Corinna Von Der Groeben,    Hairdressers in Karlsruhe 2011,   C-Print,   70 x 100cm montato su forex

Corinna Von Der Groeben, Hairdressers in Karlsruhe 2011, C-Print, 70 x 100cm montato su forex

Inaugura oggi sabato 13 settembre – nello spazio no profit  Blu Corner, in Piazza Alberica 1 – la mostra fotografica a cura di Laura Cherubini, Paesaggio Antropologico (fino al 8/11). Sono esposte una trentina di opere di  Francesco Jodice, Carolina Sandretto e Corinna von der Groeben.

La mostra, nel maggio 2015, farà tappa a New York presso il Whitebox Art Center ( 329 Broome Street).

Attraverso il lavoro di tre fotografi delle ultime generazioni, Francesco Jodice, Carolina Sandretto e Corinna von der Groeben vediamo l’affermazione di un paesaggio antropologico che parla dell’uomo, del suo lavoro, delle comunità che crea, degli spazi urbani che costruisce. Jodice, attraverso la fotografia, ma anche il film che considera ad essa complementare, indaga la capacità collettiva di trasformare a propria immagine e somiglianza ogni luogo. Con le differenti tipologie di emigrazione italiana a New York e l’ultima ondata di giovani intellettuali e creativi che esce dall’Italia, ma anche con gli abitanti di Cuba rispecchiati nelle loro precarie case, Sandretto sembra ritrarre non solo individui, ma città e comunità. Nelle foto di Von der Groeben c’è assenza della figura umana, ma i luoghi stessi, si tratti di negozi parrucchiere o di siti per rituali festivi in Messico, parlano degli uomini che li abitano, delle loro attività, dei loro desideri. (Estratto dal CS).

Francesco Jodice progetto What we want  - Tokyo,   R38,   2010

Francesco Jodice progetto What we want – Tokyo, R38, 2010

Segue una breve intervista con Carolina Sandretto per capire e approfondire la ricerca fotografica legata a tema del ‘paesaggio antopologico’.

ATP: In occasione della mostra ‘Paesaggio Antropologico’ hai scelto di esporre dei ritratti di emigrati. Cosa ti ha attratto in particolare di queste persone?

Carolina Sandretto: Ciò che mi ha attratta sono le loro esperienze e le loro storie. I personaggi ritratti nella serie “Italoamericana” sono tutti legati da una storia personale che confluisce con la Storia e che li accomuna. Una storia di migrazione, di viaggio, di abbandono della propria patria per partire alla ricerca di un futuro migliore. La migrazione di queste persone è avvenuta in momenti diversi e alcuni di loro sono ormai americani a tutti gli effetti, pur tenendo a cuore la propria cultura ed eredità italiana.

La storia personale di ognuno di loro confluisce nella Storia delle migrazioni di molti abitanti del nostro paese. Gli Italiani sono sempre stati dei grandi viaggiatori e sono sempre stati pronti a lasciare la propria terra per andare verso nuovi orizzonti. Tutte le persone ritratte hanno appunto fatto questa scelta; alcuni di loro molti anni fa, altri invece di recente. Come dicevo, le loro storie rispecchiano la Storia del paese e vi confluiscono. Per chi è partito cinquanta anni fa le ragioni della partenza erano la fame e la povertà. Oggi i miei contemporanei partono non più con le valigie di cartone, ma con un grande bagaglio di conoscenze che in Italia non viene valorizzato e ripagato adeguatamente.

Entrambe le categorie rappresentate spartiscono le stesse tristezze e gioie, la solitudine e le difficoltà della migrazione anche se grazie alla tecnologia odierna i nuovi migranti sono facilitati nel mantenere le relazioni con le famiglie e gli amici.

ATP: C’è un nesso tra la serie di ritratti fatti a New York e quelli invece realizzati a Cuba?

CS:  Il nesso è sempre l’emigrazione. Da un lato c’è la difficoltà di integrarsi in un paese nuovo ma anche la spinta a superare le difficoltà del proprio cammino. Nel caso di Cuba invece l’emigrazione viene negata e le persone vivono nell’impossibilità di lasciare il paese (in modo sicuro e legale) e di cercare un futuro migliore.

Questa chiusura totale, in congiunzione con l’embargo, rende la vita delle persone estremamente difficile. I fattori economici e sociali mi hanno spinta a osservare la società cubana in una chiave diversa. Quella dell’alloggio. “Vivir con” è una serie di fotografie di persone che vivono nei Solar. A causa dei problemi economici e sociali i giovani non possono costruirsi una casa propria ma devono invece vivere con i propri genitori e familiari anche dopo il matrimonio. Questo fenomeno ha creato il modello di vita dei solar. Una volta dimore unifamiliari, i Solar sono ora delle vere e proprie case popolari che ospitano a volte anche più famiglie in spazi molto ristretti. Il solar rappresenta il contrario della migrazione. In un paese dove migrare è impossibile, e rappresenta il sogno proibito di molti, le persone non riescono a lasciare neanche il loro nucleo famigliare più prossimo.

Carolina Sandretto,   04 Daniela e Enrico,   2013 -  serie Italoamericana,   stampa Colore Digitale  55x70cm

Carolina Sandretto, 04 Daniela e Enrico, 2013 – serie Italoamericana, stampa Colore Digitale 55x70cm

ATP: Mi dai una tua definizione di ‘Paesaggio Antropologico’?

CS: Come “Paesaggio Antropologico” intendo le persone, le loro storie, le aspirazioni e i sogni. Anch’io, come tanti giovani della mia generazione, mi sono trovata davanti alla scelta difficile di dover emigrare per poter lavorare in maniera gratificante e piena. Ho lasciato, come i miei personaggi, un mondo fatto di famiglia e comunità per uno sconosciuto che ogni giorno va creato e plasmato. Ho voluto, con il mio lavoro, cercare altri miei contemporanei con cui dividere la mia storia, le esperienze comuni e diverse, le speranze, le gioie e le tristezze derivanti dalla migrazione. In questo modo ho creato un nuovo “Paesaggio Antropologico” che è ora nato dalla congiunzione della mia storia personale con quella dei miei personaggi e quella della Storia. Ho inoltre cercato di trovare delle risposte presso le persone che hanno affrontato questa migrazione molti anni fa. In Carmela e Ida ho cercato la trasformazione della mia generazione, il cambiamento che avverrà, il paesaggio antropologico nuovo che noi giovani creeremo nel corso dei prossimi anni per noi stessi nel paese che ci accoglie. Solitamente non lavori a uno scatto singolo ma a delle serie di fotografie. Ritieni che il linguaggio fotografico sia un mezzo per raccontare e descrivere delle vicende umane?

Certamente la fotografia crea un’istantanea e permette di illustrare perfettamente un’idea, una condizione o un’emozione che una persona esprime in quel momento. La fotografia rappresenta anche un modo per descrivere le vicende e le storie che ci circondano. Creare un’istantanea ci permette di fermare il tempo su un momento preciso e di descrivere un personaggio, la sua emozione o la sua storia. In Italoamericana ho deciso di includere un commento dei personaggi ritratti sulla grande città che li ha accolti, sull’Italia che hanno lasciato. In questo modo ho voluto dare una connotazione più reale e documentale alla fotografia stessa. Per alcuni è un ricordo, per altri un rammarico o un desiderio e tutte rispecchiano il messaggio che la persona mi ha dato quando è stata fotografata per questo progetto.

ATP:  Progetti futuri?

CS: I miei progetti futuri comprendono la continuazione di “Vivir con” e di due progetti che ho iniziato nel 2010 in Messico. Il primo, “Bailarinas del Caribe”, è la storia di un gruppo di ragazzine che ballano per le strade di un villaggio sulla Riviera Maya in assenza di un luogo più adatto per ospitarle e dell’impegno della loro maestra per farle crescere tramite il ballo. Il secondo, “Growing up together” è la storia di un orfanotrofio e dei suoi abitanti a Oaxaca.

Carolina Sandretto Vivir con,   Cuba 2914  - Paesaggio Antropologico,   Blu Corner,   Carrara 2014

Carolina Sandretto Vivir con, Cuba 2914 – Paesaggio Antropologico, Blu Corner, Carrara 2014

Carolina Sandretto Vivir con,   2014  - Paesaggio Antropologico,   Blu Corner,   Carrara 2014

Carolina Sandretto Vivir con, 2014 – Paesaggio Antropologico, Blu Corner, Carrara 2014