Intervista a Alessandra Minini in occasione dell’inaugurazione della mostra  ‘Opinione Latina 1’, alla galleria Francesca Minini, Milano.

Quali interessi vi hanno spinto a rivolgere lo sguardo verso una zona così in fermento e crescita come l’America Latina?

Alessandra Minini: Ho notato una presenza sempre più massiccia di gallerie sudamericane nelle varie fiere internazionali. Questo interesse, diciamo, è nato nel tempo grazie a un rapporto sempre più stretto instaurato con queste gallerie, e nello specifico da un mio interesse personale. All’inizio non c’era l’idea di fare una mostra. Piano piano la passione verso gli artisti di questa area è cresciuta. Soprattutto con la Biennale di San Paolo (a settembre del 2012) si è davvero concretizzata l’idea di fare qualcosa nello specifico. E da qui è nata la spinta che ci ha portato all’organizzazione di una collettiva che rappresentasse un po’ tutti questi paesi, molto numerosi e caratterizzati da specifiche ed eterogenee situazioni economico-politiche.. e di conseguenza artistico-culturali.

G.M.: Come avete scelto gli artisti e le rispettive opere?  

A.M.: Guardo a questi artisti già da parecchio tempo, soprattutto a livello di interesse personale. La scelta dei lavori è stata fondamentalmente su due livelli: per alcuni artisti ho scelto le opere più rappresentative, mentre per altri (come Amalia Pica o Wilfredo Prieto) ho pensato a qualcosa di meno visto e conosciuto. Non le solite opere che magari identificano maggiormente un artista. Ho cercato qualcosa di diverso. Mi piaceva l’idea di rappresentare un altro lato della loro produzione artistica.

G.M.: Sarebbe magari anche interessante iniziare a lavorare con qualcuno di loro, non credi?  

A.M.: Certo, assolutamente. Ci piacerebbe instaurare un rapporto con qualcuno di loro. Alla base c’è infatti l’idea di iniziare una collaborazione con alcuni nuovi artisti.

G.M.: Pensi che emergeranno maggiormente le singole personalità o si avrà più che altro una visione di insieme?

A.M.: Come ti dicevo prima, ho cercato di rendere una visone di insieme, che però si focalizzasse sia su lavori già ‘visti’ e identificativi della produzione di un singolo artista, sia su lavori più inediti e ricercati.  Ad esempio, Amalia Pica è conosciuta (soprattutto dopo Statements e altre mostre) per le sue sculture. Lei però lavora anche molto con video, e nello specifico con slide show. E così anche per Wilfredo Prieto, famoso per i suoi interventi monumentali (come quello all’Hangar Bicocca). Per questa collettiva ho scelto, invece, dei piccoli lavori:i Jigsaw piece, piccole tessere di puzzle che assurgono ad icone di grandi momenti storici e che pur nella loro piccola dimensione si offrono come lavori di grande potenza ed intensità. Di altri, come Josè Dávila, presento invece opere già conosciute, come ‘Homage to the square’, del 2011 (del quale produrrà dei pezzi con colori inediti per la mostra). O le foto di Thiago Rocha Pitta che vengono da dei lavori video…o le opere di Martin Soto Climent in cui maschile e femminile si confrontano e completano in un gioco di tensione e movimento creato con le tele ed i collant. Di Gabriel de la Mora ho scelto due opere molto rappresentative: plafones – pezzi di muro di edifici messicani dismessi e abbandonati della fine dell’Ottocento e primi del Novecento – e la nuova serie che sta facendo con dei gusci di uovo rotti che poi ricompone, dando loro una nuova forma. Sono piccoli lavori preziosi, una sorta di evoluzione del suo lavoro che attraversa la pratica della scultura, della pittura e a volte quella del disegno, anche se poi formalmente si esprime in altri modi ancora. Quindi con questi gusci crea dei lavori che da lontano sembrano monocromi bianchi, ma quando ci si avvicina assumono un aspetto molto scultoreo.

G.M.: Questa mostra viene presentata come la prima tappa di un percorso più ampio: che direzione intenderai prendere con il secondo appuntamento?

A.M: Si, esatto. Questa mostra si presenta come il primo passo verso la scoperta di questa area geografica. Mi piaceva l’idea di poter rappresentare un po’ tutti i paesi di questa zona, soprattutto Messico, Brasile, Argentina e Cuba. Ci sarà (magari tra un anno) la seconda tappa, OPINIONE LATINA 2, nella quale vorrei coinvolgere anche altri paesi come la Colombia ed il Cile.

Galleria Francesca Minini. Inaugurazione 30 Gennaio 2013 

Artisti partecipanati: Jose Dávila, Gabriel de la Mora, Jorge Pedro Núñez, Amalia Pica, Wilfredo Prieto, Thiago Rocha Pitta, Martin Soto Climent, Antonio Vega Macotela.