Matthew Darbyshire,   Ideal Standard Forms,   GAM Galleria Civica D'arte Moderna e Contemporanea,   Torino

Matthew Darbyshire, Ideal Standard Forms, GAM Galleria Civica D’arte Moderna e Contemporanea, Torino

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ATPdiary ha invitato i curatori delle mostre del progetto  ONE Torino, a rispondere ad una serie di domande. Dopo Gary Carrion-Murayari e Julieta González, è il turno della curatrice indipendente  Anna Colin.

Anna Colin ha curato la mostra – ospitata alla GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea  (Via Magenta 31 – Torino) fino al 12 gennaio 2014 –   Ideal Standard Form: il progetto mette in dialogo le opere dell’artista inglese Edward Allington (Troutbeck Bridge, Cumbria, 1951), dell’argentino Pablo Bronstein (Buenos Aires, 1977) e del britannico Matthew Darbyshire (Cambridge, 1977).

? CS Ideal Standard Forms / GAM Torino ONE TORINO

ATP: Mi racconti brevemente il concetto della mostra?

Anna Colin: La mostra parte da un’invito rivolto a due artisti – Pablo Bronstein e Matthew Darbyshire – dei quali ho seguito il lavoro per vario tempo e con cui ho lavorato in varie occasioni. Quindi il tutto non è partito da un’idea, ma dall’interesse di far dialogare il loro lavoro. Anche se il loro linguaggio formale non potrebbe essere più diverso, entrambi esplorano e mettono alla prova il linguaggio associato con l’architettura pubblica, la scultura e il design. Dopo varie discussioni abbiamo deciso di coinvolgere nel dialogo un terzo artista, Edward Allington, con cui loro condividono svariati interessi e riferimenti culturali. Edward Allington era (ed è tuttora) professore alla London’s Slade School of Fine Art, dove si conobbero Pablo e Matthew. La mostra alla GAM sarà la prima in cui i tre espongono assieme. Io, Matthew e Pablo abbiamo avuto varie discussioni sulla mostra e su come le tre diverse ricerche potessero articolarsi in un solo spazio, e queste sono state le basi per “Ideal Standard Forms”.

ATP: Dove è nata l’idea della mostra? Ha una relazione con la città di Torino? 

A.C.: A Londra, nel Kent e a Torino. La mostra ha varie connessioni con la città di Torino, alcune più esili di altre. La parte di Matthew per esempio fa riferimento alla collezione della GAM, quindi ha un link più diretto con con l’istituzione e con certi artisti associati con Torino, come Gaetano Cellini e Marisa Merz. Su un altro livello la città di Torino, data la complessità delle sue architetture, è un luogo particolarmente importante per fare una mostra con artisti che lavorano con un immaginario classico fatto di palazzi, piazze, monumenti e questioni che riguardano la circolazione e il controllo in spazi pubblici.

ATP: Quali temi hai deciso di prendere in esame? Perché?

A.C.: I temi della mostra vengono direttamente dal lavoro degli artisti e includono la riproduzione, la comunità e la cittadinanza. Parlare della riproduzione è stata un’idea suggerita da Pablo Bronstein all’inizio delle nostre conversazioni. Questa idea ha dato forma ad alcune delle direzioni prese dalla mostra. Mentre il lavoro principale di Pablo (un grande urinale in stile neoclassico) è un riferimento in chiave satirica a colonne, fregi e modanature dell’antica Grecia, l’opera di Edward Allington estende il ciclo della riproduzione della Vittoria Alata di Samotracia, mentre quella di Matthew esplora come certi simboli culturali sono resi ubiqui e usati come strumenti per omogeneizzare gli spazi della città. La mostra affronta il modo in cui gli ambienti urbani e i manufatti veicolano le relazioni di potere; i temi della circolazione e della penetrabilità dentro e tra gli edifici; e il confine poroso tra spazio pubblico e privato. Io vedo questa mostra come un cammino tra monumenti iperbolici e palazzi, che mi auguro ci coinvolgano con questi vari temi mentre la visitiamo.

ATP: C’è un’opera che, più di altre, sintetizza l’intera mostra? Perché?

A.C.:  Funzionano tutti sullo stesso livello, quindi no.

ATP: La mostra è ospitata un luogo torinese importante. Quanto ha inciso la location sulla realizzazione della mostra? 

A.C.: La scelta di lavorare con artisti che hanno una sensibilità riguardo al modo in cui sono costruiti ed utilizzati gli edifici è stata in parte motivata dal mio interesse per l’impressionante architettura della GAM. Oltre a questo il contesto della GAM, è più precisamente la sua collezione, ha influenzato uno dei lavori degli artisti, “Standardised Forms No.1 to No.4″ di Matthew Darbyshire.  Matthew ha scelto come punto di partenza per la sua installazione quattro lavori dalla collezione di sculture della GAM:  Leone (1840) di Gaggini; Vinta (1908) di Gaetano Cellini; Corneille, un’edizione del 1954 di Sculpture de Silence di Jean (Hans) Arp; e Living Sculpture (1966) di Marisa Merz. Sia io che lui abbiamo fatto ricerche approfondite nelle collezioni della GAM ed è chiaro che il progetto avrebbe preso una forma molto diversa se si fosse tenuto in un’altra istituzione.

Marisa Merz Living Sculpture,   (1966) Lamierino in alluminio cucito con punti metallici 200 x 90 x 80 cm Courtesy GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea,   Torino

Marisa Merz Living Sculpture, (1966) Lamierino in alluminio cucito con punti metallici 200 x 90 x 80 cm Courtesy GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino

Pablo Bronstein Temple of Convenience,   2011 Wood and plasterboard structure,   plaster ornaments 350 x 676 x 426 cm Courtesy the artist and Galleria Franco Noero,   Torino Photo: Sebastiano Pellion di Persano

Pablo Bronstein Temple of Convenience, 2011 Wood and plasterboard structure, plaster ornaments 350 x 676 x 426 cm Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino Photo: Sebastiano Pellion di Persano

Ideal Standard Forms
curated by  Anna Colin, independent curator, Paris / London

Ideal Standard Forms, the project conceived by French curator Anna Colinfor GAM project-room, presents works by the English artist  Edward Allington (Troutbeck Bridge, Cumbria, 1951), the Argentinian and London-based  Pablo Bronstein (Buenos Aires, 1977) and the British  Matthew Darbyshire (Cambridge, 1977).

Interview with Anna Colin

ATP: Can you tell me a little bit more about the concept of the exhibition?

Anna Colin: The exhibition started as an invitation to two artists – Pablo Bronstein and Matthew Darbyshire – whose work I have followed for quite sometime and with whom I have worked on a few occasions. So there was no concept as such to begin with, other than being interested in bringing their work in dialogue. Although their formal language could not be more different, both artists explore and challenge the language associated with public architecture, sculpture and design. After various discussions, we suggested opening out the dialogue to a third artist, Edward Allington, with whom they appear to share a number of interests and cultural references. Edward Allington was (and still is) professor at London’s Slade School of Fine Art, where Matthew and Pablo met. The show at GAM would be the first time the three artists exhibit together. In that sense, it is as artist-led as curator-led. Matthew,  Pablo and I had a number of discussions about the exhibition, and how the three practices could be articulated in one space, which set the premise for ‘Ideal Standard Forms’.

ATP:  Where did you conceive the idea of the show? Doese it have a connection with the city of Torino?

A.C.: In London, Kent and Turin. The exhibition does have various connections to the city of Torino, some more tenuous than others. Matthew’s piece for instance references GAM’s collection, so here we’ll have a more direct link to the institution and to a few artists who are associated with Torino, such as Gaetano Cellini and Marisa Merz. On another level, the city of Torino, given the complexion of its architecture, is a particularly relevant place to make an exhibition with artists concerned with classical imagery,  buildings, piazzas, monuments and issues of circulation and control in public space.

ATP: Which topics have you decided to take into exam? And why?

A.C.: The topics the exhibition delves into come directly out of the artists’ work and include reproduction,  publicness and citizenship. Talking about reproduction was an idea Pablo suggested at the beginning of our conversations. This idea shaped some of the directions of the exhibition. While Pablo’s main piece (a large urinal in neoclassical style) plays with notions of pastiche with columns, friezes and mouldings referencing ancient Greece,  Edward’s work extends the reproduction cycle of the Winged Victory of Samothrace, and Matthew’s new commission explores how certain cultural symbols are rendered ubiquitous and used as tools to homogenise cityspaces. The show further addresses how built environments and artefacts vehicle power relations; the themes of circulation and penetrability in and among buildings; and the porous boundary between public and private space. I think of this exhibition as a walk through hyperbolic monuments and buildings, which hopefully engage us with these different topics as we wonder from one work to the next.

ATP: Is there an artwork that epitomizes more than the others the whole show? Why?

A.C.: They all work on an equal level, so no.

ATP: The exhibition is hosted in a very important institution in Torino. How was the realization of the project influenced by the choice of the location?

A.C.: Working with artists who are sensitive to how buildings are made and used was partly motivated by my interest in GAM’s very striking architecture. Beyond that, the context of GAM, and more specifically its collection, did influence one of the artists’ works, namely Matthew Darbyshire’s Standardised Forms No.1 to No.4. Matthew selected as a starting point for his installation four works from GAM’s sculpture collection: Giuseppe Gaggini’s Leone (1840); Gaetano Cellini’s Vinta (1908); a 1954 edition of Jean (Hans) Arp’s Sculpture de Silence, Corneille; and Marisa Merz’s Living Sculpture (1966). Both him and I researched GAM’s collection in some detail and it is clear that the project would have taken a very different form should the exhibition have taken place in another institution.

Pablo Bronstein,   Ideal Standard Forms,   GAM Galleria Civica D'Arte Moderna e Contemporanea,   Torino

Pablo Bronstein, Ideal Standard Forms, GAM Galleria Civica D’Arte Moderna e Contemporanea, Torino

Edward Allington,   GAM Galleria Civica D'Arte Moderna e Contemporanea,   Torino

Edward Allington, GAM Galleria Civica D’Arte Moderna e Contemporanea, Torino

Matthew Darbyshire,   Ideal Standard Forms,   GAM Galleria Civica D'arte Moderna e Contemporanea,   Torino

Matthew Darbyshire, Ideal Standard Forms, GAM Galleria Civica D’arte Moderna e Contemporanea, Torino