La collettiva appena conclusa nella galleria ZERO… è la quinta parte di un più ampio progetto iniziato nel 2004. Progetto che, data la continuità nel tempo, avrebbe dovuto assumere (stando al titolo) la connotazione e le sembianze di un processo. E forse così è stato, nonostante io ora non abbia gli elementi sufficienti per giudicarlo come tale, mancandomi quei tasselli che hanno costituito le mostre precedenti. Ho seguito invece quest’ultima tappa nei suoi vari passaggi di crescita, nelle sue diverse fasi di aggiunta e formalizzazione.          Leggo sul comunicato stampa: “il confronto continuo fra artisti appartenenti a generazioni differenti e con approcci diversi, contribuirà alla creazione di nuove e inaspettate associazioni fra le opere in mostra”. Il processo allora ‘serve’ qui a tessere un filo che cerca di unire i diversi lavori o interventi degli artisti selezionati – in questo e nei precedenti appuntamenti – facendoci magari sorprendere dal fascio di luce di un grande momento epifanico(!)… In realtà l’idea di un progresso più o meno lineare (inteso nel suo farsi) di una serie di lavori artistici che si susseguono in una mostra alla ricerca del proprio completamento nell’opera che li ha preceduti e/o succeduti, per poi emergere appieno nella totalità dell’insieme, è un concetto radicato nella nozione stessa di processo. Dunque non direi di cercare chissà quali alchemiche risposte in questa mostra.

Faccio un po’ fatica a far slittare senza inceppi questa “visione” anche sulla collettiva di Via Tadino. In realtà mi appare un po’congelata (a parte il lavoro di Frosi, ‘AAAAAAAAAA el fasciante residuo de la pelicula’, 2010, spostato – per volere dell’artista stesso – qua e là in diversi punti). Non vedo la possibilità dell’emersione di particolari interconnessioni, anzi sembra che questo concetto di progress porti a galla il procedimento opposto e inevitabilmente intrinseco in esso, ovvero la focalizzazione, ogni volta diversa, sul singolo lavoro, sulla sua estetica e sulla sua identità. Anzi, non resta che interpretare le singole opere come delle entità isolate e quasi autonome, da vedersi per quello che effettivamente mostrano, senza troppe ‘storie’ costrette a dialogare banalmente tra loro.

È nella loro pura e singolare rappresentazione che esse rimandano a un certo meccanismo dinamico che sembra bloccato nel suo farsi, come i ragni di Francesco Gennari o le scimmie darwiniane di João Maria Gusmão + Pedro Paiva, oppure colto in medias res, come nel video di Joost Conijn, nel quale un gruppo di bambini di un campo nomade sembra aver bruciato le tappe di crescita, compiendo pericolosi gesti da adulti e conducendo una vita senza regole.  Acuto e molto discreto appare invece Grigio non lineare, 2012 di Maurizio Mercuri, lavoro carico di un racconto narrativo misterioso, che affida alla rilettura del singolo un’esperienza altra, dove sembra sempre mancare qualche elemento. Un duplicato di una chiave trovata (dove?) che riprende il titolo di un intervento site-specific di Eva Marisaldi; un procedimento insieme fisico e mentale, nel quale l’immaginazione del fruitore personalizza al secondo grado le associazioni lanciate dall’artista. Forse, allora, c’è più di una via percorribile, anche a ritroso, per poter focalizzare l’occhio su una singola opera, in un momento in cui le group exhibition, anche per questioni commerciali, sembrano essere molto praticate.

Artisti presenti in mostra: Joost Conijn, João Maria Gusmão + Pedro Paiva, Gavin Kenyon, Christian Frosi, Alberto Guidato, Francesco Gennari, Vanessa Safavi, Maurizio Mercuri, Victor Man, Leigh Ledare.

Joost Conijn Siddieqa, Firdaus, Abdallah, Soelayman, Moestafa, Hawwa en Dzoel-kifl, 2004 video, colore, suono – Photo: Filippo Armellin

Installation view, partoftheprocess5, ZERO…, Milano Photo: Filippo Armellin

Installation view, partoftheprocess5, ZERO…, Milano Photo: Filippo Armellin

Installation view, partoftheprocess5, ZERO…, Milano – Photo: Filippo Armellin