Alessandro Quaranta - Con la coda dell'occhio - Passi erratici 2014

Alessandro Quaranta – Con la coda dell’occhio – Passi erratici 2014

Inaugura oggi, 12 settembre, e domani – rispettivamente al Museo Nazionale della Montagna a Torino e al Forte di Exilles (Exilles) – la mostra curata da Stefano Riba, Passi Erratici. Il proggetto ha coinvolto i seguenti artisti:  Laura Pugno, Brave New Alps, How We Dwell, Luca Giacosa, Fabio Battistetti, Jonathan Vivacqua, Marina Girardi, Alessandro Quaranta, Francesco Del Conte, Enrico Gaido, Pierluigi Pusole e Walter Visentin.

Il paesaggio montano sviscerato con toni romantici, politici, narrativi, metanarrativi, documentaristici… Diverse visioni che rispettano diverse sensibilità.

ATPdiary ha chiesto al curatore Stefano Riba di introdurci la mostra.

ATP: Come è nata la mostra ‘Passi erratici’?

Stefano Riba: L’idea è nata un anno fa mentre leggevo ‘Il mondo dei vinti’ di Nuto Revelli. Anche io sono cresciuto nel cuneese, un territorio che oggi è molto diverso da come raccontato nelle testimonianze raccolte dal libro. Nell’ultimo mezzo secolo le montagne si sono spopolate, l’agricoltura e l’allevamento hanno assunto metodologie intensive, insomma sono state dimenticate o sfruttate. Leggendo il libro ho provato questo senso di dimenticanza, così mi è venuta voglia di raccontare e riscoprire le montagne di oggi attraverso il linguaggio con cui lavoro, cioè l’arte.

Quando poi, quattro mesi fa, mi hanno invitato a partecipare alla call che la Compagnia di San Paolo stava facendo per trovare il curatore della sezione arti visive del festival Torino e le Alpi, ho pensato l’occasione fosse perfetta per presentare quello che già avevo in mente. Alla fine sono stato selezionato e il progetto è diventato la mostra che inaugura il 12 al Museo Nazionale della Montagna a Torino e il 13 al Forte di Exilles.

ATP: Il titolo è mutuato da un fenomeno naturale. Perché hai preso ispirazione dalla geologia? Cosa ti affascina di questo processo e che nessi ha con la gestazione della mostra?

SR: Mi sono sempre piaciuti i fenomeni geologici perchè hanno tempi e dimensioni che l’uomo non riesce nemmeno a immaginare. Per questo nel catalogo della mostra ho inserito una cronologia che ripercorre la storia delle valli piemontesi dal Pleistocene a oggi. È divertente pensare che 12mila anni fa, mentre a Göbekli Tepe nasceva il primo tempio dell’umanità, a pochi passi da Torino c’era un ghiacciaio immenso e nessuna presenza umana. In modo antropocentrico siamo portati a pensare che le creazioni della tecnica abbiano più valore di quelle della natura, ma forse dovremmo ricordare che è stato il territorio a modificare l’uomo prima che l’uomo iniziasse a modificare il territorio. L’agricoltura, l’allevamento e la cultura sono nate in una pianura fertile in cui scorrono due grandi fiumi proprio perché lì l’uomo ha trovato delle condizioni ottimali.

Allo stesso modo il passo del Monginevro è percorso da millenni proprio perché il ghiacciaio ha modellato la Val Susa come una via di comunicazione naturale. I celti, Annibale, i romani, Carlo Magno, i saraceni sono tutti passati di lì ben prima del Frejus.

Anche il paesaggio riporta i segni di questa antica origine glaciale. Il Castello di Rivoli, ad esempio, poggia su una collina morenica creata dai detriti di origine glaciale. Lo stesso discorso vale per i massi erratici che hanno ispirato il nome del progetto. Sono enormi rocce che il ghiacciaio ha trasportato a valle per millenni fino a quando, tra i 12 e 10 mila anni fa, ha iniziato a ritirarsi e queste rocce si sono trovate a occupare una bizzarra posizione in mezzo alla pianura. Quello dei massi erratici è un movimento di delocalizzazione metaforico della situazione delle montagne di oggi così ho pensato che Passi erratici dovesse fare l’opposto, dalla pianura risalire in montagna.

Francesco Del Conte - Virtual Landscapes - Passi erratici 2014

Francesco Del Conte – Virtual Landscapes – Passi erratici 2014

ATP: Molte delle opere sono nate in seno ad un’esperienza condivisa: un trekking nel Monviso. Mi racconti brevemente com’è stata vissuta dagli artisti? 

SR: Molti degli artisti coinvolti sono nati in piccoli paesi vicino alle montagne e si sono poi trasferiti a studiare e vivere in città. Per me è stato lo stesso. La natura però è rimasta sempre presente nei loro lavori, e nella mia testa. Il trekking è stata l’occasione per incontrarci in un “territorio intellettuale” condiviso, aggiungendo però la componente fisica, la stanchezza, il sudore, il mal di gambe, la difficoltà di dormire nelle camerate dei rifugi. Volevo parlare delle tematiche che gli artisti avrebbero affrontato direttamente nei luoghi che li avrebbero ispirati. Credo siano stati tre giorni molto interessanti. Riguardo a come ciascuno abbia vissuto l’esperienza, proprio su questo è incentrata la prima parte del catalogo che raccoglie parole, immagini e disegni presi dai quaderni da appunti dati a ciascun artista prima di partire e che riempiti, letteralmente, passo dopo passo.

ATP: Con quale criterio hai scelto gli artisti e le opere?

SR: Il criterio è stato il panorama. Come nella vista a 360° che si vede da ogni cima, ho scelto di usare media diversi (fotografia, video, installazione, scultura, performance, musica, illustrazione) per avere una visione globale di quello che i linguaggi dell’arte possono offrire. Oltre a questo mi interessava anche che avessero toni diversi: romantici, politici, narrativi, metanarrativi, documentaristici e via dicendo.

ATP: La mostra fa parte di un progetto più ampio, il festival Torino e le Alpi. Qual’è la particolarità di questa manifestazione?

Torino offre un panorama che si apre su 400 chilometri di Alpi e ha ospitato le Olimpiadi invernali. Entrambe sono, o sono state, delle cartoline. Il legame della città con la montagna è però poco più che scenografico. Dopo il 2006 però c’è stata una persona, Rinaldo Bontempi, ex vice presidente del Toroc, il comitato olimpico, che aveva capito che bisognava andare oltre l’immagine e fare realmente riavvicinare Torino e le Alpi. Lo avrebbe fatto con una serie di progetti, purtroppo tutto tutto rimase al condizionale perché Bontempi morì nel 2007. Idealmente il festival, che fa parte del più ampio e articolato Programma Torino e le Alpi, parte da qui, dalla volontà di trovare un modo più attuale e stimolante della cartolina con la Mole che si staglia sullo sfondo delle Alpi innevate per parlare del mondo alpino. Il festival lo farà usando i linguaggi della letteratura, della musica, della performance e dell’arte, mentre un bando ancora aperto è invece dedicato a ricercatori di ogni settore (turismo, sanità, ecologia, natura, economia) purché inerente allo sviluppo della vita alpina secondo nuovi modelli. Insomma il festival è solo la punta dell’iceberg.

Appunti sparsi - pagina del catalogo  - Passi erratici 2014

Appunti sparsi – pagina del catalogo – Passi erratici 2014

Appunti sparsi - pagina del catalogo - - Passi erratici 2014

Appunti sparsi – pagina del catalogo – – Passi erratici 2014

Museo Nazionale della Montagna, Piazzale Monte dei Cappuccini

Martedì – Domenica dalle 10.00 alle 18.00 / 12–14 settembre Ingresso gratuito

16–28 settembre Intero: 10, 00 € – ridotto: 7, 00 € – soci CAI: 6, 00 € – promozionale: 1, 00 €

Forte di Exilles, Via degli Alpini, Fraz. Planta, Exilles (TO)

Martedì – Domenica dalle 14.00 alle 19.00 / 13–14 settembre Ingresso gratuito

16–28 settembre Intero: 10, 00 € – ridotto (soci CAI, Touring Club, visitatori Museo della Montagna): 8, 00 € – scuole: 2, 00 €

Il Festival è realizzato dalla Compagnia di San Paolo in collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna e l’Associazione Dislivelli nell’ambito del Programma Torino e le Alpi.

www.torinoelealpi.it  

Enrico Gaido - Betonamit - Passi erratici 2014

Enrico Gaido – Betonamit – Passi erratici 2014

Trekking - Passi erratici 2014

Trekking – Passi erratici 2014

Brave New Alps - L'inverno nuovo - Passi erratici 2014

Brave New Alps – L’inverno nuovo – Passi erratici 2014