Nicole Wermers,   Abwaschskulptur (dishwashing sculpture) #8,   2013,   various china,   ceramic,   glass- and kitchen utensils,   arranged in modified dishwasher basket,   plinth,   courtesy S.A.L.E.S,   Roma

Nicole Wermers, Abwaschskulptur (dishwashing sculpture) #8, 2013, various china, ceramic, glass- and kitchen utensils, arranged in modified dishwasher basket, plinth, courtesy S.A.L.E.S, Roma

Ostriche con senape, dichiara il titolo. Ma anche aironi e verze, paesaggi provenzali e conchiglie, piume e gamberi. Nella sua personale alla galleria S.A.L.E.S (Roma), l’artista tedesca Nicole Wermers, sembra unire idee e significati, materialità e funzionalità, simbolismi e clichè per far fronte ad un ‘sistema di oggetti’ dimentico del ’68 per rivelare in vece il potere quasi sacro delle forme. Un piatto, sembra dimostrare l’artista nelle sue precarie e instabili sculture, non è solo una superficie funziona che contiene del cibo, ma è prima di tutto il veicolo dove idee e azioni transitano. Nell’atto di accumulare bicchieri, biscottiere, tazze, mestoli, vassoi e centritavola, si esaurisce anche un secolo e mezzo di atmosfere salottiere, di pranzi delle domenica, di chiacchiere all’ora del the, di pranzi natalizi. Non solo. Dall’Liberty, al Bauhaus, dall’epoca fascista a quella del boom degli anni ’50. Antologie di atmosfere, di stili ed epoche differente, le sculture lavapiatti di Wermers sfidano dunque non solo la forza di gravità, ma anche la forza del tempo che inesorabile si trascina con sé gusti, mode e stilemi.

In queste quattro ‘nature morte’ – per lo meno io le osservo come tali – è inscritto un tacito memento sul tempo che passa, sulla precarietà dell’esistenza e, non ultima, sull’inevitabile patina del tempo che rende anche ‘le buone cose di pessimo gusto’, degli oggetti sintomatici.

Si ode solo alla lontana un certo Jean Baudrillard che tuonava contro una modernità “in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare”, dove  “abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza. E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi, delle immagini » e degli oggetti. Oggi, come dimostra questa bella ed essenziale mostra, siamo in grado di assurgere gli oggetti a sculture-monito che ci raccontano di vita quotidiana, ma anche le tante storie delle forme e degli stili che le connotano. Senza contare la forza tutta surreale di accostare non tanto un ombrello ad una macchina da cucire, ma  – annotavo poco sopra – aironi e verze, paesaggi provenzali e conchiglie, piume e gamberi.

Chiude la mostra una stanza vuota dal titolo Restaurant: 51 ganci per abiti montati alle pareti a intervalli regolari. Ciò che doveva essere l’anti camera dove prepararsi, comodi, a mangiare, diventa una stanza celibe che non porta da nessuna parte se non ad una infinita e preoccupante attesa.

Nicole Wermers. Austern mit Senf: Ostriche con Senape. exhibition view @ Galleria S.A.L.E.S. Roma

Nicole Wermers. Austern mit Senf: Ostriche con Senape. exhibition view @ Galleria S.A.L.E.S. Roma

Nicole Wermers,   Restaurant,   2013,   51 wardrobe hooks,   fixings,   paint,   courtesy S.A.L.E.S,   Roma

Nicole Wermers, Restaurant, 2013, 51 wardrobe hooks, fixings, paint, courtesy S.A.L.E.S, Roma