Luigi Ontani / AnderSennoSogno   a cura di Luca Lo Pinto

Roma,   Museo Hendrik Christian Andersen, fino al  24 febbraio 2013

ElegiaElogiOntani di Luca Lo Pinto

?Il viaggio di Luigi Ontani è iniziato in un tempo lontano e continua ancora oggi. Un viaggio alla ricerca di un’immagine, di un’identità, tanto ricercata quanto facilmente abbandonata per approdare a un mondo di nuovo fatto di parentesi e non di punti. Talmente ghiotto di sé da mangiare perfino la propria ombra. Il suo corpo appare e scompare in mille storie e in tanti personaggi abitando in mondi dove il limite tra la realtà e la fantasia sembra svanire. Il desiderio di evadere dal mondo in cui è nato lo spinge a crearne tanti, diversi, ideali, così desiderati da diventare reali.

Per mettere i punti sulle O, ho deciso di aprire i bauli dell’infanzia per mostrare i giochi del giovane Luigi accostandoli a quelli più recenti per evidenziare la prospettiva che li unisce. Giochi che visti con gli occhi da adulti diventano seri. Storie che si fanno Storia. AnderSennoSogno è una nuova tappa di questo lungo viaggio intrapreso su un tappeto volante sorvolando i più diversi spazi, immaginari, materiali e situazioni. Una nuova avventura alla ricerca di sé con la consapevolezza di aver reso sé un altro. Hendrik Christian Andersen era un sognatore affascinato dalla monumentalità della forma e del pensiero. Lavorò per anni alla realizzazione di una città immaginaria dove tutte le arti potessero convivere, un’utopia che Ontani ha reso possibile sublimandola con le sue opere. In questo senso AnderSennoSogno è un unico grande scenario composto da tanti elementi che dà un volto nuovo al luogo in cui Andersen ha vissuto. Una mostra- maschera che non copre veramente, ma che porta con sé altri simboli rispetto a quelli preesistenti. A iconologie precise se ne aggiungono altre. E’ quanto accade nella gipsoteca dove le statue di Andersen fungono ipoteticamente da piedistalli sui quali presentare per la prima volta tutte le maschere musicali realizzate a Bali negli ultimi quindici anni. Un ulteriore livello di significato è fornita dal suono. Charlemagne Palestine, amico della prima ora, ha dato voce ad ogni maschera producendo una natura morta animata.

Tutte le opere in mostra, da quelle giovanili alle ultime prodotte per l’occasione, sono protagoniste di un ideale grande tableau vivant dove tempi e stili si annullano per produrre una nuova unica creazione. Tra proporzioni da contraddire, colori da esibire, parole da suggerire e noia da fuggire.

Gli anni tra il 1963 e la fine del 1969 in particolare sono una palestra per sperimentazioni dettate da un’innocenza che oggi risulta incredibilmente matura se non avanguardistica.?Ontani produce senza sosta, con ogni mezzi che lo circondano, dai fiammiferi ai francobolli, dai gessetti ai cartoni. Fin dall’inizio la sua è una deviazione rispetto alle strade principali dell’Arte, ma che, tuttavia, non gli ha impedito di dialogare con essa. A dimostrazione di come l’universalità dell’arte non è negli spazi, ma nei linguaggi. Non è un poverista pur avendo realizzato oggetti “poveri” nel 1967 con lo stesso cartone con il quale Boetti esordisce nella sua prima personale. Mentre Bruce Nauman saltellava e danzava all’interno di un quadrato di scotch nel suo studio, quasi contemporaneamente Ontani sveniva fino allo sfinimento nello studio Bentivoglio di Bologna. Quando Gilbert & George entravano in scena con la scultura cantata senza un cambio d’abito, Ontani si era da poco trasformato in un angelo infedele per il suo primo tableau vivant. Quando la giovane Cindy Sherman cominciava a trasfigurarsi nei suoi personaggi, il maturo Luigi si dilettava da anni nei suoi viaggi di identità senza il timore, tuttavia, di nascondere la sua persona nella maschera. Luigi Ontani stesso è un ibridolo. La sua arte non vuole accontentare tutti, anche se tutti la possono fruire. A Occidente può apparire eccessivamente ridondante, barocca, troppo lontana da una presunta contemporaneità. A Oriente può risultare familiare, ma non veramente autentica per essere accettata.

Per interpretarla e comprenderla, bisogna adottare una prospettiva che sia essa stessa ibrida. Come quella dell’infante adulto: spensierato ma colto, senza regole ma leale, in grado di giocare con serietà con quei giocattoli per adulti che in fondo sono le sue opere.

Delle avanguardie storiche condivide lo spirito interdisciplinare e anarchico. La passione per la poesia, il teatro e la letteratura. La ricerca di modelli in intellettuali portatori di una vita avventurosa che rifugge i vestiti stretti della società. Un’arte dell’illusione che non ricerca un contatto immediato con il pubblico, come un mago di cui non conosciamo i trucchi. Pur precursore dell’idea di appropriazionismo emerso negli anni’80 ed oggi quasi istituzionalizzato, Ontani se ne distingue ripudiando l’utilizzo di icone della cultura popolare a favore di un immaginario classicista, figlio della più alta cultura artistica, letteraria, storica e mitologica. Ancora una volta non guarda fuori, ma dentro. Dentro alle sue origini, dentro al suo essere, scegliendo come un album di figurine i soggetti a lui più vicini per forma e attitudine in un percorso reiterato. Un ripetere quello di Ontani dove la ripetizione è, in senso kierkegaardiano, “memoria invertita”, un movimento in avanti, la produzione del Nuovo e non la riproduzione del Vecchio.

Nel contesto artistico e sociale attuale, l’opera e la persona di Ontani appare particolarmente significativa e anticipatrice nella sua strenua affermazione dell’ “altrove” come luogo ideale dove coltivare una propria sperimentazione, nel ricercare uno spazio d’azione in un punto che non sia centrale rispetto ad un linguaggio globale soffocato dalla sua stessa voracità. In un’epoca assediata dalle immagini esterne Ontani ne evade producendo le “sue” immagini e i “suoi” immaginari fondatrici di una visione onirica del mondo messa in atto tanto nella realtà della vita quanto nella finzione dell’arte.

AnderSennoSogno Luigi Ontani a cura di Luca Lo Pinto, Roma, Museo Hendrik Christian Andersen © matteo alessandri/cameraoscura.org