Lisa Spellman,   Pas Leccese,   Richard Prince,   Milano 1989,   Thanks Pasquale Leccese

Lisa Spellman, Pas Leccese, Richard Prince, Milano 1989, Thanks Pasquale Leccese

Le Case d’Arte presentano ‘Untitled (Bands)’, la mostra personale di Richard Prince. L’artista americano rende omaggio alla galleria che lo ha portato per la prima volta in Italia nel 1988 e con la quale ha avuto fin da allora un rapporto di stima e amicizia.

La mostra si aprirà in occasione della STARTWEEK il 19 settembre, alle ore 18 e sarà aperta durante il weekend.

Alcune domande a Pasquale Leccese

ATP: Ti suonerà strano ma sono passati 25 anni dalla prima mostra italiana di Richard Prince. Era il 1988 quando hai avuto la prima possibilità di lavorare con questo importante artista.  Hai un ricordo particolare di allora? 

Pasquale Leccese: Un ricordo? Bhe, ricordo che mi chiamarono dalla dogana perchè arrivarono 20 tele di Prince con delle barzellette incomprensibili e pensavano veramente che si trattasse di uno scherzo!

ATP: Come hai scoperto il suo lavoro? Che cosa ti ha colpito?

P.L.: Nel 1986 erano tutti ancora frastornati dal ‘neo espressionismo e transanguardie varie… ma a NY nel lower east side qualcosa di nuovo stava nascendo. Richard Prince aveva un office con Jenny Holzer, Peter Fend, Peter Nagy e Peter Halley; erano curatori prima che artisti.C’era fermento “carbonaro” ma erano soprattutto le artiste donne che stavano emergendo, penso a Cindy Sherman, Barbara Kruger e Jenny Holzer. Ricordo che ha aveva colpito un lavoro a quattro mani ancora molto discusso dove Richard Prince faceva il verso a Cindy. Era  un doppio ritratto…  Allora frequentavo Pat Hearn, una giovane gallerista forse una delle prime ad aprire una vera e propria galleria nell’east village. Andavamo lì il sabato e la domenica. Frequentavamo poi la 303 gallery di L isa Spellman, poi futura moglie di Richard Prince  e oggi affermata gallerista di Chelsea. Ricordo le partite a poker e, ovviamente, le bevute con Colin De Land .. personaggio indimenticabile! G razie a Richard ho conosciuto i Sonic Youth e Lee Ranaldo. Con loro arte e musica sono una fusione unica! Poi il lavoro che hanno fatto insieme, il poster Panama Pavillion a Venezia nel 2007, fu straordinario! 

ATP: In tutti questi anni, se dovessi descrivere una linea comune del suo lavoro, o un aspetto a cui Prince non è mai venuto meno, quale indicheresti?

P.L:: In questo caso ti direi: “La sai l’ultima?”, un gambler non si smentisce mai! Il suo lavoro ti spiazza sempre!  Mi è dispiaciuto che nel suo soggiorno a Roma nel 1990, io non sia riuscito a presentargli Alighiero. Sicuramente si sarebbero sfidati a barzellette.. anche Alighiero ne andava matto.  

ATP: La mostra che presenterai di Prince a Milano, ‘Untitled (Bands)’ ha dei rimandi alla mostra di allora? 

P.L.: All’inizio, quando me l’ha proposta, pensavo fosse diventato matto! Sembra ci sia un abisso tra i cow boys e questi elastici neri.. invece poi ecco la magia. Il ‘joke’ che diventa gioco delle avanguardie.  …prendersi gioco delle forme, che rimandano a Robert Mangold e Sol LeWitt ma che sono semplici tensioni… costellazioni. A proposito del lavoro, nel suo nuovo studio a NY, ridendo Prince mi ha detto: “Vedi, non è quello che fanno ‘seriamente’ i giovani artisti oggi?”

ATP: Anche in questa mostra hai invitato un artista a confrontarsi con un aspetto particolare della galleria: il suo spazio lungo e stretto. In cosa consiste l’intervento di Richard Prince?

P.L.: Sto aspettando i suoi assistenti a momenti.. in galleria so solo che sono armati di elastici neri  e mi hanno chiesto delle birre.

Richard Prince,   Courtesy Le Case d'Arte,   Milano 2013

Richard Prince, Courtesy Le Case d’Arte, Milano 2013

Richard Prince,   Possagno,   casa del Canova 1989 Thanks Pasquale Leccese

Richard Prince, Possagno, casa del Canova 1989 Thanks Pasquale Leccese