fitto scambio di mail dove si sono affrontate le questioni e problemat- iche riguardanti la condivisione dello spazio e della pubblicazione. Il loro incontro avrà effettivamente luogo solo durante i giorni dell’allestimento, quando i quattro artisti arriveranno a concretizzare i progetti discussi nelle settimane precedenti.

Ecco cosa hanno presentato e la ricerca che hanno sviluppato i 4 artisti ad INTERNO 4:

Riccardo Baruzzi /  Labr maoro

L’intervento di Riccardo Baruzzi nasce dalla conoscenza e frequentazione degli spazi e degli abitanti di Interno 4, dei quali ha deciso di assorbire scelte e pratiche. L’artista si è relazionato con i dipinti e i disegni presenti all’interno del salotto. L’operazione ha inizio da una riflessione sul formato, confrontandosi con l’attenzione dedicata al supporto nelle opere di Vincenzo Simone, il quale utilizza come costante una certa prassi preparatoria della tela.  Per questa mostra Vincenzo riproduce per lui quattro supporti identici a quelli già presenti nella stanza sui quali Baruzzi ha realizzato nuovi dipinti. Nicola propone una tela abbozzata, mai finita, che viene utilizzata come base per una nuova opera. Un disegno si sostituisce ad una fotografia di Giulia all’interno di una piccola cornice. Ogni opera, così come ogni altra immagine (svariate tra incisioni o vecchi quadri), viene ridipinta da Baruzzi, e si inserisce all’interno di un contesto non conosciuto. Questa nuova serie di dipinti figurativi si riallacciano ad un percorso interrotto quattro anni fa dall’artista, testimoniato dai dipinti in mostra raffiguranti due uccelli impagliati.  Il video, nasce dalla sovrapposizione di tre eventi nati dal vissuto quotidiano e dal caso. Delle mani che sorreggono l’insetto stecco (abitante anche lui di Interno 4) si intersecano con la definizione ucraina di insetto stecco – l’eremita – corrispondente alla carta che, pochi giorni prima, si erarivelatacomerappresentazionediRiccardodi fronte ad un amica cartomante. Un suono accompagna il video. Un insetto giocattolo non riesce a scavalcare i confini del tamburo sul quale si aggira, trascinandosi dietro un disegno.

Riccardo Baruzzi, Labr maoro, Tecnica mista su tela e carta colorata, video, tamburo, insetto robot. 2012

Giulia Filippi /  Direttamente come in terra/periscopio digitale  / Appunti di volo

Giulia Filippi pone il suo sguardo nei confronti di un ritaglio di cielo sagomato tra le pareti che costituiscono il cortile di Interno 4. Questa finestra, lontana dal punto di vista, instaura una distanza che sembra appartenere a Bologna, una difficoltà nel potersi approcciare alla vastità, il costante ridimensionamento dell’orizzonte a causa delle architetture.  Sul tetto di Interno 4, Giulia ha scelto di installare una telecamera direttamente collegata ad una tv posta all’interno della casa. L’obbiettivo sembra essere il cielo, forse l’orizzonte, indubbiamente uno spazio lontano. Quella che potrebbe essere un’apertura ad un punto di vista che non ci è concesso è contenuta all’interno di uno strumento che permette di ripor- tarcela al primo piano.  Degli appunti di voli sono disposti lungo il piano del mobile su cui appoggia la televisione. Le direzioni che i segni della matita assumono sono una sin- cronizzazione diretta di vari elementi, un pensiero sul movimento che all’interno di uno spazio vasto un gruppo può creare. Molti individui che riescono a connettersi per costruire una loro direzione, uno stormo e non degli stormi. Quasi la medesima diretta, se non immediatezza.  

Giulia Filippi, Direttamente come in terra/periscopio digitale Telecamera, cavo, televisione. 2012

Gabriele Garavaglia /    You fucking people make me sick

Immaginiamo che Interno 4, aprendo le porte al pub- blico, diventi espansione del contesto urbano: per osmosi l’appartamento viene assorbito ampliando il paesaggio circostante, mentre il paesaggio circostante viene incluso diventando parte del progetto. Così facendo, un certò tipo di umanità, pratiche, sostanze semisintetiche, in ascesa all’interno del quartiere (occidente) diventano il centro dell’intervento, nel corridoio.

L’installazione riguarda un aspetto specifico attraverso una pratica quasi-informale: quella dei neon UV sistemati in luoghi pubblici, in modo da dissua- dere alcuni individui dall’iniettarsi eroina. Di con- seguenza, il tema dell’architettura del controllo, del corpo (sociale) e della violenza simbolica.  Le luci blu sono un tentativo inefficace di scoraggiare l’accesso ad un luogo semi-protetto, attraverso un effetto deterrente, che si fonda sull’illuminazione ridotta e distorta e che serve a rendere problematica la visibilità delle vene. Questo tipo di illumi- nazione può stabilire ambiti di rischio particolari, a causa della capacità di aumentare la produzione di comportamenti pericolosi oltre che preoccupazione sociale.  Riconsiderano gli effetti del luogo in relazione al rischio per la salute, l’intervento innesca un ribaltamento di posizioni, che catapulta, in modo fisico e mentale, lo spettatore al centro di quel habitat.

In tal senso, l’installazione è un diagramma tridimensionale all’interno del quale sono evidenti due livelli: una linea perimetrale, ad una distanza di cir- ca 30 cm dalle luci, superata la quale subiremo effetti nocivi se esposti per oltre 3 ore (la durata della mostra). Un segno ad 1 metro circa dai neon UV, oltre il quale subiremo effetti nocivi se esposti prol- ungatamente (il tempo dell’abitare).

Gabriele Garavaglia (3) You fucking people make me sick Neon UV, Marker ad inchiostro trasparente UV attivo. 2012

Delphine Chapuis Schmitz /   L’appartamento /  L’ombra del crisantemo

Delphine Chapuis Schmitz si confronta con la percezione degli abitanti di Interno 4 e con quella degli altri artisti che, come lei, sono invitati ad Uno . Le loro letture dello spazio, vengono utilizzate dall’artista come materiale da plasmare in nuove forme.

Delphine Chapuis Schmitz, L’appartamento Audio, tende. 2012 L’ombra del crisantemo Libro in copia unica. 2012